Scuola: i Cobas e altre sigle minacciano lo sciopero. Apertura a rischio?

La protesta: "Sono 13.000 i positivi tra docenti e ATA. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti perche' le immissioni in ruolo del ministro Azzolina sono un flop"

Scuola: i Cobas e altre sigle minacciano lo sciopero. Apertura a rischio?

A RISCHIO LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE. I COBAS MINACCIANO LO SCIOPERO. Un altro ostacolo incombe sulla ripartenza dell’anno scolastico post lockdown e in emergenza Covid. Uno sciopero di due giorni, proclamato dai sindacati di categoria, per il 24 e 25 settembre potrebbe ritardare il rientro nelle classi d'Abruzzo. “Insicuri a scuola, sicuri nella lotta”: questo lo slogan della protesta di due giorni proclamata da USB, UNICOBAS, COBAS e CUB. “Sono 13.000 i positivi tra docenti e ATA. Questi i dati che emergono dai test effettuati sul personale della scuola a pochi giorni dalla riapertura. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25.000 sulle 80.000 previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte”, si legge nel comunicato dell’USB.

I MOTIVI DELLA PROTESTA. Si sciopera, quindi, per dire no a un concorso selettivo che non si potrà svolgere e per chiedere l’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50000 unità di personale ATA in più e full time per i 4000 ex LSU assunti part time. Si chiedono investimenti veri nella scuola pubblica statale. “A tutt’oggi –spiegano i sindacati- sono irrisolti i principali problemi per la ripresa in sicurezza: gli edifici non sono stati messi a norma, non si sono trovati i nuovi locali e il personale aggiuntivo per evitare le ’classi pollaio’, nessuno sa come affrontare la questione di lavoratori e studenti ’fragili’ cioè esposti a maggiore rischio in caso di contagio, non è garantito il lavoro a distanza per ATA e docenti, manca il cosiddetto ’organico Covid’, non si sono stabilizzati i precari e le nuove graduatorie presentano molti, troppi errori”. E continua: “Anche sulla didattica digitale restano aperti tanti interrogativi sul come garantire il diritto universale all’istruzione nell’ipotesi di ripresa della pandemia”.

Redazione Independent

giovedì 17 settembre 2020, 12:47

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