Sulmona, Cisl Funzione Pubblica chiede garanzie per l'ospedale

Duro attacco di Ferretti e Petrella: "Ma i cittadini della provincia dell’Aquila non dovrebbero avere pari diritti? Esigiamo risposte concrete e investimenti reali"

Sulmona, Cisl Funzione Pubblica chiede garanzie per l'ospedale

Programmazione e analisi dei bisogni specifici della popolazione per ambire ad un’offerta sanitaria di qualità. E’ quanto ribadisce la Cisl – Funzione Pubblica di Sulmona in merito ai recenti tagli che interessano l’Ospedale dell’Annunziata.

La Regione Abruzzo deve garantire il rispetto dei principi universali di equità e qualità delle cure - spiegano Marcello Ferretti e Franca Petrella della Cisl Funzione Pubblica - Non sono le risorse disponibili che condizionano il destino di un piccolo ospedale, ma sono le funzioni specifiche a determinare l’adeguatezza delle risorse e le competenze necessarie. La paventata chiusura del punto nascita dell’Ospedale di Sulmona, che non supera la soglia minima dei 500 parti annui previsti dal piano Fazio, va esaminato all’interno di una problematica più vasta”.

L’intero nosocomio, infatti, è stato penalizzato nel corso degli anni da scelte politiche che hanno prodotto un suo ridimensionamento come punto di riferimento territoriale in termini di risposta ai bisogni di salute dei cittadini, facendolo scivolare come ultimo della Regione riguardo al tasso di occupazione dei posti letto.

"Ad oggi - denunciano Ferretti e Petrella - abbiamo molteplici unità operative complesse prive di direttori, dato che il personale collocato in pensione non è stato sostituito. Le unità specialistiche che rappresentavano l’eccellenza nella programmazione sanitaria provinciale, come urologia e oculistica, hanno perso le loro capacità attrattive, in quanto non si è cercato di valorizzare le professionalità già presenti, favorendo l’automatico ricambio generazionale all’interno dei reparti. In quest’ottica, si è data la priorità alla ricerca di alte professionalità esterne, con sprechi in termini di risorse economiche, ma soprattutto con enormi difficoltà per garantire la continuità professionale dell’ospedale".

Il reparto ostetrico-ginecologico, insieme alla pediatria, si trova ancora nell’ala vecchia, che non è conforme alle norme di sicurezza, considerando che Sulmona si trova in un territorio altamente sismico. Inoltre, rimarca Cisl – Funzione Pubblica, non bisogna dimenticare che "è rimasto solo su carta l’atto aziendale che prevede la realizzazione di una lungodegenza e una clinica neurologica. In virtù di tali scelte politiche si è determinato un aumento della mobilità passiva nei confronti di altre Asl nonché un ricorso sempre più frequente a strutture private convenzionate. Riteniamo che la riorganizzazione della sanità e dei punti nascita non può essere dettata da un piano di rientro, finalizzato esclusivamente all’uscita della Regione Abruzzo dal commissariamento".

A tutto ciò va aggiunto il fatto che "non si tiene conto del problema che vivono aree territoriali orograficamente disagiate, che vedono Sulmona centro di riferimento dell’Alto Sangro, della Valle Subequana e dell’Alta Val Pescara. In questo bacino di utenza sono stati già soppressi due punti nascita negli ospedali di Castel di Sangro e Popoli. Con la soppressione di Sulmona questi comuni si ritroverebbero il punto nascita più vicino in una distanza compresa tra i 50 e i 100 chilometri. Ma i cittadini della provincia dell’Aquila non dovrebbero avere pari diritti? Esigiamo risposte concrete, investimenti reali sull’ospedale di Sulmona con posti letto dove poter trovare assistenza e cure adeguate".

Carolina Mattucci

martedì 04 novembre 2014, 17:01

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