“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Autovelox sulla SS81, D’Alfonso: “Prima la prevenzione, non le multe”
L’ex presidente della Regione critica l’installazione del rilevatore a Fara Filiorum Petri e chiede dati sugli incidenti e massima trasparenza sull’utilizzo dei proventi delle sanzioni
L’autovelox dovrebbe rappresentare l’ultima fase di un percorso fatto di informazione, comunicazione ed educazione stradale, non il primo strumento utilizzato dalla pubblica amministrazione per sanzionare gli automobilisti. È questa, in sintesi, la posizione espressa dall’onorevole Luciano D’Alfonso in merito all’installazione del rilevatore fisso di velocità lungo la SS81 Piceno Aprutina, al chilometro 159, nel territorio di Fara Filiorum Petri.
Secondo D’Alfonso, l’autovelox non può essere utilizzato principalmente per incrementare le entrate comunali, con il rischio di generare un contenzioso destinato a gravare sugli automobilisti e, successivamente, sugli uffici legali degli enti locali.
La cronologia degli atti
Nel ricostruire la vicenda, l’onorevole parte dal 2024, quando Anas, proprietaria della superstrada che collega Guardiagrele a Chieti, ha ridotto il limite di velocità da 90 a 70 chilometri orari, motivando la decisione con l’esigenza di aumentare la sicurezza degli utenti.
Il 27 agosto 2025 è stato quindi firmato il decreto della Prefettura di Chieti che autorizza l’utilizzo o l’installazione di dispositivi tecnici per il controllo del traffico su alcuni tratti stradali nei quali risulta più difficile contestare immediatamente le infrazioni. D’Alfonso sottolinea però che il provvedimento prefettizio non imponeva l’installazione dell’autovelox e non indicava necessariamente quel tipo di strumento, limitandosi ad autorizzarne l’eventuale impiego.
L’8 ottobre 2025 il Comune di Fara Filiorum Petri ha deliberato il posizionamento di un rilevatore fisso di infrazioni sulla SS81, al chilometro 159 più 500. Per D’Alfonso, in questa fase sarebbe mancata una verifica documentata di possibili alternative, tra cui una campagna informativa ed educativa accompagnata da controlli mobili e temporanei.
L’installazione è avvenuta nel maggio 2026, sette mesi dopo la delibera comunale e nove mesi dopo il decreto prefettizio. Da quel momento sono iniziate le sanzioni a carico degli automobilisti che superano il limite dei 70 chilometri orari, anche di pochi chilometri.
“Mancano dati sugli incidenti”
Uno dei principali rilievi sollevati dall’onorevole riguarda l’assenza, negli atti esaminati, di dati statistici dettagliati sugli incidenti avvenuti lungo quel tratto di strada.
Le motivazioni dell’autovelox richiamano infatti la necessità di contrastare una quantità significativa di sinistri, anche gravi, ma senza indicare — osserva D’Alfonso — quanti incidenti si siano verificati, quale sia stata la loro gravità e quale percentuale di riduzione si intenda ottenere attraverso il controllo elettronico della velocità.
“Non abbiamo parametri iniziali”, sostiene l’ex presidente della Regione, “che consentano di valutare realisticamente la necessità e l’utilità dell’autovelox”. Allo stesso modo, a circa tre mesi dall’installazione, mancherebbero dati sufficienti per verificare gli effetti concreti della misura sulla sicurezza stradale.
D’Alfonso pone inoltre una domanda sui tempi dell’intervento: se l’autovelox era considerato urgente per prevenire incidenti e salvaguardare vite umane, perché sono trascorsi sette mesi tra la delibera e l’effettivo posizionamento? L’esponente politico chiede di conoscere anche il numero degli incidenti avvenuti tra ottobre 2025 e maggio 2026 e le ragioni per cui l’amministrazione non abbia ritenuto prioritario intervenire prima dell’inizio dell’estate, periodo caratterizzato da un aumento del traffico.
La richiesta sui proventi delle multe
Nel comunicato, D’Alfonso sollecita anche una rigorosa trasparenza sulla destinazione degli introiti derivanti dalle sanzioni.
Secondo l’onorevole, le somme incassate con le multe dovrebbero essere vincolate ai lavori e agli interventi per la sicurezza stradale. Per questo chiede che l’utilizzo delle risorse venga reso verificabile anche attraverso strumenti digitali e con dati accessibili ai cittadini.
“Non è che s’incassano i soldi e ci fai i concerti”, afferma D’Alfonso, ribadendo che sul rispetto della destinazione dei proventi sarà necessario mantenere un controllo puntuale.
Pur auspicando collaborazione e una fase di riflessione da parte dell’amministrazione comunale, l’onorevole critica infine quelli che definisce i “suggeritori viziati” dei sindaci, invitando a verificare con attenzione il percorso amministrativo e documentale che conduce a decisioni capaci di generare forte malcontento tra i cittadini.



