Libri: "La Puntura di Atlante"

Il 18 maggio presso la Bibliocasa a piazza D'Arti la presentazione del volume del medico Massimo Gallucci

Libri: "La Puntura di Atlante"

QUELLO CHE PUO' NASCERE DAL SISMA - Il 18 maggio alle 19.00 presso la Biblioacasa in piazza d’Arti verrà presentato il volume “La puntura di Atlante” del medico aquilano Massimo Gallucci. Fin qui, nulla di anomalo, ma il luogo e l’oggetto hanno in comune di esser nati dopo il terremoto del 6 aprile 2009. La Bibliocasa è l’evoluzione del bibliobus: un autobus concesso dall’Asm e trasformato dall’Arci de L’Aquila in una biblioteca itinerante per dare la possibilità, agli aquilani nelle tendopoli, di pensare meno alla vita di sfollato. A novembre del 2010 il Bibliobus ha trovato collocazione fissa in Piazza d’Arti ed è diventato una casa e un’associazione.

IL LIBRO: "LA PUNTURA DI ATLANTE" - “La puntura di Atlante” nasce dall’esigenza di un terremotato costretto a letto, dalla frattura di alcune vertebre che, per non dimenticare quella terribile notte, inizia a scrivere. Il libro viene pubblicato nel 2010 dalla casa editrice abruzzese Tracce, nello stesso anno il volume si è classificato terzo al premio letterario Saturo D’Oro ed è stato presentato al Festival delle Letterature dell’Adriatico. Luogo e oggetto si incontreranno per il secondo appuntamento “(o)maggio (al) giallo”*  che l’associazione Bibliocasa ha ideato poiché, dopo il terremoto, gli aquilani hanno privilegiato il genere thriller come lettura d’evasione.

(*lettura di brani a cura di Barbara Bologna e Patrizia Bellezza. Dopo la presentazione presso il Circolo Querencia ci sarà un aperitivo buffet e alle 21.30 il concerto dei Sale Chiodato che vedrà protagonista anche il dott. Massimo Gallucci.)

L'INTERVISTA ALL'AUTORE - Massimo Gallucci ha risposto ad alcune domande con umana e sana ironia

 “La puntura di Atlante” è il suo primo giallo, ma lei è già autore di testi scientifici, da dove è nata l’idea di cambiare genere?  

E chi cambia genere? Sono bigamo. Tutto qua. Battute a parte, l'idea non l'ho avuta io Credo che certe idee siano loro ad avere il sopravvento e scegliere di aggredire qualcuno. Io ero piuttosto debole, e così non ho resistito! Di fatto, col terremoto ho riportato una frattura vertebrale che mi ha costretto a letto, permettendomi di avere a disposizione del tempo che solitamente non ho. Da lì ho iniziato a voler fissare nella memoria quello che era accaduto. Non volevo rischiare di dimenticare. Ho iniziato con una lettera che ho inviato a "La Repubblica", poi, da quella lettera, ho esteso i ricordi anche ai particolari più conflittuali, più inquieti: dalle informazioni mancate allo strazio inconcepibile di quella notte. Scrivevo e mi accorgevo che il materiale diventava più corposo e parallelamente più pesante, indigesto. Così, semplicemente, l'ho trasformato in un romanzo. Ho inventato un po' di personaggi e costruito un intreccio che si dipana attorno alla storia primaria, quella del terremoto del 2009. E un dilettante corre meno rischi se un romanzo lo fa tinto di giallo: così è nata la storia di un omicidio (fasullo, letterario) intrecciato con la cronaca (vera, quella era vera!) di un terremoto, intrecciati entrambi con le vite di un gruppo di amici, con le loro contraddizioni, le loro adolescenze mai sopite, le loro rivoluzioni mai realizzate, i loro timori. Tutto si completa, si conclude col grande atto catartico (l'ho detto. Ho detto catartico! Come un vero scrittore del 2000. Poteri perfino dire ancestrali, riferito ai timori!) che appiattisce, elimina ogni futilità di fronte alla fine della vita e alla rivoluzione delle relazioni interpersonali. Beh, alla fine in questa invenzione letteraria restano vere le date e le ore delle scosse, le parole di certi verbali e di certe interviste, certi personaggi. Il resto è fantasia.

E’ un racconto che conquista, commuove e stupisce per l’ironia, ci sono dentro tanti argomenti, la musica, il terremoto, la psicologia, i drammi, L’Aquila, possiamo definirlo un libro autobiografico?

Tutti i libri sono autobiografici. Lo sono i saggi, come e soprattutto i romanzi. Forse quelli che lo sono di meno sono proprio le autobiografie. Lì uno il personaggio lo plasma,  lo cura, gli fa il lifting. Insomma lo falsifica a proprio uso e consumo! Prenda, invece, i romanzi. Quelli di Simenon, o quelli di Camilleri, o di chiunque altro. Mi vorrà dire che non sono tutti autobiografici? La Francia, la Parigi, la casa, la moglie di Maigret o  gli odori di Agrigento, il mare, la personalità  di Montalbano, non sono forse la traduzione di una forte immagine interiore, di un modello personale che gli autori hanno avuto e trasmesso? Quindi i romanzi sono autobiografici nella misura in cui i desideri, i sogni, le idee dell'autore si rendono manifeste. Se vuole sapere in che misura lo sia "La puntura di Atlante", le direi che c'è un pezzetto di me in ogni personaggio, così come ci sono pezzetti di miei amici e della storia della mia generazione un po' dovunque. Mi lasci sfatare però un mito: non sono certamente io l'identità segreta del protagonista, né in assoluto di nessun altro. Così come nessun personaggio non rappresenta un personaggio aquilano in particolare, sebbene, come già le dicevo, io abbia letteralmente trafugato pezzetti di storia, di personalità, aneddoti a molti miei amici. Il resto è frutto di fantasia.

Oltre alla stesura del libro ha curato anche la copertina, solitamente di questa se ne occupano le case editrici, si crea un cordone ombelicale fra autore e manoscritto?

Ho fatto un "global service". Come avrà capito non sono un professionista e ho scritto per gioco, così come per gioco mi sono divertito all'elaborazione grafica di una foto proposta da una cara amica, Paola Pacifici, per quella copertina. Se fa caso alla locandina (dell’evento nda) c'è anche un concerto, quello dei Sale Chiodato, con cui suono, sempre per gioco. I dilettanti possono fare tutto, senza rischi. Non ci si guadagna una lira, anzi… ma vuol mettere la soddisfazione?

Cos’hanno in comune la medicina e la scrittura? Con “La puntura di Atlante” cosa vuole curare?

 Non ho la pretesa di curare nessuno come medico, figuriamoci come scrittore. Da medico cerco di capire, consigliare, se possibile aiutare. Da scrittore cerco di capire, divertirmi e, spero, divertire. In comune? La curiosità e l'entusiasmo. Curare: solo me stesso. 

Ha in cantiere altri romanzi?

Ci ho provato, ma finora è venuta fuori una schifezza. Magari lo pubblico a nome di mio fratello. 

Samanta Di Persio

 

mercoledì 16 maggio 2012, 09:54

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