Non si contestualizza uno stupro

" All'epoca usava cosi' in Africa orientale. " e su questa affermazione si apre uno dei piu' infami comportamenti dell'Italia, dei quali se si tace non e' affatto per decenza quanto per ignoranza

Non si contestualizza uno stupro

NON SI CONTESTUALIZZA UNO STUPRO. Sono parzialmente contraria all'imbrattamento di statue o monumenti, ma... Uso una proposizione avversativa cara a molti, in questo come in altri contesti, fastidiosa quanto frequente “non sono razzista, ma...” Perché la questione riguarda entrambe le discriminanti: etnia e genere. Qualche giorno fa la statua di un noto giornalista è stata nuovamente imbrattata; che sciagura! Eppure, la vera sciagura è che sia stata precedentemente ripulita: già a marzo 2019 la statua, realizzata dallo scultore Vito Tongiani, venne imbrattata. Quella vernice rosa che ornava la statua di un fiero rappresentate del machismo del secolo scorso aveva un suo elegante fascino. Forse il rosa era una scelta azzardata dato il soggetto, data la morale di chi subì la rosea imbiancata; perché la vittima del soggetto, ricordiamolo con le parole del giornalista - era un bell'animalino -. Tanto per chiarezza, il bel animalino aveva un nome: Destà, Fatima per volontà del primo pseudo-marito, o pedofilo in trasferta se si ha l'onestà per riconoscerlo. Non in una sola occasione, ma sovente, costui raccontò con baldanza e orgoglio di come mercanteggiò l'acquisto di una vergine di 12 anni. “All'epoca usava così in Africa orientale.” e su questa affermazione si apre uno dei più infami comportamenti dell'Italia, dei quali se si tace non è affatto per decenza quanto per ignoranza. Quello che il giornalista riteneva normale in quei luoghi era il “madamato”, ovviamente senza menzionare che questa pratica, o contratto, fu istituita dagli italiani nelle colonie orientali in Africa nel 1935, che tale pratica divenne reato, punito con la reclusione, con le leggi razziali del 1937. Quel virile passatempo produceva effetti negativi, non solo a breve termine. Chi oggi, con poca accortezza, parla d'invasione dell'Italia, ha ben chiaro quanto fuori dai confini si siano spinti gli spermatozoi dei loro nonnini; più che invasione potrebbe semplicemente essere definito un ricongiungimento parentale.

Il madamato fu l'alternativa più sana all'andare a puttane: se gli uomini non erano in grado di tenere a bada il pene, era dunque opportuno tutelarne la salute, fornirgli una moglie, illibata, consenziente e temporanea, onde rischiare malattie veneree in terra straniera. Uno dei protagonisti di questa situazione, il giornalista, accennò del suo insolito acquisto in “Storia d'Italia”, ma per molti dell'era informatica, la storia è più conosciuta nell'intervista de “L'ora della verità” 1969, facilmente repetibile su Youtube.

Nuovamente parlò dell'episodio, con altrettanta baldanza, in un'intervista di Enzo Biagi del 1982 - aveva dodici anni, ma non mi prendere per un Girolimoni, a dodici anni quelle li’ erano già donne.- si giustificò il giornalista. Ma Girolimoni però non stuprò nessuna donna o bambina, fu un caso mediatico, la volontà fascista di trovare un colpevole qualsiasi, e questo nel 1982 era noto a chiunque, giornalista incluso. Girolimoni fu prosciolto nel 1928 da tutte le accuse da suo carico, seppur la sua vita ne fu rovinata per sempre. Nuovamente costui raccontò della vicenda nel 1994 in una puntata di “Eppur si muove” in cui Serena Dandini non incalzò affatto per avere maggiori dettagli, e le risposte dell'intervistato confermarono quanto già tristemente noto sulla vicenda, senza alcun accenno di colpa. Ma per chi ha avuto pazienza e voglia di leggerlo, il racconto è un atto pubblico vergato dal soggetto stesso ne “La stanza di Montanelli” del 12 febbraio 2000. Dove definì il rapporto con Destà – Una specie di «leasing», cioè di uso a termine. Prezzo 350 lire (la richiesta era partita da 500), più l'acquisto di un «tucul» , cioè una capanna di fango e paglia del costo di 180 lire.- Seppur nell'intervista del collega aggiunse anche di averla acquistata insieme a un cavallo e un fucile.

Prosegue la narrazione dei dettagli di quel rapporto - Faticai molto a superare il suo odore, dovuto al sego di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressoché insormontabile (ci volle, per demolirla l'intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile.- A detta dello scaltro giornalista, che fin troppo spesso nelle interviste cambiò l'età della sua vittima, a dodici anni una donna dell'Africa orientale era già donna, vergine, ovvio, ma pur sempre donna se si tratta di assecondare le smanie di un ufficiale italiano. Leggendo queste interpretazioni del pensiero femminile, mi viene in mente il pensiero di una donna che stimo “Secondo recenti studi quando un uomo parla a nome delle donne, spara una minchiata” e aggiungerei che, se a farlo è un uomo adulto nei confronti di una bambina, spesso è solo un modo per giustificare l'incapacità di essere uomo, per scagionare il suo comportamento riversando su altri ogni responsabilità, in questo caso una bambina. Seppur qualche individuo si sente nella posizione di contestualizzare, pur riconoscendo del Travaglio la sua origine o il semplice cognome, ribadisco il concetto precedentemente espresso: spara una minchiata. La tenerezza e l'affetto per una bambina non si mostrano nella violenza dell'atto sessuale, o nell'illusione di aver originato la vita attraverso un corpo. Per decenni di quella vita, e di una sua ipotetica prole, non se ne curò affatto in termini di salute, crescita o possibili doveri.

Giustificare con “ma da quelle parti è normale” è la legittimazione al turismo sessuale in quei luoghi in cui povertà e disperazione rendono tutto accessibile, anche il corpo di una dodicenne; e in questo, è da riconoscere la sconsolante e meschina realtà, le statistiche ancora attestano “prima gli italiani”. In un Paese che, seppur civilizzato, non elabora il senso di civiltà, ciò che è monumento d'iniquità, violenza, discriminazione e ingiustizia; ciò che “va contestualizzato” seppur eretto nella pubblica piazza, quand'anche il discutibile senso etico e morale si palesa creando emuli e sterili giustificazioni, non dovrebbe essere deturpato, deve essere rimosso. Dove l'ignoranza, la tifoseria storico/politica e la superficialità individuale; conducono alcuni soggetti, spesso fazioni, a sostenere “ma ha fatto anche cose buone”, le vittime sono un effetto collaterale. Perché alcune contestualizzazioni rappresentano un alibi per protrarre tali comportamenti o giustificarli; eppure, per lo stupro di vostra nonna non avreste giustificazioni.

Nomino Orientale

lunedì 22 giugno 2020, 12:14

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