Subdirettore al Concorsone

Scuola. Abruzzo Independent insieme ai 300mila aspiranti docenti per un sogno chiamato "reclutamento" (cattedra)

Subdirettore al Concorsone

SCUOLA. LA "FOLLIA" DEL CONCORSONE. Era iniziato tutto qualche mese fa, quando uscì il bando di concorso per il reclutamento di 11.542 docenti nella scuola pubblica. Un "sogno" atteso ben 13 anni da centinaia di migliaia di professori precari della penisola ma che, come nella migliore tradizione italiana, non ha mancato di suscitare feroci polemiche per le evidenti incongruità, le difficoltà delle prove e, soprattutto, sull'opportunità di aprire la selezione anche ai semplici laureati. Insomma un "Concorsone" parallelo alle chilometriche graduatorie, nelle quali affogano ogni anno i precari della scuola, condannati a rimanere tali anche dalla riforma sulle pensioni: i docenti andranno a riposo sempre più tardi. A lamentarsi delle circostanze sfavorevoli erano stati, ovviamente, i già abilitati all'insegnamento, coloro che avevano scelto la via dell'insegnamento come mestiere per la vita, perchè costretti qualche anno fa a frequentare i corsi abilitanti Sis. A cose serviva, dunque, un'ennesima prova dopo che si erano spesi anni a frequentare corsi abilitanti per accedere alle graduatorie? Ma così era stato deciso - chissà poi da chi - e noi di Abruzzo Independent abbiamo pensato di raccontare questa avventura, in presa diretta, che poi è la stessa degli altri 300mila aspiranti docenti. Avendo i requisiti ci siamo iscritti alle famigerata selezione, abbiamo scelto la classe di concorso e la regione, e quindi ci siamo presentati questa mattina, su ordine del Ministero della Pubblica Istruzione, in una piccola scuola della Brianza: l'istituto tecnico "E.Fermi" di Desio, tranquillo e sonnolento comune della provincia di Milano.

LA PREPARAZIONE. Naturalmente per rendere l'esperimento credibile ci siamo anche preparati alle pre-selezione. Per la verità anche pochino, perchè abbiamo aperto per la prima volta il sito delle esercitazioni (La scuola in chiaro) soltanto nel pomeriggio di ieri: cioè il gjorno prima della prova. Stando a quanto stabilito dal Ministero, infatti, per accedere al "Concorsone" prima bisognava superare una sorta di "test-quitz" attitudinale, con argomenti che svaravano dalla logica (successioni, problemi) alla matematica (diagrammi ed equazioni), dalla grammatica alle lingue (inglese, spagnolo, tedesco), senza tuttavia tralasciare casi francamente assurdi. La pre-selezione per considerarsi superata prevedeva almeno 35 risposte corrette su 50 domande e in un tempo inferiore ai 50 minuti. Ma anche in questo caso non sarebbe stato sufficiente, poichè ogni risposta errata decurtava il punteggio di -0,5; insomma, qualcosa di veramente difficile. 

IL "VIAGGIO" E L'ACCOGLIENZA. A noi di Abruzzo Independent, come detto, era toccata la Lombardia. Così abbiamo preso un treno notturno, in partenza da Pescara Centralle alle ore 1,05 (prezzo 69, 50 euro) e, dopo la bellezza di 7,5 ore di viaggio, abbiamo raggiunto la stazione di Milano Centrale. Ed è lì che sono cominciati i problemi. Infatti, causa uno sciopero misteriosamente capitato prorpio durante le prove del Concorsone, oltre che alle abbondanti nevicate cadute nei giorni precedenti su tutto il Nord Italia, non è stato semplice raggiungere il comune di Desio: abbiamo dovuto cambiare bel due treni e spendente ancora 2,40 euro per raggiungere la stazione del posto indicato dal Ministero. Una volta raggiunta Desio abbiamo dovuto "scarpinare" oltre mezzora a piedi, tra le starade ghiacciate della cittadina, prima di individuare l'istituto "E. Fermi", in via G Agnesi 24. Davanti al cancello d'ingresso, chiuso, nessun altro aspirante docente: c'eravamo, infatti, soltanto noi. Così abbiamo citofonato ed una voce davvero scontrosa ci ha chiesto cosa volevamo. Secondo loro cosa potevamo volere? Insomma, per farla breve, non ci hanno fatto entrare, lasciandoci al freddo e sotto la neve, sostenendo che la rigidissima preside dell'istituto non aveva dato il consenso all'ingresso degli aspiranti docenti nella sede della priva, prima che non fossero usciti dalla stessa quelli del turno delle 9,30. Sempre attraverso il citofono la "voce" ci ha suggerito di raggiungere una tavola calda nelle vicinanze e così abbiamo fatto. Dentro quel luogo c'erano altri "sognatori" che, come il sottoscritto, erano giunti da ogni parte dell'Italia: da Marsala, da Cosenza, da Catania, da Napoli, da Lamezia Terme, da Biologna, etc. Ognuna di quelle persone, compreso il sottoscritto, aveva fatti i "salti mortali", affrontato ore di viaggio impossibili, risparmiando quello che si pateva, pur di essere lì a coltivare quel meraviglioso "sogno" che risponde al nome di scuola pubblica.

LA PROVA, Dopo un breve ristoro, fatto di conoscenze, scambi di anime e di confidenze sincere ci siamo incamminati verso la scuola. Ci sentivamo come "carne da macello", avvolti da un'aurea di malinconia che può capire solo chi è precario e sta coltivando solo il sogno, che era anche quello dei nostri padri: cioè vivere una vita dignitosa, adulta, senza affogare nella miseria della mancata realizzazione dell'io. Insomma, entriamo e gli "ultra" della burocrazia ci hanno sottoposto alla spiegazione delle regole del gioco (che noi conoscevamo già). Entriamo in quella stanza dei test - il nostro gruppo era composto da 12 persone - e dopo 50 minuti di prova ci hanno comunicato il responso. Soltanto in due (entrambe ragazze) erano riusciti a superare il "quizzone"; anche il turno precedente non era andato molto meglio. Forse sfortuna, forse la stanzchezza per il viaggio oppure, perchè no, lo stress provocato da quelle domande assurde. Fatto sta che noi (di Abruzzo Independent) abbiamo totalizzato un punteggio di 29, a causa di 12 risposte errate che ci hanno tolto bel 6 punti: quelli che servivano per andare alla prova vera e propria. Ma poi sarebbe servito a qualcosa? Proprio oggi, infatti, il Senato aveva votato una norma per la stabilizzazione dei precari nel pubblico impiego: quindi, anche quelli della scuola. Comunque la risposta è sì.Tutto ciò è servito a condividere. Quelli di oggi erano solo uno spaccato di realtà del paese Italia: un luogo dove la pubblica istruzione non è più sacra come un tempo, un posto dove la risorsa della formazione non è in cima alla lista dei banchieri travestiti da politici. E se è vero che la civiltà di un paese si misura da come tratta bambini e anziani" (Togliatti) allora vuol dire che noi siamo messi davvero male.

Il Subdirettore 

lunedì 17 dicembre 2012, 15:35

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