Cento persone disoccupate

Protesta a Pescara dei 110 dipendenti della Teramo Lavoro: in house della Provincia chiusa il 31 dicembre

Cento persone disoccupate

PESCARA. PROTESTA DEI DIPENDENTI DELLA TERAMO LAVORO. La storia è nota. Il 31 dicembre 2012 la Teramo Lavoro,  società in house della provincia di Teramo, ha cessato le attività per mancanza di fondi. Questa mattina, a Pescara, i 110 dipendenti hanno manifestato davanti alla sede del Comune dove era previsto l'arrivo del presidente delle Regione Gianni Chiodi.

LA LETTERA A CHIODI. Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei dipendenti consegnata questa mattina al numero uno della Regione.

"Presidente ChiodiCi rivolgiamo a lei con una lettera aperta in quanto massimo rappresentante dell’istituzione regionale, presidente di tutti gli abruzzesi e, non ultimo, come teramano che ha a cuore le sorti del suo territorio.

Dal 31 dicembre scorso si è concluso in maniera brusca e dolorosa il percorso professionale di 110 lavoratori della in house della Provincia di Teramo, la società Teramo Lavoro, per la gran parte precari storici dell’Ente, che hanno prestato servizio, in molti casi ultradecennale, e maturato competenze specializzate nei settori lavoro e formazione professionale, ambiente, sociale, informatizzazione, finanze e ragioneria, concessioni, politiche giovanili, comunitarie e tanti altri.

Questi stessi servizi sono ad oggi scoperti con gravissimi disagi per i cittadini, per le imprese e per i Comuni del territorio: basti citare il caos che si è generato nei centri per l’impiego, che al momento hanno grandissime difficoltà ad assicurare persino i servizi essenziali agli utenti (attività di informazione a disoccupati e inoccupati,  assistenza tecnica a datori di lavoro e consulenti nella gestione delle comunicazioni obbligatorie) e sono rimasti totalmente privi dei servizi specialistici, quali quelli erogati all’utenza svantaggiata, di promozione dell’orientamento, dell’istruzione, della formazione professionale;  di consulenza alle imprese e agli Enti pubblici, con il risultato che molti Comuni da inizio anno sono in attesa dei lavoratori in mobilità richiesti per alcuni servizi, ai quali stanno sopperendo con straordinari del personale o agenzie interinali.

E’ facilmente intuibile come tutto questo, in un contesto occupazionale generale falcidiato dall’avanzata della crisi, si configura come un grave danno alla collettività teramana e, oltre al danno, come beffa per noi ex lavoratori specialisti in materia di mercato del lavoro, che oggi ci troviamo ad ingrossare le fila dei disoccupati.

Con la risoluzione dei nostri contratti, inoltre, interi servizi agli utenti sono azzerati o carenti di organico adeguato: Osservatorio immigrati, Centro analisi sociale, Agenzia Giovani; il settore Ambiente del tutto sguarnito dei servizi di tutela ambientale come controllo discariche e servizi MUD (modello unico di dichiarazione ambientale), come pure l’ufficio Concessioni-Cosap, che assicurava la maggiore entrata extratributaria alla Provincia, pari a 4 milioni di euro annui.

Riteniamo di aver svolto fino all’ultimo giorno il nostro lavoro con dedizione ed impegno a servizio dell’Ente e della collettività, in una situazione di totale incertezza circa il nostro futuro lavorativo e circa i più elementari diritti di un lavoratore, come quello alla regolare retribuzione mensile: ricordiamo, infatti, che nonostante i vari incontri in Prefettura la gran parte di noi, a fronte di prestazioni regolarmente erogate, ha ancora tre mensilità di stipendio non percepite. E’ drammaticamente paradossale  che a decretare la condanna a morte della società in house della Provincia  sia stata la politica di contenimento della spesa, la cosiddetta “spending review” che, nei proclami, avrebbe dovuto contrastare sperperi e privilegi, mentre è andata puntualmente ad abbattersi sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori più deboli, privi di tutele.

Conoscendo la sua sensibilità su certi temi, converrà con noi che una pubblica amministrazione efficiente è quella che funziona e non il guscio vuoto che rimane in vita dopo i tagli lineari ai servizi fondamentali. La P.A. che funziona è quella che riesce ad essere interlocutore moderno di imprese e cittadini, quella che investe su giovani, Know-how, innovazione, digitalizzazione e, soprattutto, che non butta a mare il patrimonio e le competenze professionali formate e consolidate in anni di esperienza, anche in considerazione delle risorse pubbliche impiegate.

Le chiediamo, pertanto, un impegno in prima linea per la rimozione degli ostacoli finanziari e burocratici che impediscono la prosecuzione dell’esperienza della Teramo Lavoro – ricordiamo che in merito ci sono stati la delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Provinciale e l’accordo sindacale per la prosecuzione dell’affidamento dei servizi alla società almeno fino al prossimo 30 giugno – e di voler imprimere la massima accelerazione all’iter per l’erogazione dei trasferimenti alla Provincia per lo svolgimento delle funzioni delegate, in primis degli 800mila euro di risorse già assegnate dall’Assessorato regionale al Lavoro a valere sul P.O. Fse 2007/2013, che consentirebbero l’immediata ripresa dei servizi per l’impiego.

Consapevoli dell’impegno che ha profuso in tante occasioni, dai lavoratori Micron ai precari della ricostruzione,  siamo totalmente fiduciosi che non ci farà mancare il suo supporto e che sarà garante della massima collaborazione interistituzionale, affinché le Istituzioni locali, in questo momento così difficile, diano prova di responsabilità e non voltino le spalle proprio a quei lavoratori che fino a ieri in esse hanno prestato servizio".

twitter@subdirettore 

 

martedì 22 gennaio 2013, 14:11

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