Quando l'uxoricida non finisce in cella: il 'caso' a Pescara

Il giudice assolve Giulio Cesare Morrone, reo cofesso dell'omicidio della moglie, per intervenuta prescrizione

Quando l'uxoricida non finisce in cella: il 'caso' a Pescara

E' una notizia che certamente desterà scalpore ed un fiume di polemiche. Il giudice del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha assolto per intervenuta prescrizione, non essendo stata riconosciuta l'aggravante dei futili motivi, che avrebbe reso il reato di omicido volontario aggravato dall'uxoricidio imprescrivibile, l'assassino reo confesso di Teresa Bottega.

Sarandrea, infatti, ha applicato alla lettera il condice di procedura penale che prevede la prescrizione anche per il reato di omicidio volontario, dopo 20 anni dalla sua commissione. Il pubblico ministero Valentina D'Agostino aveva chiesto per il reo confesso la condanna a 16 anni di reclusione.

La vicenda di Teresa Bottega è sempre stata avvolta nel mistero. All'epoca della sua sparizione la donna aveva 35 anni ed era madre di due bambini piccoli, quando scomparve da Villa Raspa di Spoltore (Pescara). Secondo la ricostruzione fornita in aula ben ventitrè anni la donna venne prima colpita con un pugno al volto dal marito al termine di un litigio scaturito da una serie di problemi all'interno della coppia e poi, sempre secondo la sua prima confessione, strangolata fino alla morte.

La decisione del gip desta meraviglia poichè arriva dopo la clamorosa confessione di Giulio Cesare Morrone, 54 anni, che per anni, invece, ha raccontato che la moglie si fosse allontanata volontariamente. A svelare il mistero della sparizione di Teresa Bottone, benchè le sorelle ed i figli non avessero mai creduto a questa tesi, è stata la confessione resa dall'assassino ad un sacerdote della provincia di Pescara. Il prelato, in barba al vincolo del "segreto della confessione", aveva poi deciso di vuotare il sacco e denunciate alla polizia che era a conoscenza di qualcosa di spaventoso. Da lì le indagini.

Morrone, messo sotto torchio dagli inquirenti, aveva ammesso di avere ucciso la moglie, durante una notte del marzo 1990, e poi di avere guidato fino ad un piccolo comune delle provincia di Ferrara per occultarne il cadavere, gettandolo dentro un torrente. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Comprensibile lo sdegno tra i parenti della vittima, una figlia e tre sorelle, presenti anche loro in aula insieme all'imputato, che non ha trascorso un solo giorno in carcere. L'assassino ora è a piede libero. Pare che uscendo dal tribunale qualcuno l'abbia udito pronunciare queste parole: «Sia lodato Gesù Cristo». Questa è la legge terrena. Italiana. Sed lex dura lex

Redazione Indepenent

giovedì 07 novembre 2013, 18:39

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