Scatto pre-elettorale di Mascia: «Il Teatro si farà»

Irrealizabile il progetto del Teatro dell'Adriatico (i soldi dove sono?) ma è già pronta la società che gestirà la struttura

Scatto pre-elettorale di Mascia: «Il Teatro si farà»

TOH, CHI SI RIVEDE: IL TEATRO. “Abbiamo compiuto un altro passo in avanti concreto, tangibile e documentabile per la realizzazione del Teatro, un obiettivo che intendiamo raggiungere nell’interesse esclusivo della città e di quelle centinaia di associazioni, organizzazioni, gruppi artistici che gravitano, vivono, lavorano a Pescara e che da anni chiedono la disponibilità di uno spazio, di un vero teatro in cui poter fare produzione teatrale, laboratorio, sperimentazione e soprattutto rappresentazione e messa in scena, un teatro che, per essere definito tale, ne abbia le caratteristiche, dunque una ottima capacità acustica all’avanguardia, un allestimento tipicamente teatrale, una buona capienza e, ovviamente servizi collaterali, a partire da un punto ristoro”. Toh, chi si rivede: il progetto del Teatro dell’'Adriatico.

MASCIA NON LASCIA, ANZI RADDOPPIA. Pensavamo che il sindaco Mascia se ne fosse dimenticato, che avesse accantonato questa ambiziosa idea, e invece ieri ha emanato un comunicato nel quale, anziché lasciare, raddoppia. "“La realizzazione del nuovo Teatro -– ha spiegato il 'delocalizzatore' -– ci ha posto di fronte a due problematiche, ossia quelle inerenti la provvista finanziaria necessaria, e quella della futura gestione della struttura culturale. Va subito rimarcata l'’importanza che una tale struttura può assumere nel contesto della vita culturale locale e la necessità di garantire, quindi, una gestione efficiente e proiettata anche fuori dai confini comunali, ma comunque capace di rispondere anche alla domanda locale”". L'’ipotesi di esternalizzare la gestione a un Ente partecipato dal Comune, specifica Mascia, "risulta fortemente collegata alla necessità di riuscire a coinvolgere operatori e organismi dotati di un’esperienza specifica nel settore, dunque adeguati sia sul piano organizzativo che artistico".

BAMBOLE, NON C'E' UNA LIRA. Il problema, alla fine, sono sempre i soldi che scarseggiano: "La particolare difficoltà che oggi caratterizza la finanza locale determina una sempre minore disponibilità di risorse - ammette il sindaco - Per ovviare a tale difficoltà è necessario che nella gestione della nuova struttura siano impegnate anche risorse di provenienza privata, pensando all’attività in termini di redditività economica, ma comunque con la consapevolezza che è impensabile una gestione capace di autofinanziarsi e quindi appetibile sul mercato. La gestione del teatro comunale non può rappresentare un’attività lucrativa, anche perché dobbiamo garantirne l’accesso e l’utilizzo anche alle classi sociali meno agiate, attraverso una gestione volta a contenere i costi per i fruitori". Insomma, puntare a una sinergia con i privati è quasi inevitabile. E Mascia vuole portare in consiglio una proposta di delibera relativa alla costituzione di una società mista che si occupi di gestire il Teatro dell'Adriatico.

LE CRITICHE DI SEL. "Sul piano gestionale - dice infatti il primo cittadino - miriamo alla costituzione di una società a capitale pubblico-privato, capace di aggregare, oltre al Comune, anche un socio con capacità finanziarie tali da garantire sia la fase dell’individuazione del progettista e dell’impresa che costruirà il teatro, sia la fase successiva di gestione della struttura”. Sul piano della funzionalità, il centrodestra punterà "sul pieno utilizzo degli spazi, svolgendo anche attività collaterali a quelle di spettacolo, come la convegnistica e la formazione specifica". Poche ore prima della solita nota trionfale di Mascia si era però fatta sentire Sel, esprimendosi proprio sul Teatro dell’Adriatico: "Invece di spendere soldi per la costruzione di nuove opere - afferma Roberto Ettorre - il sindaco garantisca la fruizione delle strutture già esistenti con un coinvolgimento diretto degli operatori culturali". Sel fa vari esempi, tra cui spiccano il teatro Michetti, il Museo del Mare e l’incompiuta Città della Musica. "Se è vero – conclude Ettorre – che ogni Faraone vuole la sua piramide, ciò non può essere fatto a scapito delle strutture culturali esistenti nella città, quindi a danno di tutta la collettività, ma si sa: alcuni italiani preferiscono le inaugurazioni alle manutenzioni". Verissimo.

Giulio Bertocciani

giovedì 26 settembre 2013, 10:03

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