Onore agli Antieroi

L'Italia saluta il campione Pietro Mennea e il poliziotto Antonio Manganelli. Erano coetanei e meridionali

Onore agli Antieroi

MENNEA E MANGANELLI: DUE ANTIEROI CHE HANNO ONORATO L'ITALIA. Oggi è stato un brutto giorno per noi italiani: se ne sono andate due persone straordinarie: Pietro Mennea il campione e Antonio Manganelli il poliziotto. Erano quasi coetanei, tutti e due meridionali, tutti e due morti dello stesso male. Chi per un verso chi per un altro, hanno mantenuto alto il nome del nostro paese in campi differenti: nello sport e nella lotta alla Mafia. Ma pur essendo così diversi i due erano dotati della stessa grande umanità. Mennea non è stato solo quel grande campione che pur non disponendo di un fisico possente, come quello dei velocisti americani, ha conseguito un record del mondo quello dei 200 m. per 17 anni: Mennea era plurilaureato e come avvocato si è occupato di una class action contro la Lehman Brothers, è stato parlamentare europeo ed insegnante universitario presso la "Gabriele D'Annunzio" di Chieti-Pescara. Memorabile è stato l'incontro che ebbe con un altro campione Muhamed Alì: Cassius Clay quando conobbe Mennea meravigliato escamò «e che l'uomo più veloce della terra è bianco?», la "freccia del sud" rispose «ma io dentro sono più nero di te».

MANGANELLI LO SBIRRO DAL TRATTO GENTILE. Manganelli è stato un fedele servitore dello Stato che ha legato il suo nome alle inchieste condotte a fianco di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per combattere la mafia e la camorra. Partecipò in prima persona alla cattura di Buscetta che gli conservò sempre stima e rispetto. Fu tra i primi a capire i collegamenti tra Cosa Nostra e Marcello Dell'Utri quando Berlusconi era solo un imprenditore amico di Bettino Craxi presidente del consiglio. In un rapporto della Criminalpol del 28.3.85 scriveva «..si è anche accennato ai provati collegamenti tra il mafioso Vittorio Mangano e il Dell'Utri e alla posizione di quest'ultimo quale uomo di fiducia del noto Silvio Berlusconi». Manganelli era un poliziotto incorruttibile, ma dal tratto gentile e rispettato perfino dai malavitosi. Il pentito Nino Calderone disse al poliziotto al momento dell'arresto, dopo essersi sincerato di non essere sposato, «allora faccia conto da questo momento di avere moglie e tre figli, perché io le affido la mia famiglia». Forse però la sua figura è degna di essere ricordata più che per la lotta alla criminalità organizzata, per la sua capacità di ammettere umilmente gli errori commessi dalla polizia e di chiedere scusa. Dopo la morte del giovane Federico Aldrovandi, in seguito ad un controllo di polizia, Manganelli scrisse una lettera ai genitori del giovane chiedendo loro scusa per i comportamenti deviati dei 4 poliziotti che poi furono condannati, e incontrò personalmente la madre del ragazzo. Ancora chiese scusa dopo la conferma in Cassazione delle condanne per falso per le vicende del G8 a Genova pur non essendo responsabile della "macelleria messicana". Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, alla notizia della morte di Manganelli, sulla pagina di Facebook ha scritto «E' morto Manganelli. A me dispiace sinceramente, e mando un abbraccio alla sua famiglia». «Manganelli ha rappresentato senza dubbio un punto di riferimento per tutte le forze dell'ordine riuscendo a dare ai cittadini l'idea di una polizia democratica e vicina», ha detto il presidente della regione Molise, una frase questa che ogni italiano onesto non può non condividere.

Clemente Manzo

giovedì 21 marzo 2013, 22:16

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