Viaggio nel mondo dell'artigianato, voilà The Babbionz from Pescara

Uncinetto, ferri, ago e filo per parlare di politica, società, sesso e religione. Guarda il teaser delle giovani creative abruzzesi

Viaggio nel mondo dell'artigianato, voilà The Babbionz from Pescara
VIAGGIO NEL MONDO DELL'ARTIGIANATO: ECCO THE BABBIONZ. L'Artigianato, che in molti davano per spacciato, sta riaffiorando in Italia come un fiume carsico, in risposta al desiderio di bellezza che il paese reclama a gran voce. Anche in Abruzzo ci sono tanti creativi che avvertono l'urgenza di tornare ad usare le mani, riscoprendo tecniche antiche. Tra questi brilla un gruppo di quattro donne pescaresi. Il mio primo contatto con loro è avvenuto seguendo la loro pagina Facebook e le sensazioni immediate sono state, osservando le loro creazioni, di avere di fronte non solo prodotti realizzati con manualità sapiente, ma suggestioni e, considerando il loro modo di comunicare, di avere a che fare con un fenomeno dirompente: The Babbionz!
 

 
Questo nome fantasioso richiama nel nostro immaginario la figura della zitella frustrata dedita ai lavori domestici, ed è il marchio con cui il gruppo si auto-battezzò quando nacque nel 2012. Andiamo a vedere chi si nasconde e si rivela dietro questo appellativo, da interpretare in maniera ironica, rovesciandone il significato tradizionale (manco a dirlo): Claudia, fotografa, ha studiato fotografia a Roma alla Fondazione Cerere (tra le sedi storiche dell'avanguardia artistica); Giovanna, appassionata di fotografia e letteratura, ha imparato l'arte dell'uncinetto dalla sua bisnonna e non può farne più a meno; Jessica, pittrice su stoffa, è nata con l'ossessione per i colori; Valentina, ha studiato filosofia e modellismo sartoriale, taglia, cuce e pensa molto. Quattro personalità differenti ma con comuni denominatori fondamentali: passione, mani, testa, web, ironia, arte, e divertimento, tanto divertimento!
Le Babbionz tengono sul tavolo smart-phone e uncinetto, il pc e le forbici, ago e filo insieme a tablet e macchina da cucire: sono "artigiane 2.0" capaci di sfruttare la potenzialità del web per farsi conoscere, e molto di più. Gli ambiti di azione delle "babbione", nell'immenso sottobosco artigianale italiano, sono: abbigliamento e accessori, con qualche incursione fra i piccoli complementi d'arredo. Tutto rigorosamente fatto a mano. La loro cura nel cucire frasi rimanda ad un'idea ancestrale di tessitura, che era in origine anche forma primordiale di scrittura, cinghia di trasmissione di una cultura che fu, ed è, patrimonio specificatamente femminile. Questa valenza etica ed estetica della parola cucita mi viene confermata da Giovanna che molto semplicemente dice: "le parole sono segni importanti belli da vedere". Le frasi, dalle citazioni letterarie al riferimento all'arte concettuale di Jennifer Holzer, assumono una forte pregnanza icastica, così come il disegno, la pittura e la composizione dei capi suggeriscono racconti, a volte nascosti dietro simboli; si tratta di veicoli attraverso i quali le Babbionz lanciano messaggi, pongono interrogativi, sulla società, il sesso, la politica, la religione e, in generale, sulla condizione esistenziale contemporanea, tanto da poter considerare che il loro lavoro abbia un'efficacia artistica e culturale.
 

