Ricostruzione post-sisma ancora nel "malaffare". Procura sequestatra 720mila euro

L'oggetto del provvedimento è sempre lo stesso: indebita percezione di fondi pubblici su tre richieste distinte

Ricostruzione post-sisma ancora nel "malaffare". Procura sequestatra 720mila euro

Nell’ambito di un’attività investigativa di questa Procura della Repubblica sono stati disposti dal G.I.P. presso il Tribunale di L’Aquila, Giuseppe Romano Garganella e Guendalina Buccella su richiesta dei sostituti procuratori Fabio Picuti e Simonetta Ciccarelli, appartenenti al gruppo C.R.A.S.I.,  tre sequestri preventivi per una somma complessiva di euro 720.908,79.

Le indagini sono state delegate a un gruppo di lavoro composto da ufficiali di polizia giudiziaria dalla sezione di questa Procura appartenenti al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia Municipale, nonché dal Nucleo di P.T. della Guardia di Finanza,

Le indagini hanno riguardato ben tre distinti procedimenti inerenti l’indebita percezione di erogazioni pubbliche richieste nell’ambito della ricostruzione aquilana; i fatti reato sono stati contestati ai beneficiari dell’indennizzo nonché, in alcuni casi, anche dei tecnici che hanno redatto i progetti a corredo delle domande, ritenuti consapevoli delle false attestazioni.

Si tratta dei primi esiti di un’attività di indagine ideata lo scorso anno su input del già Procuratore Fausto Cardella, che in più ampio progetto investigativo ha voluto coinvolgere le sezioni di P.G. del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Municipale, coadiuvate per esperienza e tecnica investigativa sul tracciamento del danaro sia dal Nucleo di P.T. che dalla sezione di P.G. della Guardia di Finanza.

Le indagini possono considerarsi “progetto pilota” in quanto si è dato valore ad alcuni dati che incrociati tra loro (desunti attraverso l’interrogazione delle banche dati create dai vari uffici che operano sul territorio, quali quella creata presso gli uffici specializzati presso il Comune dell’Aquila e presso gli uffici dei Vigili del Fuoco) hanno permesso un monitoraggio sicuro del danaro erogato.

Sono emerse, da ciò, contraddittorietà nelle dichiarazioni rese dai cittadini in occasione delle richieste di indennizzo avanzate a vario titolo nei confronti del Comune (beni mobili danneggiati/CAS/riparazione immobile, richiesta recupero beni), che già ad una prima lettura apparivano sintomatiche di falsità e conseguente inesistenza del diritto a beneficiare dell’emolumento richiesto. 

Redazione Independent

venerdì 22 luglio 2016, 10:41

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