Sanità e business. L'Abruzzo e lo spettro di un'altra Sanitopoli?

Chiodi e Venturoni indagati per presunte pessioni inseime al sub commissario Barardi che viene intercettato: "Bisogna fermare Toto"

Sanità e business. L'Abruzzo e lo spettro di un'altra Sanitopoli?

L'ABRUZZO E LO SPETTRO DI UN'ALTRA SANITOPOLI?  La sensazione è che da quando esplose il "bubbone" Sanitopoli non è che sia poi cambiato molto nel rapporto malsano tra polica e gli imprenditori che operano nel settore della sanità privata. 

Come ricostruisce chiaramente Il Messaggero sembra che in Abruzzo fosse in atto una vera battaglia per il controllo di un business che, ogni anno, impiega migliaia di dipendenti oltre che fatturare centinaia di milioni di euro.

L'ennesima inchiesta sulla sanità privata condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio - gli stessi che condussero l'indagine che portò all'arresto ed alla condanna dell'allora governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco - hanno infatti intecettato l'ex sub commissaro alla sanità abruzzese, Giovanna Baraldi, il quale fece più di una pressione sull'allora ministro della salute Ferruccio Fazio, per fermare il parlamentare abruzzese Daniele Toto, all'epoca deputato di Futuro e Libertà.

E proprio Toto a raccontare, sempre  aI Il Messaggero, quello che, secondo lui, stesse accandendo in quel momento di "vuoto" successivo al fallimento del Gruppo Villa Pini, dell'ex re della sanità privata Vincenzo Maria Angelini. "Era chiaro - rivela Toto oggi esponente dei Liberali - un disegno per far fuori le cliniche abruzzesi e trasformare la nostra regione in terreno di conquista. Si parlava della vicinanza del ministro al San Raffaele e del sub commissario all'imprenditore Ettore Sansavini. Io ho difeso gli imprenditori abruzzesi da chi utilizzava metodi da Far West per entrare in Abruzzo, spacciandoli per risanamento della sanità. Quando ci furono le pressioni sul ministro, di cui si parla nell'inchiesta, mi fece una telefonata divertita Denis Verdini. Quando decisi di uscire dal Pdl Berlusconi mi chiese di restare, di lasciare perdere l'Abruzzo e di pensare a Roma, perché il mio posto era lì. Risposi che i miei interessi da difendere erano qui".

Insomma un quadro abbastanza "fosco" che verrà chiarito ancora una volta nelle aule del Tribunale di Pescara, le stesse che portarono alla condanna dei massimi vertici della sanità abruzzese, qualora ci sarà il rinvio a giudizio.

Marco Beef

lunedì 04 agosto 2014, 20:30

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