Ridere quando non si può

Carcere di Pescara - Abruzzo Independent non è lì per sentire barzellette. La speranza passa attraverso il sorriso

Ridere quando non si può

RIDERE QUANDO NON SI POTREBBE - Domenica 18 marzo. Ore 16:03. E' un pomeriggio caldo, fuori c'è il sole ma tu non sei al mare nè allo zoo parco La Rupe. Li vedi entrare alla spicciolata nella grande sala teatro del penitenziario. Sono in tanti, quasi 200 spettatori. Provi a guardarli simulando indifferenza ma non è così che va: ognuno ricambia il tuo sguardo, fissandoti dritto negli occhi. Senti montare una strana sensazione, un misto tra paura e attrazione. Eppure dovresti esserci già abituato: non è la prima volta che sei lì. Ma ogni volta è sempre più forte e ti senti intruso in quel "mondo perfetto" fatto di orari, celle, docce, mensa, sala colloqui, televisione, ore interminabili, pazienza, disperazione, solitudine e speranza nel futuro. Ti riprendi e provi ad ambientarti. Parli dell'iniziativa "Festival dell'Umorismo" col capo della sicurezza, ma è poco quello che la tua mente riesce a registrare. Sei troppo preso dai sensi e, come un radar, cerchi di captare ogni suono, ogni sguardo, ogni odore ed altro dettaglio, apparentemente insignificante: come quella finestra sul cortile da cui filtra la luce dell'esterno.

LA SPERANZA ATTRAVERSO IL SORRISO - Senti una voce che t'invita a sedere in prima fila. Lo show sta per iniziare. Scegli l'angolo più isolato, alla destra di Federica Caputo, una delle migliori educatrici. Ma alle tue spalle avverti fisicamente il peso del crimine: centinaia di detenuti che sommati si traducono in quanti anni di galera? Immagini le condotte delittuose e che cosa possa essere andato storto nelle loro vite: scippi, rapine, truffe, spaccio di droga, usura, estorsioni etc .. etc ... E mentre stai viaggiando con la mente vieni risvegliato daIla voce del presentatore, Paolo Minnucci, che ha appena chiamato Marialucia Avantaggiato. Questa persona ha un potere speciale, basta ascoltarla per capire quanto sia autorevole. «Ringrazio tutti voi per questa giornata di serenità che ci avete regalato», dice alla platea di spettatori. Le viene chiesto come fosse la situazione carceraria e lei, come una madre protettiva, risponde che «I detenuti vanno benissimo. Stanno facendo il loro percorso trattamentale. Questa è un'occasione di reiserimento sociale». E in quel preciso momento tu trovi la chiave per descrivere questa giornata diversa. "Ridere anche quando non si potrebbe": è il senso della risata, forse anche dell'autoironia, che può servire a superare una delle condizioni più estreme della natura umana.

LA GARA TRA BARZELLETTIERI - La gara è, a tratti, molto divertente. Il pubblico è caldo. Fa sentire la "pressione" ed alzare l'adrenalina dei partecipanti con fischi, battiti di mano e grida d'incitamento. I barzellettieri (volontari dall'esterno) hanno circa 10 minuti a testa per convincere la platea di detenuti/giudici. Sono coraggiosi a salire lì sopra: sanno bene che ogni loro espressione, ogni tuo gesto, oltre che ogni tua barzelletta, sarà vivisezionato con l'analisi di chi è costretto - suo malgrado - ad ascoltare. Comincia Umberto Cascini, un ragazzo col pizzo dell'hinterland pescarese, molto bravo e forse vero vincitore morale. Poi gli altri, tutti simpatici e motivati. I nomi? Roberto Propolino, Germano Bozzelli, il "principe della marineria" Cetteo Pennese, un ragazzo divertente di Montesilvano (Luca Memmo Di Blasio) e Valerio Bazzilavecchia.

LA PROCLAMAZIONE DEI DETENUTI - Sono le 18.06. L'ultimo paroliere ha appena terminato l'esibizione. Si comincia la conta dei voti. Nell'attesa salgono sul palco due giovani cantanti. C'è la parentesi musicale. D'altronde come potrebbe mancare? Le performance di Marco Corneli (cover di Francesco De Gregori "La donna cannone") e Pietro Di Bari (cover dei Modà) aiutano ad entrare in un clima di conciliazione. Applausi. Sale sul palco il presentatore che proclama vincitore, per 73 voti, Mario Morelli detto "Bracalone". Le barzellette erano tutte simili, spinte e boccaccesche, su argomenti quali sesso, carabinieri, dottori, mogli, corna, imbrogli, situazioni ingarbugliate, ruberie, blasfemie e quant'altro. Ma non è questo l'importante. Contava dare una prova di amore, simpatia e vicinanza a tutte quelle 200 persone, che si trovano a vivere la condizione del trattamento. Senza libertà, con restrizioni, pieni di incertezze e sofferenza. Tutti hanno diritto ad una seconda chances. E la speranza di un futuro migliore, spesso, passa anche attraverso una sana risata.

Il Subdirettore 

domenica 18 marzo 2012, 18:52

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