Voto in Basilicata. Radiografia del malessere italiano

Il Pd domina le elezioni nonostante "Rimborsopoli" e l'inchiesta "Larghe spefe". Flop M5S, astensionisti primo partito (47%)

Voto in Basilicata. Radiografia del malessere italiano

LE ELEZIONI IN BASILICATA SONO SONO ANCHE UN TEST DEL MALESSERE IN ITALIA. Stampa e TV non stanno dedicando sufficiente attenzione alle regionali in Basilicata. Probabilmente la ragione risiede nel fatto che la vulgata popolare vuole che la Lucania, un piccolo e povero territorio scarsamente abitato (poco più di 576.000 abitanti), è una regione prevalentemente agricola e incontaminata, quindi scarsamente rappresentativa degli umori degli italiani. Purtroppo non è così: la Basilicata sta subendo una devastazione per l'inquinamento derivante dall'estrazione di petrolio di cui, tra l'altro, risulta il primo produttore on shore europeo.. Nella Val D'Agri, un tempo famosa per la sua biodiversità oggi ridotta ad un deserto, le estrazioni di petrolio hanno distrutto l'agricoltura in cambio di magre royalties agli enti locali. Non solo in Basilicata la salute è minacciata dalle industrie estrattive di idrocarburi, con l'ENI in testa, ma anche dalla possibile presenza di consistenti quantitativi di scorie radioattive. Gli abitanti di Trisaia di Rotondella nei pressi di Matera, hanno saputo che nella notte tra il 28 e 29 luglio scorso, un convoglio speciale contenete uranio arricchito 235, scortato da imponenti forze dell'ordine ha spostato in tutta segretezza dal deposito ITREC alla base militare di Gioia del Colle il materiale radioattivo. Se poi consideriamo il mega inceneritore che sversa grandi quantità di rifiuti tossici e nocivi e una gigantesca discarica abusiva che ha avvelenato l'ambiente, possiamo dire addio a quell'immagine bucolica che abbiamo di questa regione e rassegnarci a considerarla simile alle altre regioni italiane funestate da disastri ambientali oltre che dalla crisi economica e dall disoccupazione giovanile che qui rasenta il 50%. Dunque le elezioni regionali lucane sono un test importante degli umori del popolo italiano che tra poco tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti al parlamento europeo.

IL PD DOMINA LE ELEZIONI IN BASILICATA , MA IL 53% DEGLI ELETTORI NON HA VOTATO. Le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale in Basilicata hanno premiato il Pd il cui candidato, Marcello Pittella, ha ottenuto il 60% dei consensi. Tutti gli altri contendenti hanno riportato scarse adesioni: Di Maggio del Pdl, ha ottenuto il 21% circa, il candidato del M5S. Pedicini un misero 12% e Murante della Sel il 5%. Quello dell'astensione però è stato il primo partito, infatti il 53% degli aventi diritto non si è recato alle urne, percentuale superiore di quasi 15 punti a quella delle passate regionali. L'astensionismo di massa della Lucania, regione che nelle passate elezioni ha visto una massiccia partecipazione dei cittadini al voto, dovrebbe mettere in serio allarme tutto il ceto politico. A  Matera, per esempio, solo il 34% ha votato e a Craco addirittura su 769 aventi diritto solo il 10%, si è recato alle urne. In tal modo i cittadini hanno inteso manifestare il proprio sdegno verso i politici per gli aiuti promessi e mai arrivati per l'alluvione del Metaponto.

MARCELLO PITTELLA VINCE NONOSTANTE "RIMBORSOPOLI" E L'INCHIESTA "LARGHE SPESE". La regione, nonostante lo scandalo dei rimborsi elettorali gonfiati che ha coinvolto anche i Dem, resta ancora saldamente nelle mani del Pd. L'ex governatore De Filippo e l'intera giunta di centrosinistra, in seguito agli avvisi di garanzia emanati dalla magistratura cosentina, si sono dimessi rendendo inevitabili le elezioni anticipate. Lo stesso neo-presidente Pittella, all'epoca assessore alle attività produttive, dovrà difendersi dall'accusa di aver commesso il reato di falso e peculato avendo alterato una ricevuta. Per molti pidiellini Pittella era da considerare impresentabile, tanto che elettori
indignati, maliziosamente, hanno depositato nelle urne scontrini fiscali allegandoli alla scheda. Tutto questo sembra non interessi più di tanto il Pd che tra l'altro non si è posto il problema delle conseguenze della malaugurata ipotesi di condanna di Pittella, che potrebbe portare ancora a nuove elezioni. Per onor di cronaca va ricordato che Marcello Pittella non è un parvenu della politica. Egli fa parte di una dinastia molto radicata nel territorio essendo figlio di Domenico ex senatore socialista e fratello di Gianni l'europarlamentare candidato alla segreteria del Pd collocatosi ultimo nelle primarie con il 6% dopo Renzi, Cuperlo e Civati.

LA SCONFITTA DEL M5S. Oltre al Pdl, sanzionato per le note vicende giudiziarie del Caimano, gli elettori lucani hanno punito severamente anche il M5S che perde quasi 10 punti rispetto alle ultime politiche, smentendo così clamorosamente i sondaggi secondo cui il partito di Grillo e Casaleggio sarebbe dovuto diventare il primo partito in Basilicata. A determinare la batosta può aver contribuito l'esclusione del tenete Di Bello da candidato alla presidenza della regione perché condannato dalla magistratura. Secondo lo statuto del movimento infatti i condannati, non possono essere candidati, ma ciò non ha impedito agli estimatori di Di Bello di candidarlo tanto da risultare primo nelle "regionarie". Ma a ben vedere Di Bello non meritava il trattamento subito: più che la condanna a
2 mesi e 20 giorni in primo grado e la cacciata dal M5S, avrebbe meritata una medaglia per aver diffuso preoccupanti dati sull'inquinamento del lago Pertusiello incurante delle conseguenze personali. Ma tant'è Giuseppe Di Bello ufficialmente è stato escluso da Grillo "per irregolarità formali". Agli elettori pentastellati inoltre non deve essere piaciuta la sconfessione fatta dall'ex comico dei suoi parlamentari rei di aver osato presentare una mozione per abrogare il reato di immigrazione clandestini senza preventivamente interpellare la rete. Peggiorò ulteriormente l'immagine del movimento quando affermò che l'approvazione della mozione avrebbe allontanato gli elettori di destra dal M5S che in tal caso avrebbe ottenuto una percentuale di voti "da prefisso telefonico". Molti
elettori di sinistra delusi dal Pd, si erano rivolti fiduciosi al M5S nella speranza che fosse disponibile alla formazione di un governo con quella parte della sinistra contraria all'inciucio. Sappiamo come è andata: il M5S dopo aver rifiutato di sostenere un governo a guida Bersani, non ha avanzato nessuna proposta alternativa di alleanze. In quella circostanza Grillo, agli elettori di sinistra delusi, precisò che se lo avevano votato sperando che lui si adoperasse per un governo con i Dem, avevano sbagliato di grosso a votare il M5S e, per il futuro, potevano votare un altro partito. Gli elettori lucani sembra che lo lo abbiano preso in parola tanto che ora il M5S, ha avuto un risultato elettorale da "prefisso telefonico".

Clemente Manzo

mercoledì 20 novembre 2013, 08:06

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