"Caso" Croce del Sud. Sinistra Italiana presenta un esposto alla Capitaneria

Il consigliere comunale Di Ciano denuncia violazioni del codice della navigazione: "la spiaggia è un bene del demanio non del gestore"

"Caso" Croce del Sud. Sinistra Italiana presenta un esposto alla Capitaneria

“Le spiagge sono beni demaniali, appartengono allo Stato e, quindi, a tutti i cittadini. Un concessionario non è un proprietario, ma un gestore di un servizio pubblico: trasformare una concessione in un club esclusivo che seleziona gli ingressi in base all’età o al portafoglio non è libertà d’impresa, ma una violazione del Codice della Navigazione e del Codice del Consumo”. Così Enrico Di Ciano, consigliere comunale della lista Alleanza Verdi Sinistra e Radici in comune, segretario del circolo di Pescara di Sinistra Italiana, annuncia un esposto per fare luce sul caso, segnalato sulla stampa, dello storico stabilimento balneare di Pescara, “La Croce del Sud”, che avrebbe negato il rinnovo della palma a una coppia di ultraottantenni per far spazio a una clientela più dinamica e spendente. “Le recenti giustificazioni dei titolari e la difesa d’ufficio del presidente regionale del SIB Confcommercio, Riccardo Padovano, secondo cui "le scelte aziendali non si discutono", sbattono contro un principio giuridico invalicabile: le spiagge sono beni demaniali, appartengono allo Stato e, quindi, a tutti i cittadini”, insiste Di Ciano. Da qui la richiesta di approfondimento: è pronto un esposto che verrà depositato nelle prossime ore presso la Capitaneria di Porto di Pescara e gli uffici comunali competenti. L’obiettivo è verificare se la condotta della gestione sia compatibile con il disciplinare di concessione: il rischio, per chi discrimina la clientela su suolo pubblico, potrebbe essere la decadenza della concessione stessa. L'iniziativa punta a stabilire un precedente chiaro: a Pescara, come in tutta Italia, il mare deve restare accessibile a tutti, senza che nessuno possa sentirsi fuori target su una spiaggia che resta, per legge, patrimonio collettivo. “È paradossale – continua Di Ciano- che i balneatori invochino la storicità delle loro strutture per difendersi dalla Direttiva Bolkestein e poi cancellino con un colpo di spugna la storicità di clienti che frequentano quei tratti di costa da oltre cinquant'anni. La tutela dell’investimento privato, per quanto
legittima, non può mai tradursi in un danno alla dignità umana o in un ostacolo all'accessibilità universale dei beni comuni”.