Stop per Megalò 3 dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche

Respinto il ricorso di AKKA contro Genio Civile e VIA: tardivo e bocciato anche sul merito. WWF: "Decisione a favore dell'ambiente e della legalità"

Stop per Megalò 3 dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche

CHIETI: STOP A MEGALO 3. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche “boccia” Megalò 3 respingendo, sul piano del diritto e nel merito, il ricorso della ditta AKKA srl, attuale titolare del progetto, che aveva chiesto l’annullamento di due provvedimenti contrari del Genio Civile e della valutazione ambientale negativa espressa in ultimo dal comitato regionale VIA. Una decisione che segna un importantissimo punto a favore dell’ambiente e della legalità, pur se sulla questione è tuttora pendente un ricorso al TAR.

La ditta AKKA aveva chiamato in causa la Regione Abruzzo (il Genio Civile è oggi un ufficio regionale) cui si è affiancato il WWF con un proprio ricorso ad opponendum, affidato all’avv. Francesco Paolo Febbo. Il Comune di Chieti e l’Autorità dei Bacini non si sono invece costituiti in giudizio.

Gli avvocati di AKKA avevano, in estrema sintesi, chiesto di annullare il provvedimento col quale il Genio Civile aveva rivisto una precedente posizione favorevole espressa in conferenza di servizi e quello con cui aveva disposto l’obbligo per la ditta di ripristinare lo stato dei luoghi, modificato negli anni con l’aggiunta di terra da riporto; avevano chiesto inoltre di annullare il più recente giudizio del Comitato VIA regionale, sfavorevole al progetto.

Ciò premesso l’impugnativa di AKKA, secondo il Tribunale deve “ritenersi tardiva” rispetto ai tempi della sua presentazione. Basterebbe per bocciarla, ma i Giudici sono andati oltre ritenendo i motivi di ricorso “infondati anche nel merito”.  Il, diciamo così, cambiamento di posizione del Genio Civile e la successiva ordinanza sul ripristino fanno infatti riferimento esplicito alla morfologia e all’altimetria dei luoghi, variate con una significativa riduzione della originaria capacità di invaso e di laminazione: “da un confronto delle varie cartografie emerge inequivocabilmente una evidente attività abusiva di rinterro e riporto, effettuato dopo l’anno 2000, atteso che nel 2001 le aree in esame erano aree boscate” . Il Tribunale afferma inoltre che il contrasto del PRUSST alla base del progetto con il Piano paesistico regionale “è sufficiente al fine di dichiarare la legittimità” del giudizio negativo in sede di VIA.

“La decisione del Tribunale delle Acque – sottolinea la presidente del WWF Chieti Pescara Nicoletta Di Francesco – accoglie in pieno le nostre osservazioni. Già in sede di audizione VIA avevamo presentato una serie di mappe ricavate da Google Earth che mostravano in maniera evidente come fossero cambiate negli anni le condizioni dei luoghi dell’area interessata. Il contrasto ai progetti di cementificazione a ridosso del fiume è stato ed è per noi un durissimo e impegnativo lavoro, svolto da volontari e col solo fine di scongiurare un intervento urbanistico dannoso per l’ambiente e pericoloso per i cittadini e per chiedere a chiunque il rispetto pieno delle leggi.Ringrazio l’avv. Francesco Paolo Febbo che con competenza e costante impegno ha seguito e segue i nostri interventi legali. Quello che mi auguro a questo punto è che anche il Comune si ravveda: non si può costruire a ridosso di un fiume e anzi sarebbe ora di puntare sul consumo di suolo zero e sul recupero dell’edificato esistente e inutilizzato, di cui la città è piena in ogni sua parte”.

L’avv. Francesco Paolo Febbo aggiunge: “Il Tribunale nella sua autorevole pronuncia ha sostanzialmente accolto i nostri rilievi e questo non può che farci piacere. Dai documenti era del resto evidente una variazione dei luoghi tale da modificare in peggio la capacità di laminazione con tutto quello che ne consegue anche in termini di rischi per la popolazione”.

 

Redazione Independent

giovedì 05 maggio 2016, 18:37

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