Ucraina, le radici dell'odio

Le cause storiche che hanno portato alla separazione del paese e l'annessione della Crimea alla Russia di Putin

Ucraina, le radici dell'odio

UCRAINA: LE RADICI DELLA DISCORDIA. È abbastanza complicato per gli italiani capire come una vasta nazione come l’Ucraina sia piombata nei disordini attuali e si sia praticamente spaccata in due da sola. In realtà questo dualismo esiste da secoli e trae le suo origini dal tempi di Caterina la Grande, la quale iniziò l’espansione della Russia ad Ovest, sottomettendo le popolazioni tatare della Crimea e poi le popolazioni slave dell’Ucraina, procedendo da est verso ovest. I fratelli ucraini non furono trattati bene dalla zarina, furono anzi soggiogati e asserviti e le loro condizioni di vita materiali peggiorarono.

Tuttavia non l’intera nazione cadde sotto la sfera d’influenza russa. La parte nord-occidentale fu prima conquistata dalla Polonia, che in età moderna fu una delle nazioni più influenti nell’Europa centro-orientale; successivamente dall’impero Austroungarico. Nella sfera d’influenza di quest’ultimo ricadde la città di Leopoli (Lviv). L’Austria-Ungheria vi impiantò una cultura più mitteleuropea, maggiori libertà di espressione e, soprattutto, concesse agli ucraini di preservare la loro lingua e la loro identità.

La spaccatura più grande si è senz’altro verificata in periodo sovietico. Lenin aveva adottato una politica tollerante delle diversità e aveva decretato che ogni persona dell’Unione Sovietica dovesse ricevere l’istruzione nella sua lingua madre, mentre il russo avrebbe dovuto essere la lingua sovranazionale di tutte le repubbliche socialiste. Il suo successore, Stalin, mutò politica e perseguì una linea russofila. Gli ucraini tentarono di ribellarsi a questa politica che prevedeva anche deportazioni e limitazione delle libertà personali, ma soprattutto che tentava di cancellare la loro identità nazionale. Essi videro, forse ingenuamente, nelle truppe naziste dei salvatori e collaborarono con esse fino a quando non si resero conto che l’ideologia nazista vedeva nel ceppo slavo una razza inferiore. I nazisti persero la guerra e i russi si vendicarono. Nel periodo sovietico l’URSS attuò deportazioni di massa dall’Ucraina verso il Kazakistan e la Siberia, destinazioni che i condannati dovevano raggiungere a piedi; tentò di cancellare l’identità ucraina a favore di un’identità sovietica e, infine, fu attuato uno sterminio di massa attraverso una carestia artificiale nell’Ucraina occidentale, l’Holodomor, che causò la morte di 7 milioni di persone secondo stime approssimative, poiché Stalin vietò di pubblicare censimenti nel periodo successivo all’Holodomor.

Ad oggi, dopo tutto ciò, la lingua ucraina sopravvive quasi meramente nell’Ovest del Paese. L’Est, che da secoli è sotto l’influenza russa, si presenta molto più russificata, anche grazie alle migrazioni del periodo sovietico di cittadini russi che si trasferirono in Ucraina. Questi privilegiarono la regione industriale del Donbas, a est, e la Crimea, che la Russia donò all’Ucraina quando questa si rese indipendente.

La spaccatura è stata possibile soprattutto grazie alle divisioni interne al paese, alla presenza di cittadini russi sul suolo ucraino, all’avvenuta russificazione di intere regioni che adesso vogliono restare con la Russia, mentre altre, soprattutto ad ovest, agognano ad entrare nella sfera economica dell’UE.

Ieri giorno delle elezioni: in Ucraina ha vinto il Petro Poroshenko, il cui programma prevede una collaborazione con l’Europa. Il Donbas, però, è al momento in preda ad un forte movimento separatista che chiede l’indipendenza del “Bacino del Don” e la proclamazione di un nuovo stato, la Novarossija. Infine, corrispondenti dall’Ucraina rendono noto che il governo nazionale sta reclutando soldati volontari fra i 30 e i 40’anni, tuttavia resta discusso se questi volontari siano scelti con la minaccia e la coercizione.

Federica C.

lunedì 26 maggio 2014, 09:20

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