Nel teramano ritorna a sgorgare l'acqua potabile. Serve una nuova rete?

Una frana avrebbe provocato la rottura bis dell'adduttrice Gran Sasso isolando molti comuni. Teramo 3.0: "Il progetto dal 52 milioni di D'Alfonso non serve"

Nel teramano ritorna a sgorgare l'acqua potabile. Serve una nuova rete?

NEL TERAMANO RITORNA A SGORGARE L'ACQUA POTABILE. Può sembrare un'esagerazione scrivere che nel teramano è tornata a sgorgare l'acqua potabile dalla fonte. Eppure questo linguaggio, forse un po' troppo aulico, ben si adatta al disagio vissuto fino ad ieri da 35mila famiglie dei comuni di Teramo, Basciano, Canzano, Controguerra, Mosciano, Nereto, Notaresco, Sant'Egidio alla Vibrata, Sant'Omero, Castellalto e Castiglione Messer Raimondo erano ancora senza servizio per la doppia rottura all'adduttrice Gran Sasso. Tra l'altro il disservizio ha provocato la chiusura delle scuole, dunque procurando ulteriori grattacapi ai genitori lavoratori alle prese con i figli cui badare dentro le mura di casa.

LE RAGIONE DELLA ROTTURA. Secondo una ricostruzione dei tecnici della Ruzzo Reti sarebbe stata una frana provocata dalle abbondandi piogge all'orgine del disservizio, una tesi però fortemente criticata dalla consigliera comunale Maria Cristina Marroni. L'esponente di Teramo 3.0, prendendo spunto dal faraonico progetto da 52 milioni di euro per il potenziamento dell'Acquedotto del Ruzzo si lancia in una profonda analisi su fatti e circostanze di rilievo. "L’abbandono della pianificazione e delle manutenzioni - spiega la Marroni - ha aumentato i rischi e la dispersione idrica, favorendo il progetto di potenziamento della potabilizzazione che oggi viene spacciata come la panacea di tutti i mali, quando invece questo incidente ha messo a nudo la fragilità dell’acquedotto e la dissennata inversione delle priorità: in luogo di manutenere una rete vecchia di 80 anni che ha la capienza necessaria al benessere dell’intera provincia, si preferisce puntare sulla potabilizzazione di acque di pessima qualità e non di sorgente, adducendo come giustificazione la carenza idrica causata non dall’aumento dell’utenza, ma proprio dalla gestione sconsiderata della rete esistente". A sostegno della tesi della Marroni anche il parere del geologo della Regione Abruzzo il quale avrebbe indicato come causa naturale della frana le infiltrazioni d’acqua sgorgata dalla prima.

Redazione Independent

mercoledì 11 marzo 2015, 10:33

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