Tra poco il summit delle Regioni per fermare le trivelle nell'Adriatico

I presidenti di Abruzzo, Marche, Basilicata, Puglia, Calabria e Molise, assieme agli assessori all'ambiente, si riuniranno a Termoli

Tra poco il summit delle Regioni per fermare le trivelle nell'Adriatico

TRA POCO IL SUMMIT DELLE REGIONI PER FERMARE LE TRIVELLE NELL'ADRIATICO. No alle trivellazioni nell'Adriatico: tra poco a Termoli si terrà il summit delle Regioni interessate. I presidenti di Abruzzo, Marche, Basilicata, Puglia, Calabria e Molise, assieme agli assessori all'ambiente, si riuniranno "per confrontarsi, approfondire e promuovere congiuntamente, - annuncia una nota - una strategia comune". Parteciperà anche l'europarlamentare della Croazia, Ivan Jakovcic. L'incontro alle 11 si terrà nell'Episcopio della Diocesi.

L'IDEA DEL REFERENDUM. L'idea proposta nelle ultime ore, sulla quale la politica fa a gara per rivendicare la primogenitura, è quella del referendum abrogativo. L'articolo 75 della Costituzione riserva l'iniziativa referendaria ai cittadini (500.000 elettori) e alle Regioni (5 Consigli regionali), questi possono proporre all'elettorato "l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge", dove per legge si deve intendere una legge in senso formale, approvata dal Parlamento secondo il procedimento ordinario, e per "atto avente valore di legge" un decreto legge (approvato dal governo in casi eccezionali di necessità e di urgenza e convertito entro 60 giorni dal parlamento) o un decreto legislativo (adottato dal governo su delega parlamentare).

ABROGARE IL DECRETO SVILUPPO. L'obiettivo è far abrogare quella parte del decreto sviluppo: 1) cancellazione della dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle opere; 2) cancellazione del vincolo preordinato all'esproprio; 3) cancellazione della possibilità che in assenza del piano delle aree (finalizzato a razionalizzazione l'esercizio delle attività petrolifere nel nostro Paese) possano nel frattempo rilasciarsi titoli concessori unici; 4) cancellazione di quelle (poche) disposizioni che depotenziano la partecipazione delle Regioni (e degli enti locali per quanto riguarda l'intesa in conferenza unificata) ai procedimenti amministrativi. Il resto non potrebbe essere sottoposto a referendum, pena la dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte costituzionale.

Redazione Independent

 

giovedì 23 luglio 2015, 21:25

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