Sgominata pericolosa 'cellula' ndranghetista in Abruzzo: manette per 15 persone

Soggetti calabresi e abruzzesi indagati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, usura ed altro

Sgominata pericolosa 'cellula' ndranghetista in Abruzzo: manette per 15 persone

SGOMINATA PERICOLOSA 'CELLULA' NDRANGHETISTA IN ABRUZZO. La temibile ndrangheta è anche in Abruzzo, inutile continuare a fare finta che dalle nostre parti non ci sia perchè non sono interessati, perchè c'è la malavita locale, perchè il territorio è immune ed ha i giusti anticorpi, etc etc etc. Una operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di L'Aquila e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo Provinciale di Chieti, ancora in corso, e che ha prodotto 28 ordinanze applicative di misure cautelari di cui 10 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 9 non detentive e interdittive, nei confronti di soggetti calabresi e abruzzesi, ha rivelato esattamente il contrario.

Le accusa per gli indagati sono infatti di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, usura ed altro.

Le investigazioni, condotte per oltre due anni nel più stretto riserbo, hanno consentito di evidenziare come la “cellula” ‘ndranghetista abruzzese, con a capo un 36enne di origini calabresi e da tempo residente sulla costa chietina, avesse consolidato un efficiente e proficuo canale di approvvigionamento di ingenti quantità di stupefacenti (prevalentemente cocaina) da un analogo gruppo di affiliati alla ‘ndrangheta, stanziati in Lombardia, a loro volta riconducibili, per vincoli di sangue o parentela acquisita, alle famigerate famiglie della “Locale di Platì”, dai quali approvvigionavano carichi di cocaina con cadenza periodica.

Il denaro accumulato con lo spaccio di droga veniva poi reinvestito per acquistare ristoranti, sale scommesse da gioco, per comprare autosaloni, complessi turistici di grandi dimensioni oppure per essere prestato a tassi usurai ad imprenditori in difficoltà. In un caso a fronte di un prestito di 20.000 euro la vittima doveva restituire, dopo un mese, la somma di 40.000 euro. Il malcapitato, nell’arco di pochi mesi, si è visto costretto a pagare oltre 220.000 euro facendo anche ricorso, per costringerli a pagare, ai tipici metodi mafiosi: minacce incendi di negozi, di autovetture, ovvero appropriandosi di beni materiali per valori evidentemente superiori al debito (veicoli, merci, etc).

L'operazione, che ha disarticolato un sodalizio riconducibile alla 'ndrangheta reggina, e' tuttora in corso in varie Provincie dell'Abruzzo, Lombardia, Calabria e Campania. Oltre 100 i militari dell'Arma impiegati e supportati da unita' cinofile ed elicotteri. Sequestrati beni per svariati milioni di euro.

Redazione Independent

martedì 21 febbraio 2017, 13:30

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