“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Il surf in Abruzzo tra passione, custodia ambientale e sicurezza
Intervista a Fabio Silverio istruttore federale FISSW (Federazione Italiana Surf Sci Nautico e Wakeboard)
Quando si pensa al surf da onda, la mente vola immediatamente alle spiagge infinite delle Hawaii, alle coste selvagge dell'Australia o alle scogliere della California. Eppure, anche in Italia il movimento è in una crescita verticale senza precedenti. Tra le regioni che stanno esprimendo la comunità più viva, l'Abruzzo occupa ormai un posto d'onore.
Ma fare surf sull'Adriatico non è come farlo sull'Oceano: richiede pazienza, una lettura meticolosa delle carte meteo e, soprattutto, una resilienza fuori dal comune. Per capire meglio questa realtà, le sue criticità e l'impatto sociale che i surfisti hanno sul territorio costiero, abbiamo intervistato Fabio Silverio istruttore federale FISSW (Federazione Italiana Surf Sci Nautico e Wakeboard, che gestisce ufficialmente il surf in Italia).
Fabio, sfatiamo subito un mito. Quando si surfa davvero in Abruzzo?
Il grande pubblico associa il mare all'estate, ma per noi le cose stanno all'esatto opposto. In Abruzzo, e in generale in Adriatico, surfiamo soprattutto nei mesi che vanno da ottobre ad aprile. Viviamo di mareggiate, generate da venti forti che creano onde consistenti proprio quando le spiagge si svuotano e la maggior parte delle persone si barrica in casa. È un surf duro, con temperature rigide, ma che regala una libertà e un'adrenalina pazzesche.
Oltre alla durezza del clima, oggi c'è una minaccia più silenziosa ma letale per il vostro sport: la scomparsa degli spot. Qual è la situazione in Abruzzo?
Questo è un tema cruciale. Gli 'spot', ovvero i punti precisi in cui le secche e la conformazione della costa permettono alle onde di rompere in modo regolare, sono una risorsa naturale limitata e preziosissima. In Abruzzo, penso ad esempio alle minacce che gravano su tratti unici come la Costa dei Trabocchi (Vasto - Vignola) o altre zone storiche, stiamo assistendo a progetti di antropizzazione aggressiva, come barriere frangiflutti artificiali e scogliere rigide posizionate senza criteri ecologici integrati.
Dobbiamo sensibilizzare le istituzioni sulla protezione degli ultimi spot rimasti. Distruggere una secca naturale significa cancellare la possibilità di praticare questo sport per noi e, soprattutto, per le future generazioni. Il surf non è solo un passatempo, è cultura, turismo ecosostenibile e presidio del territorio."
Parliamo del ruolo dei surfisti quando le onde calano. D'estate le spiagge si riempiono di bagnanti e voi cambiate pelle. In che modo diventate una risorsa?
Le statistiche parlano chiaro: i surfisti salvano vite in difficoltà in mare. Essendo in acqua tutto l'anno, anche se molto meno ma riusciamo a surfare anche l'estate,
abbiamo una lettura delle correnti pericolose che il bagnante medio non ha. In estate siamo un valore aggiunto assoluto per le nostre spiagge. Vigiliamo costantemente, spesso intervenendo ben prima che la situazione diventi drammatica.
A questo proposito, la figura dell'istruttore federale garantisce standard di sicurezza altissimi proprio perché la Federazione non lascia nulla al caso.
Esatto. Ci tengo a specificarlo perché spesso si pensa all'istruttore di surf come a qualcuno che sa solo stare sulla tavola. In realtà, il brevetto di salvamento non si prende a parte: è la FISSW stessa che lo impone come requisito obbligatorio e lo integra nel percorso formativo per darti la qualifica
Nello specifico, si ottiene la certificazione congiunta ISA (International Surfing Association) e ILS (International Life Saving) frequentando il programma ufficiale chiamato 'ISA/ILS Surf and SUP Instructor Aquatic Rescue and Safety Course'. Questo significa che un istruttore federale è automaticamente un soccorritore acquatico d'élite, formato secondo i rigidi standard mondiali del salvamento con la tavola da SUP e da surf.
Quali sono i vantaggi concreti del SUP Rescue rispetto ai metodi di salvataggio tradizionali?
Il SUP da salvamento permette di arrivare molto più agevolmente e rapidamente a chi sta avendo difficoltà. Rispetto a un pattino tradizionale o al nuoto puro, la tavola da SUP ti permette di superare i frangenti senza alcuna difficoltà, spendendo molte meno energie. Rimanendo in piedi, hai una visuale sopraelevata pazzesca per individuare il target. Una volta raggiunto il pericolante, la tavola rigida o gonfiabile strutturata diventa un'ottima piattaforma di galleggiamento per stabilizzarlo e riportarlo a riva in totale sicurezza. Le nostre coste ne trarrebbero un beneficio immenso.
Un'ultima domanda, Fabio. Cosa diresti a un ragazzo o a una ragazza abruzzese che guarda il mare d'inverno e vorrebbe provare a surfare?
Direi di non improvvisare, ma di affidarsi a scuole e istruttori federali per imparare a rispettare il mare e conoscerne i pericoli. Il surf ti cambia la prospettiva: ti insegna che il mare è vivo tutto l'anno e che va protetto, non solo usato d'estate
E ci tengo a dire che non bisogna generalizzare: essere surfisti non significa semplicemente fare il bagno ad agosto con una tavola gonfiabile da SUP o SURF nei due mesi estivi chiamateli semplicemente bagnanti paragonati a chi fà un bagno in mare con un lettino gonfiabile e si potrebbe trovare in difficoltà.
Il vero surf è rispetto, studio costante del mare, presidio del territorio 12 mesi all'anno e una formazione fisica e tecnica rigorosa.
Instagram: surfcoach_abruzzo




