Vertenza Tecnocall, l’opposizione: “Hera Comm trovi una soluzione per i 59 lavoratori”

Dopo la seduta della III Commissione consiliare, i consiglieri del centrosinistra chiedono un nuovo tavolo con Regione e Governo e l’estensione della clausola sociale

Vertenza Tecnocall, l’opposizione: “Hera Comm trovi una soluzione per i 59 lavoratori”

«La preoccupazione e la mobilitazione non possono che aumentare». È quanto dichiarano le consigliere e i consiglieri di opposizione del Comune dell’Aquila dopo la seduta della III Commissione consiliare dedicata alla vertenza Tecnocall. Alla riunione, convocata su richiesta dei rappresentanti del centrosinistra in Consiglio comunale, hanno partecipato tutte le forze politiche presenti, le organizzazioni sindacali, Tecnocall e Hera Comm, collegata in videoconferenza. Secondo quanto riferito dall’opposizione, proprio nel corso della Commissione Hera Comm avrebbe assunto una posizione netta, dichiarando di non avere, allo stato attuale, lavorazioni da affidare a Tecnocall. L’unica possibilità prospettata sarebbe stata l’esame dei curricula dei dipendenti per valutare eventuali opportunità in altre sedi, anche fuori dall’Aquila. Una prospettiva che i consiglieri giudicano inaccettabile. «Non stiamo parlando semplicemente di singoli curricula o di persone che possono essere spostate da una città all’altra», affermano Stefania Pezzopane, Paolo Romano, Stefano Albano, Simona Giannangeli, Enrico Verini, Gianni Padovani, Lorenzo Rotellini, Alessandro Tomassoni, Massimo Scimia ed Emanuela Iorio. Per affrontare la crisi, l’opposizione indica due priorità: l’apertura di un nuovo tavolo con la Regione Abruzzo e il Governo e la ricerca di una soluzione legislativa che consenta di estendere la clausola sociale anche ai lavoratori impiegati nelle commesse del mercato libero. «Qui stiamo parlando di 59 lavoratori, di 59 famiglie, di persone che hanno costruito la propria vita e il proprio futuro all’Aquila», sottolineano i consiglieri. L’ipotesi di un trasferimento al Nord, in città come Imola o Torino, viene considerata non credibile anche alla luce degli stipendi percepiti e delle conseguenze che avrebbe sulla vita familiare dei dipendenti. L’opposizione chiede inoltre a Hera Comm, azienda considerata di rilievo nazionale e internazionale, di assumersi la propria parte di responsabilità e di individuare, insieme a Tecnocall, ai sindacati e alle istituzioni, tutte le soluzioni possibili per salvaguardare i posti di lavoro e la presenza dell’azienda sul territorio aquilano. «Ci chiediamo come sia possibile che un’azienda delle dimensioni e del prestigio di Hera Comm non riesca a individuare una soluzione per 59 lavoratori», prosegue la nota. Per i consiglieri, nella vertenza è in gioco anche la credibilità della stessa Hera Comm. «Non si può pensare che la risposta sia semplicemente: valutiamo i curricula e vediamo chi è più competente per una sede in un’altra città. 59 lavoratori non sono pacchi da spedire al Nord», concludono. La discussione, assicurano, non è destinata a chiudersi con la seduta della Commissione. L’opposizione continuerà a sollecitare tutti i soggetti coinvolti affinché si arrivi a una soluzione concreta, capace di permettere ai dipendenti di continuare a vivere e lavorare all’Aquila.