Processo "Mare-Monti", La noia di Luciano D'Alfonso

I legali del "Faraone" e dei Toto hanno chiesto il trasferimento a Roma. Varone (Pm): Reati commessi qui

Processo "Mare-Monti", La noia di Luciano D'Alfonso

PROCESSO "MARE MONTI". LA NOIA DI LUCIANO D'ALFONSO. La noia giudiziaria per l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sulla grande incompiuta tra Pescara e Penne, la strada "Mare-Monti" e per la quale sono stati spesi oltre 6 milioni di euro, potrebbe costare caro al Faraone d'Abruzzo.  Così come è successo recentemente in Sardegna il leader del Pd, Matteo Renzi, potrebbe impedirne la candidatura alle elezioni primarie, anche se la posizione del due volte sindaco di Pescara, all'epoca Presidente della Provincia, è marginale.

La buona notizia per D'Alfonso è che il Gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha disposto il rinvio al prossimo 13 marzo, cioè quando le primarie del centrosinistra si saranno già svolte, per decidere sulla richiesta dei legali di D'Alfonso e dell'altro grande imputato, l'imprenditore teatino Carlo Toto, sul difetto di competenza nel giudizio da parte del Tribunale di Pescara. Secondo il Pm Gennaro Varone (quello del processo Housework) i reati sarebbero stati commessi a Pescara e non a Roma.

UNDICI PERSONE COINVOLTE. Le persone rinviate a giudizio, oltre Luciano D'Alfonso - all'epoca dei fatti Presidente della Provincia di Pescara che aveva appaltato i lavori - sono: Carlo Strassil, coinvolto anche nelle inchieste appalti G8 e terremoto a L’Aquila e arrestato il 19 aprile 2010; Fabio De Santis, coinvolto nell’inchiesta appalti G8 e responsabile del procedimento; Valeria Olivieri, commissario straordinario; Cesare Ramadori, Cda Toto Spa; Carlo, Alfonso e Paolo di Toto Spa; Paolo Lalli, direttore dei lavori; Michele Minenna, dirigente Anas; Angelo Di Ninni, incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante.

Redazione Independent

giovedì 09 gennaio 2014, 09:22

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