Il fervore dei recenti dibattiti a livello mondiale su religione e libertà di espressione non mi trattiene dal voler sapere se il loro utilizzo di icone cristiane e cattoliche abbia un intento blasfemo e contestatario; questo aspetto del loro lavoro potrebbe, come accaduto, suscitare qualche polemica. Giovanna abbandona subito il lavoro all'uncinetto (questa "babbiona" non rinuncia ad uncinettare neanche durante la più amabile o ufficiale delle conversazioni, sappiatelo!) e mi spiega: "Noi non siamo cattoliche praticanti e non possiamo dirci atee, tuttavia ci piace sdrammatizzare e giocare con dei simboli che appartengono alle nostre radici, con uno spirito che richiama lo statement "Kill Your Idols" tipico della cultura rock". In effetti (mi chiedo) non è propriamente cristiano l'invito a liberarsi dalla schiavitù del bigottismo idolatrico? Nel frattempo Jessica prende al volo lo smartphone e mi mostra l'immagine di Padre Fluoh. Chi è Padre Fluoh? E' il titolo di un ritratto di Padre Pio da lei realizzato con una tecnica di ricamo chiamata 'piccolo punto', Padre Fluoh è ricco di colori accessi, alcuni fluorescenti (appunto). Jessica mi racconta: "mi sento libera di immaginarlo e realizzarlo così, Padre Fluoh, perchè alla base ci sono un mio profondo e sincero interesse per l'iconografia sacra, e una passione sfrenata per lo sfavillio cromatico dell'arte religiosa messicana, nessuno al mondo ritiene che pittori e decoratori messicani ridicolizzino la religione". Penso (tra me e me) alla dedizione e al tempo speso da Jessica in un lavoro che richiede una precisione certosina, e mi chiedo se il suo ricamo sia davvero da considerare una derisione ai limiti della blasfemìa o non sia stato, piuttosto, un vero e proprio esercizio spirituale; e infine, chi siamo noi per giudicare un creativo in merito alla scelta dei colori?

Passiamo a qualche considerazione sulle implicazioni economiche e sociali del fenomeno. Le "babbione" virtualmente si fanno conoscere attraverso il loro sito www.bbbz.it e la loro pagina Facebook che in poco tempo ha raggiunto un pubblico importante; la loro presenza sui social-network può avere carattere commerciale puramente indiretto, è, piuttosto, punto di riferimento di una comunità che si riconosce nell'identità "babbionica". Uno dei frutti più significativi del loro rapporto con i mezzi multimediali è il videoclip musicale "Hello Babbionz!" (ben fatto e molto divertente, guardatelo!) con cui si presentano alla massa; mi dicono che è stata, finora, l'esperienza più bella fatta insieme e ha avuto l'effetto di saldare l'unità del loro collettivo. Commercialmente si propongono attraverso due importanti piattaforme: "A Little Market" e "Etsy", ed è così che la loro clientela è diventata internazionale; le nostre ragazze spediscono negli Stati Uniti, in Francia, Inghilterra, Hong Kong, Lussemburgo... e anche in Italia. Non contente, le quattro puntano ad essere presenti e visibili in carne ed ossa sia in Abruzzo, organizzando eventi e "workshop" per trasmettere ai profani la loro sapienza artigiana, e partecipando a fiere dedicate all'Artigianato in tutta Italia. Data l'ambivalenza tra l'internazionalità del loro mercato e le attività che le vogliono impegnate in Abruzzo chiedo se si sentano più "Global" o più "Local".
Prontamente risponde Valentina: "Noi crediamo che oggi, grazie a Internet, quindi al respiro globale della propria azione, si possa stare al centro di un movimento culturale anche vivendo fuori da Londra o Berlino, anzi, che la stretta relazione col territorio possa darti un valore aggiunto in termini di identità e autenticità. Noi consideriamo una ricchezza, le nostre origini, il nostro terristorio e il nostro dialetto. "Are you ready for the country?", diceva Neil Young, "because it's time to go".  
Bene. E concludo: "are you ready for The Babbionz?"; le troverete a La Designeria (Via D'Annunzio, Pescara) il 31 gennaio per il loro nuovo "workshop", su prenotazione (per cortesia).

 
Lorenza Tornar

lunedì 19 gennaio 2015, 12:53

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