Noi contro le barche che affondano

Neppure 5 giorni e (non) piangiamo già il primo piccolo profugo morto in mare e la morte di altri fratelli in fuga dalla disperazione e dalla guerra

Noi contro le barche che affondano

Neppure 5 giorni e (non) piangiamo già il primo piccolo profugo morto in mare e la morte di altri fratelli. Chiediamo scusa se distraiamo dalla bulimia di auguri, di cibo e di amore che dura, spesso, il tempo di una settimana. Per noi però, non si può perdere la capacità di indignarsi né quella di denunciare. Il 24 dicembre la strage della vigilia di Natale: 19 migranti morti, tra questi anche sei bambini, al largo di Izmir, nel mar Egeo. Altri sei piccoli Aylan ed i loro genitori. Il nuovo anno è stato battezzato da un'altra morte in mare: un piccolo siriano di due anni, Khalid, deceduto per ipotermia ancora nel mar Egeo durante il viaggio verso la Grecia. Oggi la notizia di una nuova tragedia: 34 morti, di cui almeno 3 bambini, nel naufragio di un traghetto diretto verso Lesbo. Un piccolo di 4 mesi morto di freddo in una tenda in Turchia. Il minimo sindacale che tutti noi siamo chiamati a fare, per il nostro esser parte della comunità umana, è non smettere di vedere, non smettere di denunciare e di sentire compassione (etimologicamente "sentire insieme"), educarci ed educare a questo e tendere la mano per accogliere ed offrire soluzioni. Per far vivere e restare anche noi vivi, vivi dentro.

Giada C

martedì 05 gennaio 2016, 18:29

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