Stupro. Tuccia alla sbarra

Il 21enne ex commilitone è accusato di violenza sessuale e tentato omicidio verso una studentessa laziale

Stupro. Tuccia alla sbarra

STUPRO PIZZOLI. FRANCESCO TUCCIA ALLA SBARRA. Si sta svolgendo la prima udienza penale, presso il tribunale di L'Aquila, nei confronti del 21enne ex militare di Montefredane, Francesco Tuccia, accusato di violenza sessuale e tentato omicidio per lo stupro del 13 febbraio scorso, nel parcheggio della discoteca La Guernica a Pizzoli. 

LA SERATA IN DISCOTECA. Quella notte nel locale era in programma una festa pre San Valentino e due studentesse, una di L'Aquila l'altra laziale, decisero di prendere un taxi per festeggiare la buona riuscita degli esami. Giunte nella discoteca cominciarono a divertersi, a ballare e, come spesso succede in questi casi, a farsi qualche drink. Ad un certo punto, verso le due di notte, una delle due ragazze perde il cellulare ed iniziano a girovagare per la sala del "Guernica" per ritrovarlo. Dopo un pò la ragazza aquilana, dispiaciuta per la perdita del cellulare, ha deciso di prendere il bus navetta, messo a disposizione dal locale, e tornare a casa. 

INIZIA L'INCUBO. A quel punto ha inizio l'incubo. Testimoni dicono di aver visto la studentessa parlottare con un ragazzo con la camicia bianca, molto più basso di lei. Dopodichè il buio. Verso le 4 del mattino un buttafuori della discoteca si accorge che nel parcheggio c'è una ragazza esanime, seminuda e in una pozza di sangue vicino alla neve. Il termometro segna meno 8 gradi: l'inverno ai piedi del Gran Sasso è terribilmente gelido. Viene fermato un ragazzo con la camicia sporca di sangue, che era stato notato poco prima nel locale mentre riprendeva dal guardaroba la giacca. Hanno inizio le indagini. 

LA FUSTIGAZIONE DI UNA GIOVANE. La studentessa è stata sottoposta ad un delicatissimo intervento chirurgico. Rischia lesioni permanenti all'apparato riproduttivo: i medici dell'ospedale di L'Aquila hanno dovuto applicarle circa quaranta punti di sutura. I dottori hanno parlato di un oggetto contundente metallico che sarebbe stato utilizzato durante la brutale violenza. Ma non è finita qui. Oltre al dolore per le ferite del corpo, e quelle ben più gravi che ti lacerano l'anima, c'è stato un episodio, durante tutta questa vicenda, che ha disgustato l'opinione pubblica. Il legale del militare Francesco Tuccia, Alberico Villani, in due diverse trasmissioni, entrambe su Canale 5, ha pronunciato nome e cognome della vittima. 

LA BUONA NOTIZIA. L'unica buona notizia di questa terribile vicenda è che il giudice ha accettato la richiesta di ammessione nel procedimento, come parte civile, per il Centro Antiviolenza di L'Aquila 

Il (Sub)direttore

 

giovedì 18 ottobre 2012, 10:50

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