«Più poveri ma più felici»

Beppe Grillo la via della "decrescita felice". La sciagura del referendum sulla permanenza nell'euro

«Più poveri ma più felici»

IL GRILLO PENSIERO: «SAREMO PIU' POVERI MA PIU' FELICI!». Come fa Bersani a sperare che Grillo dia una mano per la formazione di un governo che si propone di salvare l'Italia facendola uscire dalla recessione, quando l'ex comico vuole l'esatto contrario, quando prefigura e spera nel collasso del sistema economico e politico del paese? A molti di quelli che l'hanno visto e sentito nell'intervista concessa ad un'emittente turca e ripresa da Santoro in "Servizio Pubblico", si sarà accapponata la pelle quando il guru così sentenziava: «Questo paese è fallito, vogliamo essere più felici o più ricchi? Facendo a modo nostro saremo più poveri per i prossimi 4/5 anni ma senza dubbio più contenti». Bersani dice che la strada per la formazione di un governo è stretta, ma non impossibile. Alla maggior parte degli osservatori però la strada, almeno quella che porta dalle parti del M5S, è sembrata non stretta ma sbarrata. Immaginare che i grillini, che della "decrescita felice" hanno fatto un cavallo di battaglia, possano condividere gli 8 punti proposti da Bersani è pura utopia.

LA TEORIA ECONOMICA DELLA DECRESCITA FELICE. Se essere più poveri rende più felici, in Italia la felicità sta arrivando al un livello stellare senza precedenti negli ultimi 50 anni, visto che ogni giorno ci sono 615 nuovi poveri e che alla fine del 2013 probabilmente saranno circa 4 milioni. A ben vedere però Grillo fa una lettura scorretta della teoria propugnata dall'economista e sociologo Serge Latouche, padre della "decrescita felice". Egli sostiene che la produzione economica deve diminuire, ma in modo selettivo e controllato, al fine di ristabilire una corretta relazione di equilibrio ecologico con la natura messa in crisi dai comportamenti umani. Altro punto fermo per l'economista è che la decrescita deve avvenire su base volontaria onde evitare pericolose derive autoritarie. Peccato che però allo stato non sembra che i senza lavoro condividono la sistematica distruzione dell'apparato produttivo anche se dannoso per l'ecosistema. La decrescita non sta quindi avvenendo in maniera selvaggia in assenza di piani di riconversione industriale cioè selettivamente. La decrescita non sta avvenendo nemmeno equamente, così come auspicato dall'economista francese, visto che le differenze di classe tra i ricchi, sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri, non diminuiscono ma si accentuano.

LA SCIAGURA DEL REFERENDUM SULLA PERMANENZA NELL'EURO. A parte l'interpretazione non solo scorretta, ma perfino socialmente pericolosa che fanno Casaleggio e Grillo, della teoria della "decrescita felice", c'è un altro punto del loro programma che spaventa e cioè la richiesta di indire un referendum sulla permanenza nell'Euro. Il Referendum, anche effettuato tramite la rete con il metodo del LiquiFeedback tanto apprezzato dai due leader del M5S, sarebbe un vero disastro in questo caso. Una campagna referendaria sull'Euro ci porterebbe alla bancarotta in quanto anche il solo sentore della possibile uscita dall'Euro, scatenerebbe il panico tra i risparmiatori che prenderebbero d'assalto le banche per ritirare i loro depositi, provocando il collasso del sistema bancario ed economico dell'Italia ancor prima dell'uscita dall'Euro. A meno di una rivolta della base del M5S, verso i padri fondatori, non è logicamente pensabile che Grillo possa rivedere la sua paradossale strategia che tutto sommato è quella del "tanto peggio tanto meglio".

Clemente Manzo

domenica 24 marzo 2013, 13:02

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