Napoli Centrale compie oggi 40 anni

Napoli Centrale è stato il gruppo musicale che più di ogni altro, negli anni ‘70, ha stravolto gli schemi abituali della musica in Italia

Napoli Centrale compie oggi 40 anni

«James, sei felice?» «No; rifatemi questa domanda il giorno in cui Miles Davis sarà in testa alla hit parade» .Questo dichiarava James Senese ad un giornalista dopo uno dei suoi numerosi concerti.
Napoli Centrale è stato il gruppo musicale che più di ogni altro, negli anni ‘70, ha stravolto gli schemi abituali della musica in Italia. Formatisi dal nucleo degli Showmen dopo l'ultimo scioglimento di quel gruppo, quando James Senese e Franco Del Prete, insieme con il tastierista americano Mark Harris ed il bassista inglese Tony Walmsley, adottarono un genere originale composto da jazz-rock e musica popolare napoletana abbandonando ogni traccia di rock progressivo dietro di loro. “Sono sempre stato in controtendenza con il sistema, anche in tempi non sospetti… Potevo vivere abbondantemente di luce riflessa grazie al successo avuto con gli Showman, ma io ho voluto creare qualcosa di completamente nuovo, di totalmente diverso. Insieme con Franco Del Prete ho fondato Napoli Centrale e, da quel momento, ho iniziato a comporre i miei primi brani, la mia musica.” Il loro album d’esordio, appunto ‘Napoli Centrale’, composto da sei brani, propone una musica che rispecchia in pieno le radici napolamericane di James Senese, figlio di una signora napoletana, Anna Senese e di un soldato statunitense, James Smith. “Io sono per metà americano e, ancora oggi, è fortissimo in me il richiamo di quella terra, sento il bisogno fisico di stare insieme con la mia gente, non è un fatto di colore. Ma è ancora più forte il fatto di essere napoletano e di avere la mia famiglia qui.” Le sonorità di questo album sono sconvolgenti, non solo per i continui richiami al sound elettrico del Miles Davis dell’epoca, pioniere in questo senso, e ai Weather Report di Joe Zawinul e di Wayne Shorter (eccellente l’intro di ‘'O Lupo S’Ha Mangiato 'A Pecurella’), come soprattutto il liricismo di John Coltrane (ovunque presente nella musica di James Senese), ma anche e soprattutto perché segna un punto di svolta nel linguaggio della scuola musicale napoletana, con le strutture completamente diverse da quelle tradizionali, con un nero che canta in napoletano e con una musica che non è melodica ma d’avanguardia. Una rivoluzione completata dai testi di Franco Del Prete, che affrontano i temi dell'emigrazione, della povertà, dello sfruttamento e dell'inesorabile passaggio dalla società agricola a quella industriale, con riferimenti particolari, presenti ancora oggi nei dischi della band, al consumismo sfrenato. “Il sistema sociale che oggi viviamo ha fatto in modo che una parte dei sentimenti si perdessero, la televisione in particolare ti abbaglia di continuo con la spinta al consumismo. Un ragazzino viene completamente plagiato dalla pubblicità, desidera tutto con il minimo sforzo, anche se non ha alcuna disponibilità economica. E questo è un grosso male!”. La voce urlante di Senese ha avuto un impatto devastante nel panorama musicale, con brani come ‘Campagna’, ‘A Gente ‘e Bucciano’, ‘Viecchie Mugliere Muorte e Criature’, il suo sax graffiante è ancora oggi un punto di riferimento ben preciso, il sound di Napoli Centrale è unico al mondo ed ancora oggi, dopo quarant’anni di attività, è un marchio indelebile.
Sì, oggi Napoli Centrale festeggia i 40 anni dall’uscita di quel primo lavoro discografico, ancora incredibilmente attuale come contenuti. “Non nasco come cantante, durante il periodo passato con gli Showman io suonavo solo il sax. Mi imposero di cantare nel momento in cui stava nascendo Napoli Centrale. Registrammo due facciate di un disco, come provino, una la fece il nostro chitarrista, Geppino Botta, la seconda io. Andammo a Milano, presso alcune case discografiche. La mia fu quella che piacque ai discografici. Fu esattamente questa la nascita di Napoli Centrale.” Il nome, che gli viene suggerito da Raffaele Cascone (uno dei presentatori della storica trasmissione radiofonica Per voi giovani), è la denominazione della stazione ferroviaria del capoluogo campano a indicare il via-vai di gente, corpi e volti diversi in un incontro popolare-culturale che è poi la base da cui parte la musica del gruppo. Ho preso coscienza della mia musica perché sono sempre stato in strada, tra la gente e tutto ciò che vedevo succedesse l’ho tradotto in musica. Nella mia musica ci sono sempre la passione, il dolore, la speranza, c’è Napoli ma sicuramente anche più della stessa Napoli con le sue scene di vita quotidiana… il tutto io lo trasferisco nella mia musica. I miei brani nascono sempre da qualcosa di doloroso che vivo o vedo in quel preciso istante.

Stefano Tortoreto

lunedì 23 marzo 2015, 19:13

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