Dalla memoria di Rigopiano nasce “RistorAUT – Nati Speciali”

Domani inaugura a Cagliari il primo ristorante etico della Sardegna, gestito da ragazzi autistici, con sindrome di Down e giovani in fragilità

Dalla memoria di Rigopiano nasce “RistorAUT – Nati Speciali”

Sabato 29 agosto apre ufficialmente le porte, in Corso Vittorio Emanuele 335 a Cagliari, RistorAUT – Nati Speciali, il primo ristorante della Sardegna pensato e strutturato per l’inclusione lavorativa e sociale di persone autistiche, giovani con sindrome di Down, orfani e ragazzi appartenenti a categorie fragili.

L’iniziativa è promossa dalla Comunità Rigopiano, con sede a Quartu Sant’Elena, e dal suo fondatore Silvio Piscioneri, da anni impegnato in interventi ad alto impatto sociale ispirati ai valori di inclusione, solidarietà e lavoro di rete. La Comunità trae origine dal ricordo delle vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano (Abruzzo, 18 gennaio 2017), convertendo quella ferita in un cantiere permanente di progetti educativi e sociali, sull’esempio di Fratel Biagio Conte e del Beato Carlo Acutis.

RistorAUT non è un semplice esercizio di ristorazione, ma un laboratorio di autonomia: la brigata di cucina e il personale di sala saranno composti da “ragazzi speciali” affiancati da professionisti del settore.  L’obiettivo è abbattere le barriere del pregiudizio, dimostrando l’alto valore professionale e umano che questi giovani possono apportare al tessuto produttivo e sociale della città.

Il locale custodisce anche un forte valore simbolico e memoriale. L’inaugurazione è idealmente dedicata alla memoria di Stefano Feniello, il ventottenne originario di Valva tragicamente scomparso a Rigopiano, dove si trovava con la fidanzata Francesca Bronzi, tra i superstiti estratti vivi dalle macerie. Ad impreziosire le sale del ristorante saranno esposti i quadri originali salvati dal crollo dell’albergo abruzzese: le opere d’arte che per anni hanno accolto gli ospiti della struttura rimasta distrutta faranno da cornice a questo nuovo capitolo di rinascita, creando un ponte ideale tra il ricordo di quel drammatico evento e la speranza di un futuro inclusivo.