Housework. Arringa Milia

Il legale smonta la "Squadra d'Azione D'Alfonso"? «Non ci sono prove dell'arricchimento. Chiedo l'assoluzione»

Housework. Arringa Milia

HOUSEWORK. L'ARRINGA DI GIULIANO MILIA. Aula 1. Ore 9,30. C'è una grande folla ad attendere l'arrivo del Collegio giudicante del Tribunale di Pescara, presieduto da Antonella Di Carlo. Sta per iniziare l'ultima udienza prima della sentenza, attesa per l'11 febbraio - il giorno prima di Carnevale - del processo "Housework" sulle presunte tangenti al Comune di Pescara e che portò, nel 2009, all'arresto dell'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso. Tocca a Giuliano Milia, legale pescarese del principale accusato, prendere la parola e pronunciare l'attesissima arringa. Le sue ultime parole, sussurate con consueto tono di voce flebile, si chiudono con l'inciso di rito. «Chiedo al Tribunale l'assoluzione perchè il fatto non sussiste». Così il noto penalista del foro di Pescara a rispondere alla richiesta di condanna a 6 anni di reclusione, all'interdizione perpetua ai pubblici uffici ed al sequestro della villa di Lettomanoppello.

CADE IL REATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE? L'arringa dell'avvocato Milia è stata in in punto di diritto. Per 3 ore e mezza ha parlato dei 33 capi di imputazione - che sono tantissimi - nei confronti del suo assistito Luciano D'Alfonso: associzione per deliquere, corruzione, abuso d'ufficio, peculato e concussione. Secondo il legale non sussisterebbe il "reato dei reati", cioè quello di associazione per delinquere, e ciò farebbe cadere tutto il teorema ipotizzato dalla Procura di Pescara e definito la "Squadra d'azione D'Alfonso". Dunque, non ci sarebberpo state le tangenti in cambio di un trattamento di favore per i lavori nella villa di Lettomanoppello, già sotto sequestro, nè per i project financing dei cimiteri e nell'Area di Risulta. Anche la famosa "Lista Dezio" non conterrebbe l'elenco delle richieste coi versamenti da pagare all'ex sindaco di Pescara, come pure il concorso del suo ex braccio destro, Guido Dezio, è stato regolare. Anche il "chiacchierato" appalto del bar al tribunale si sarebbe svolto in maniera regolare.

MILIA: «DOVE SONO LE PROVE». Per l'avvocato di D'Alfonso mancano totalmente le prove delle azioni corruttive. Anzi, il processo sarebbe figlio di una forte «apprezzamento negativo sulla persona (il riferimento era alle parole del procuratore generale della Corte d'Appello all'inaugurazione dell'anno giudiziario a L'Aquila). Hanno perseguito - ha spiegato il legale pescarese - prima ancora dei fatti la persona di D'Alfonso esponendolo al pubblico ludibrioNon ci sono le prove dell'arricchimento personale». Dunque, non c'è stato nè associazione per delinquere, nè corruzione, nè concussione o abuso? Alle ore 14 e 12 l'udienza è stata aggiornata all'11 febbraio per "brevi repliche e sentenza".

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lunedì 04 febbraio 2013, 13:12

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