Consulta: Stop ai Referendum

Democrazie in pericolo. Nessuno sembra più disposto a difendere la dignità della povera Repubblica italiana

Consulta: Stop ai Referendum

UNA DECISIONE VERGOGNOSA - Ieri la Corte Costituzionale ed il Parlamento hanno dato la definitiva prova, qualora ve ne fosse ancora bisogno, a noi normali cittadini di questo nostro strano e sempre meno amato Paese, che la nostra Repubblica italiana non è più uno Stato Democratico.

Da un  Istituzione come la nostra attuale assemblea legislativa, che pochi mesi fa aveva votato che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak, non potevamo aspettarci nessun sussulto di onestà intellettuale. Ma se anche la Consulta, ultimo presidio di legalità ed equità rimasta insieme al Presidente della Repubblica, respinge come ha respinto, i sacrosanti e legittimi quesiti referendari, significa che la sovranità popolare resiste solo su un foglio di carta ingiallito, che la libertà di decidere del popolo viene temuta dagli stessi organi posti a suo baluardo, dimostra che abbiamo perso la qualifica di cittadini per acquisire definitivamente quella di sudditi.

Come possibile, dopo il voto su l’On. Cosentino, ancora prendere sul serio l’art. 3 della costituzione “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge…”. Come credere ancora, dopo la bocciatura dei referendum, all’articolo 1 “la sovranità appartiene al popolo” e all’art. 75  “indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.”.

Non ci interessa leggere il dispositivo della sentenza di rigetto della corte, non ci serve attendere la copia integrale della sentenza per capire. La consulta aveva al suo interno  gli strumenti giuridici sia per decidere di promuovere i quesiti sia per bocciarli. Doveva scegliere da che parte stare, promuovere le aspirazioni di rinnovamento del popolo o coprire le mancanze ed i difetti della politica dando respiro all’attuale governo tecnico,  questa scelta aveva un grande valore simbolico. Non bisogna essere professori di Diritto costituzionale per comprendere da che parte si è schierata la corte poche ore fa. 

Il Popolo italiano le ingiustizie, dopo averne subite tante, le percepisce subito a pelle. Le respira nei salotti televisivi e nei commenti giornalistici pacatamente accondiscendenti alla decisione della Corte di respingere il referendum, nel respiro di sollievo  di una classe politica sempre più arroccata nei palazzi del potere e con sempre meno voglia di confronto con i cittadini.

In cuor nostro sappiamo da tempo chela Carta Costituzionale scritta dai nostri Padri costituenti, disegnata come presidio di libertà e garanzia dei cittadini, oggi sta cadendo in rovina. Non saranno certo i governi tecnici ed il parlamento attuale, dopo essere riusciti a plasmarla a loro vantaggio, a salvarla.

Da oggi sappiamo che neanchela CorteCostituzionale è più disposta a difenderla.

Speriamo di non essere chiamati, dopo aver festeggiato i 150 anni dell’unità d’Italia, il 2 giugno di quest’anno a celebrare il funerale della Costituzione.

 Francesco Mimola

venerdì 13 gennaio 2012, 08:28

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I vostri commenti

Sandro Di Scerni

Ho scoperto con piacere AbruzzoIndependent e lo consiglio anche, perché è frizzante e la promessa del titolo mi sembra mantenuta. Proprio per questo mi permetto di dissentire quasi totalmente dall'articolo che, a mio parere, non informa correttamente per dar voce allo stomaco di Di Petro. L'associare il voto del Parlamento alla decisione della Consulta è un volgare errore. Poco più della metà del Parlamento ha coperto Cosentino per motivi politici fregandosene delle credibilissime richieste della Magistratura (Berlusconi difende i suoi a ogni costo, come un gangster, per averli sempre al suo servizio). Ma la Consulta prende decisioni sulla base della Costituzione e, mi spiace, ma sostenere che "non ci interessa il dispositivo della sentenza di rigetto della corte" fa il gioco di Berlusconi e dei fascistoidi che pensano che la Costituzione sia un foglietto di appunti. Stefano Rodotà, autorevolissimo costituzionalista ultraprogressista e attentissimo difensore dei diritti dei cittadini e di cittadinanza, ieri sera ribadiva a 8 e 1/2 che i promotori del referendum hanno sottovalutato le implicazioni costituzionali e che, a suo parere, per come i quesiti erano formulati ci si poteva aspettare la bocciatura della Corte. Non entro nel merito del referendum elettorale; personalmente ritengo il Mattarellum una porcata quasi al pari del Porcellum. Ma, al di là di questa mia opinione, penso che sia ora di smetterla con la demagogia delle firme.

venerdì 13 gennaio 2012, 09:54

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