Storie di vera disperazione

Per Chiodi l'Abruzzo tiene. Intanto 500 artigiani hanno chiuso e 2000 aziende sono fallite

Storie di vera disperazione

STORIE DI ORDINARIA DISPERAZIONE. Quando il Presidente Chiodi parla dell’Abruzzo dice che va tutto bene: conti in ordine, sanità risanata, tasse diminuite e da qualche giorno, siccome siamo in piena campagna elettorale, alcuni manifesti tappezzano le città: riduzione del 30% di Irap e Irpef. Si doveva fare prima? Probabilmente sì, la selezione naturale è già cominciata da tempo. Più di 500 aziende artigiane hanno chiuso, oltre 2000 attività commerciali hanno dichiarato fallimento e sono oltre 400 le vertenze che testimoniano la crisi economica della regione. Se un cittadino non ha i soldi per mangiare, difficilmente potrà pagare le tasse.

LA STORIA DI EUGENIO MARTUCCI. Eugenio Martucci ha 43 anni, un’età  in cui si dovrebbe godere delle certezze acquisite, invece dal 31 agosto 2012 dallo status di precario è passato a quello di disoccupato.  Nel 2008 ha lasciato Napoli dove aveva una sartoria, è stato costretto a chiudere perché i clienti non pagavano. Si è trasferito a Vasto lasciando i genitori, gli amici nella speranza di poter dare un futuro migliore alla sua famiglia. In un primo tempo è stato assunto con un’agenzia interinale, successivamente la ditta che lavorava per conto della Sevel, fabbrica fra le più importanti per l’economia abruzzese, lo ha assunto a tempo determinato per un anno. A scadenza l’azienda avrebbe dovuto assumerlo a tempo indeterminato, invece come racconta Eugenio: “Nonostante sia un ottimo operaio ed una brava persona, mi dovevano mandare a casa perché non garantivo sgravi fiscali. Praticamente mi hanno attaccato una medaglia al petto e un calcio nel sedere”  L’uomo ha una moglie ed una figlia di undici anni, ogni mese ha 400 euro di affitto da pagare insieme alle altre bollette. Quando non si riesce a far fronte alle spese familiari inizia a sgretolarsi tutto: l’umore diventa mutevole e si ripercuote inevitabilmente sulle persone più vicine, cerca di non mostrare la sua disperazione, ma si sente morto dentro: “Oggi mi ritrovo ridotto alla fame -afferma Eugenio- ma con dignità e sarei disposto a fare qualsiasi lavoro”. La moglie non è rientrata in un bando indetto dal comune per aiutare le donne disagiate perchè dalla loro dichiarazione dei redditi del 2011 risulta un reddito di 11mila euro, quindi non sono in difficoltà economica. Senza lavoro non si può affrontare il presente aspettando che la situazione migliori.

 Samanta Di Persio 

sabato 12 gennaio 2013, 17:49

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