Marchionne parla. Sevel trema

Dal salone dell'auto l'Ad smentisce una nuova richiesta di aiuti. In Abruzzo il giudice rimanda a casa 157 lavoratori

Marchionne parla. Sevel trema
A CASA 157 LAVORATORI DELLA SEVEL. Il giudice del lavoro di Lanciano, Paola De Nisco ha respinto il ricorso dei 157 lavoratori a termine della Sevel che avevano chiesto il reintegro in fabbrica con con contratto a tempo indeterminato. Il contratto a termine dei ricorrenti era scaduto nel 2007 e non era stato rinnovato a causa, secondo l'azienda, delle difficoltà del mercato ad assorbire la produzione dei furgoni prodotti in joint venture con la PSA / Pegeot- Citroen). 
IL PRECEDENTE DELLA CORTE D'APPELLO. C'era da aspettarselo dopo che la Corte d'Appello a L'Aquila aveva riformato la sentenza del giudice di Lanciano, allora Flavia Grilli, che aveva decretato il reintegro a tempo indeterminato di due lavoratori della Sevel. La nuova sentenza del giudice di Lanciano in pratica dichiara legittimo il comportamento dell'azienda che, a giudizio della FIOM Cgil, ha  un comportamento antisindacale.
 
LA POSIZIONE DELLA FIOM CGIL. La Cgil di Chieti, in un recente comunicato, attacca l'azienda che opera una continua «demolizione dei diritti sindacali». La FIOM denuncia inoltre una serie 
di misure adottate come «il mancato accesso allo stabilimento di lavoratori ritardatari, provvedimenti disciplinari inspiegabili» e ancora l'atteggiamento inquisitore verso chi si avvale della legge 104 che consente al lavoratore di assentarsi per assistere un parente invalido.
MARCHIONNE: «NON POSSO VENDERE L'80% DI UN FURGONE». E' ancora vivo il ricordo delle dichiarazioni che Marchionne, l'ad della Fiat chietino di nascita e canadese d'adozione,  fece a Torino il 25,10.2011. In quell'occasione disse: «stiamo cercando di far fare straordinari alla Sevel della Val di Sangro e più del 20% non si presenta a lavorare perché ci sono regole sindacali che danno loro il diritto a non venire. Io però non posso vendere l'80% di un furgone. Questo non è un'espressione di democrazia industriale,è anarchia industriale».
REPLICA LA FIOM. Secca fu allora la replica della FIOM Cgil, che a differenza delle altre 
sigle sindacali, non ha firmato l'accordo scaduto il 31.12.2011. Secondo Marco Di Rocco: «in Sevel i lavoratori non hanno tempo neanche  di respirare»; e aggiunse «In Sevel non regna nessuna anarchia industriale in quanto i lavoratori sono legati a dei tempi di produzioni e saturazioni quasi del 100%». E infine: «Ricordiamo a Marchionne che grazie al sudore 
di oltre 6.000lavoratori questa fabbrica risulta essere la più produttiva del Gruppo Fiat».
c.m

venerdì 28 settembre 2012, 12:05

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