“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Maxi operazione antidroga tra Lazio e Abruzzo: 12 arresti e sequestri per 70mila euro
Indagine della Procura di Velletri e della Guardia di Finanza svela un network tra Castelli Romani, litorale laziale e Teramo. Sequestrati 11 kg di cocaina e 16 kg di hashish
Un vasto giro di traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro, con ramificazioni che collegano i Castelli Romani, il litorale laziale e l’Abruzzo, è stato scoperto al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri e condotta dalla Guardia di Finanza. L’operazione ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari e a perquisizioni estese anche alla provincia di Teramo.
L’inchiesta, avviata nel 2025 dai militari della Compagnia di Pomezia partendo da Ardea, ha permesso di svelare un lucroso traffico di cocaina e hashish gestito da un gruppo criminale ben strutturato. Complessivamente, l’attività investigativa ha portato all’arresto di 12 persone: 4 raggiunte dalle recenti ordinanze cautelari emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri (2 in carcere e 2 ai domiciliari) e altre 8 arrestate in flagranza di reato nel corso dello sviluppo delle indagini. Le Fiamme Gialle hanno ricostruito un volume d’affari notevole, stimando la movimentazione complessiva di oltre 11 chilogrammi di cocaina e 16 chilogrammi di hashish.
Nel corso del blitz, oltre ai provvedimenti restrittivi personali, l’autorità giudiziaria ha disposto una serie di perquisizioni locali mirate. Le attività investigative e i controlli patrimoniali hanno toccato diverse aree geografiche, estendendosi non solo tra Albano Laziale, Marino, Aprilia, Ardea, Cerveteri e Roma, ma arrivando in Abruzzo, in particolare a Teramo. La provincia teramana è finita al centro degli accertamenti nell’ambito delle verifiche sui collegamenti logistici, sui canali di approvvigionamento e sui flussi finanziari gestiti dall’organizzazione, confermando la natura interregionale del network criminale.
Secondo gli inquirenti, la banda non si limitava alla vendita al dettaglio dello stupefacente, ma aveva attivato un sistema ramificato per ripulire i proventi illeciti. Parte del denaro sporco sarebbe infatti confluito in una società attiva nel settore immobiliare utilizzata per l’acquisto di beni, tra cui due terreni. L’operazione ha permesso di eseguire un sequestro preventivo di quote societarie e terreni per un valore stimato di circa 70.000 euro. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato come uno dei presunti promotori del sodalizio continuasse a impartire direttive sulla gestione della droga e dei flussi di denaro anche mentre si trovava in stato di detenzione.



