Stampa, le spine di Chiodi

Non esistono gli editori puri: esatto! Noi ci domandiamo: allora perchè attaccare i giornalisti e non i loro padroni?

Stampa, le spine di Chiodi

MENO MALE CHE CE LO DICONO - Stamattina, gironzolando su Facebook, capitiamo sul profilo del Governator d'Abruzzo (Gianni Chiodi). Ci colpisce subito un articolo, condiviso oltre 9 ore fa agli oltre 5mila amici, contenente l'ennesima sconcertante verità: Non esistono più gli editori puri. ‎«L’editore puro - si legge nel pezzo intitolato "Il Ministro Barca ed il Governatore Chiodi stessa strategia "-, quello cioè che si occupa solamente di editare una testata giornalistica cartacea, radiofonica, televisiva che sia, di fatto non esiste più in Abruzzo da molti anni. Oggi quasi tutte le società editrici, sono emanazione di lobby, gruppi economici, potentati politici e via dicendo. Uno scenario da girone dantesco e non c’è da stare allegri sulla libertà di stampa. Ormai impera e regna il caos gossipparo in ogni dove». Scoperta grandiosa, ovviamente! E meno male ce l'hanno svelato altrimenti chi avrebbe mai scoperto che il quotidianissimo d'Abruzzo - vero bersaglio - è di proprietà del tesserato numero uno del Partito Democratico? Oppure ancora che l'altro suo concorrente, quello ha copiato il nome dal soprannome di Mercurio, è di proprietà del padre della moglie di Pier Ferdinando Casini? Ma il problema non è questo: dare - come ha fatto spesso Gianni Chiodi - la colpa ai giornalisti (dipendenti dei suddetti editori) ma non attaccare direttamente i loro padroni è troppo comodo. Perchè non ha mai detto nulla su Berlusconi: è forse il Cavaliere un editore puro? Che i giornali non fossero aziende etiche ci vuole molto poco per dimostrarlo. Ma, d'altra parte, dov'è finita l'etica? Forse nella condotta degli amministratori pubblici della Regione Abruzzo? Noi di Abruzzo Independent dubitiamo fortemente di entrambe le categorie.

PERCHE' QUESTE VERITA' ?- Naturalmente un simile articolo, dopo un simile incipit, non può esimersi dal fare un cenno spinoso alla questione del crak finanziario da 13 milioni di euro, avvenuto in un anonimo studio di commercialisti di Teramo, e che (tanto per cambiare!) sta particolarmente a cuore al Governator d'Abruzzo. «Tutti i protagonisti della vicenda Chiodi-Tancredi, hanno assunto, attraverso l’accanimento mediatico - si legge ancora - , una sorta di familiarità con i lettori, quasi come se fossero attori di un film noto, talmente tanto, che forse non suscita più nemmeno curiosità, semplicemente è una “notizia” che entra nelle nostre case, ogni giorno, con ogni mezzo». Certamente: Giuliano Ferrara, talento indiscusso e discutibile del giornalismo italiano, non avrebbe saputo fare di meglio. «Un sensazionalismo esasperato, concepito cinicamente - si legge ancora - per la vendita dei giornali, ora è diventato semplicemente insopportabile. Ma loro asseriscono che non si tratta di accanimento mediatico, ma di dovere di cronaca. Questo potrebbe essere vero in una regione in cui non esistono altri fatti, ” fatti ” e “non notizie volutamente”, perché la notizia è ciò che il giornalista fa dell’accaduto».  Naturalmente in un simile articolo, dopo un simile incipit, non ci si può esimere dal fare un cenno spinoso alla questione del crak finanziario da 13 milioni di euro, avvenuto in un anonimo studio di commercialisti di Teramo, e che (tanto per cambiare!) sta particolarmente a cuore al Governator d'Abruzzo. «Tutti i protagonisti della vicenda Chiodi-Tancredi, hanno assunto, attraverso l’accanimento mediatico - si legge ancora - , una sorta di familiarità con i lettori, quasi come se fossero attori di un film noto, talmente tanto, che forse non suscita più nemmeno curiosità, semplicemente è una “notizia” che entra nelle nostre case, ogni giorno, con ogni mezzo». Questa parte è condivisibile ma - sempre secondo noi di Abruzzo Independent - il problema fondamentalmente l'ha creato proprio il bersaglio. Perchè il dott. Gianni Chiodi non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, collaborazionisti e non, quando è uscita questa storia? Perchè non ha voluto chiarire rispondendo alle domande di Camillo D'Alessandro che non sembravano nulla di che? Oppure ancora perchè non parlare ai cittadini abruzzesi: forse non meritiamo di conoscere ogni dettaglio di questa vicenda? Avrebbe potuto fare meglio: ad esempio convocare una conferenza stampa, pubblicare un video su You Tube (per evitare le reti televisive ostili), scrivere sui social network e quant'altro. Trincerarsi, invece, dietro un ostinato silenzio per evitare domande "scomode" è stata una pessima idea che è servita solo ad alimentare sospetti - che probabilmente non esistono - intorno alla sua figura.  

Marco Beef

martedì 20 marzo 2012, 08:51

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