Emicrania a scuola: colpisce un bambino su 10

Il rendimento può calare fino al 30% e le assenze aumentano. I farmaci innovativi risolvono il 70-80% dei casi negli adulti, ma non essendo sperimentati sotto i 18 anni sono usati con prudenza

, ma le cure più efficaci restano sottoutilizzate
. Gli esperti SISC: “Non è una scusa, va riconosciuta e curata”

Tra i bambini e i ragazzi che hanno ripreso la scuola molti soffrono di emicrania: secondo studi internazionali uno su 10, secondo dati italiani uno su 20. In Italia si stimano oltre 160 mila bambini e 500 mila adolescenti. Il disturbo esordisce spesso verso i 7-8 anni e aumenta tra i 13 e i 18, con una prevalenza simile tra maschi e femmine fino ai 9-10 anni e poi a svantaggio delle ragazze.

Il periodo scolastico è il più critico, soprattutto all’inizio delle lezioni e dopo le vacanze di Natale. Gli attacchi possono diventare più frequenti, riducendo attenzione e apprendimento: il rendimento può calare fino al 30% e le assenze arrivano a 4-5 giorni l’anno. “Soprattutto genitori e insegnanti non pensino che sia una scusa: specie all’inizio delle lezioni, quando fa ancora caldo, il problema è più frequente”, avverte Marina De Tommaso, presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC).

Il paradosso è terapeutico: esistono farmaci efficaci — gepanti, anticorpi monoclonali e tossina botulinica — che negli adulti risolvono oltre il 70-80% dei casi, ma non sono stati sperimentati per l’età pediatrica. Gli specialisti possono prescriverli solo off label, con prudenza. “Mancano sperimentazioni cliniche specifiche e direttive chiare su dosi e uso”, spiega De Tommaso. Per Massimiliano Valeriani, del Bambino Gesù di Roma, un problema è anche l’atteggiamento degli insegnanti, che talvolta interpretano il mal di testa come una scusa, generando frustrazione nei bambini.

Nei più piccoli l’emicrania può manifestarsi anche con coliche gassose, torcicollo parossistico, vertigini, vomito ciclico, dolori addominali ricorrenti e cinetosi. L’uso eccessivo di schermi non è causa diretta, ma può aggravare la severità in un bambino emicranico. I campanelli d’allarme sono: esordio improvviso e violento, cefalea notturna o al risveglio, peggioramento progressivo, dolore che aumenta con tosse, starnuti o sforzo, età inferiore ai 3 anni. Il primo medico da consultare è il pediatra.

La SISC raccomanda ai genitori di non sottovalutare il mal di testa, evitare accertamenti inutili come visita oculistica o elettroencefalogramma senza indicazione e riferire al medico eventuali disagi psicologici. Agli insegnanti chiede di osservare frequenza e gravità della cefalea, aiutare l’alunno nel percorso scolastico e individuare possibili fattori scatenanti in classe.