Sicari dell'informazione

L'interpretazione semantica, sviste e protagonismo; i moderni sicari dell'informazione giornalistica.

Sicari dell'informazione
L'ignoranza della cronaca moderna in cui regna colui che vince la competizione del dubbio gusto, strillando provocazioni per compensare la mancanza di contenuti, in cui le altre posizioni del restante podio sono occupate dai copia/incolla gravati di interessi maturati sul numero delle vittime, faziose illazioni e pessime traduzioni di vecchi articoli del Daily Mirror.
Il principio del “diritto di cronaca” secondo il codice etico è il dovere alla verità, dovere nei confronti del cittadino, del lettore, di colui che a fronte di un pagamento riceve l'informazione, se è particolarmente fortunato, potrebbe anche ricevere la verità e non, una barbara interpretazione di supposizioni tendenziose.
Il giornalista è responsabile delle notizie diffuse, dovrebbe attenersi alla “Carta dei Doveri del giornalista” del Consiglio Nazionale della Stampa Italiana:
“La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra.[...]Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o […]I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie. ”
E' estremamente probabile che l'impoverimento del lessico tecnologico abbia convertito l'imperativo impiegato nella Carta dei Doveri, in un più pacato e morbido condizionale al quale anche giornalisti mediocri potessero attenersi.
Ci sono sicuramente giornalisti o editori che amano definirsi corsari, seppur più che corsari sembrano predoni alla ricerca di disgrazie sulle quali speculare allegramente.
Inutile infierire impietosamente sul titolo della prima pagina di Libero, ancor più inutile è che l'editore debba spiegare ai lettori ciò che gli animalisti sostengono da anni: “bastardo vuol dire figlio illegittimo”, appellativo più indicato per indicare le azioni degli uomini che non le razze di cani. Se tale vuol essere una questione semantica, sono giustificati i lettori che vorranno spiegare a Belpietro l'evoluzione del termine “filius mignotae”.
Grande merito a Belpietro e Feltri che hanno offerto ad un pubblico poco attento copertine più imbarazzanti di altre testate. Quando il destino ha l'audacia di portare il nome di Feltri nella mia quotidianità,avverto l'esigenza di portare alla mia memoria il commento di un amico: “ Se Feltri avesse più ironia sarebbe un personaggio di Tarantino.” L'unico modo che mi permetta di leggere gli articoli di Feltri con un sorriso e concedere comunque un barlume di umanità al suo personaggio.
Non che il doppio senso giostrato con dubbio gusto e cattiveria abbia impaginato meglio la copertina del Messaggero di Giovedì 3 Settembre 2015. La foto di Aylan titolata :“Niente asilo”, perché il piccolo Aylan non avrà la possibilità di beneficiare dell'asilo politico, non frequenterà nessun asilo, non ce l'ha fatta. Pessimo gioco di parole sul corpo di quel bambino che non ha trovato pace nemmeno con la morte. Che trova nelle parole dei commenti nuovi motivi di guerra e di odio.
Testate che acquistate o semplicemente sfogliate online, beneficiano di contributi da parte dello Stato, contributi diretti e indiretti, che indipendentemente dall'operato, dall'affidabilità, dalla faziosità o dalla manifesta corrente politica che li anima; percepiscono dallo Stato i contributi dal Fondo Straordinario per l'editoria, creato nel 2014, pari a 120 milioni di euro ripartito in 3 anni.
Meglio non indagare sui contributi stanziati negli anni precedenti.
Tutti i beneficiari dei contributi per l'editoria secondo l'Art. 3 Legge 250/1990 e s.m. - D.L. 18/05/2012 n. 63 conv. dalla Legge 16/07/2012, n. 103) sono pubblicati direttamente qui:
  
 
I contributi indiretti per l'editoria, noti come :“agevolazioni di credito alle imprese del settore editoriale” e “agevolazioni di credito d'imposta per l'acquisto di carta utilizzata dalle imprese del settore editoriale”, che nel 2012 erano di € 42.036 per il corriere dello sport, € 83.689 per Rcs quotidiani o € 252.042 per Mondadori.
Sono anni che il trend dell'editoria si sta evolvendo in formato digitale, non solo per una questione ecologica: quella che oggi viene propinata per informazione in formato cartaceo è destinata a diventare immondizia nel giro di pochissime ore, eppure lo Stato ritiene doveroso contribuire a favorirlo. Ma considerando che i quotidiani, come le riviste in genere , oltre ad essere vendute al pubblico, raccolgono anche inserzioni pubblicitarie, non certo per ospitalità, bensì a fronte di un pagamento. Non sarebbe più efficiente un'editoria che non sia finanziata dallo Stato, che non gravi sulle spalle dei contribuenti, ma che si sostenga autonomamente, come ogni impresa, in base al proprio operato?
I quotidiani attuali altro non sono che la rivista arrotolata, brandita come minaccia da una fazione politica nei confronti del cane disobbediente.
Non per ragioni politiche o simpatie contesto titoli shock e articoli dei quotidiani, bensì per il dolore che mi arreca destinare le mie tasse a anche a questo.
N.O.

giovedì 19 novembre 2015, 14:31

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