La Montedison vuole spostare il processo più importante d'Abruzzo

La richiesta dei legali del colosso chimico sta facendo indignare il territorio che è stato vittima dell'avvelenamento decennale

La Montedison vuole spostare il processo più importante d'Abruzzo

NON TOCCA FORSE AGLI ABBRUZZESI GIUDICARE CHI LI HA AVVELENATI PER SEMPRE? Toccherà alla suprema Corte di Cassazione stabilire se sussistono le condizioni o meno affinchè il processo di Bussi, il più importante della storia d'Abruzzo, resti in Corte d'Assise a Chieti oppure venga spostato in altra sede, probabilmente in Molise, sede di Campobasso, come richiesto dai legali dei 19 imputati per avvelenamento e disastro ambientale, quasi tutti ex dirigenti della Montedison.

Parliamo della maxi discarica dei veleni, meglio nota come la "vergogna" d'Europa, oltre 500mila tonnellate di rifiuti tossici industriali sepolti nei terreni dell'ex polo chimico e che per decenni ha avvelenato falde acquifere, terreni ed alimenti, contaminando per sempre un territorio oltre alla popolazione abruzzese.

I giudici popolari della Corte d'Assise, così come la giuria del collegio giudicante - è stato già ricusato il presidente Geremia Spiniello per un'intervista televisiva ritenuta "troppo schierata" - sarebbero, infatti, troppo coinvolti nella vicenda. Spiniello ha rilasciato a Il Centro una dichiarazione nella quale spiegava che "la Corte avrebbe reso giustizia al territorio"

Purtroppo questo è quanto prevede il nostro ordinamento: è il legittimo sospetto, una norma di dubbia costituzionalità che, in base ad un articolo del codice, permette di togliere il procedimento dal giudice naturale per gravi motivi che turbano la serenità di giudizio.

Un esempio simile si è verificato col disastro del Valjont, che il 9 ottobre 1963 provocò la morte di 1.917 persone e che venne celebrato a L'Aquila, oppure il processo per il delitto di Giacomo Matteotti del 10 giugno 1924 e che venne celebrato nella cosiddetta "città camomilla", così com'era soprannominata, Chieti. In entrambe le circostanze le difese riuscirono a spostare altrove il processo proprio per il coinvolgimento emotivo di giudici e giurie

I pm titolari dell'inchiesta sui maxi veleni di Bussi Giuseppe Bellelli (lo stesso di Sanitopoli) ed Annamaria Mantini hanno commentato con amara ironia l'istanza delle difese accolta dal nuovo collegio presieduto dal giudice Romandini "il significato è chiaro, questo processo non s'ha da fare né domani né mai".

Infatti, si prevede uno stop di almeno tre mesi in attesa della pronuncia della Cassazione. L'Abruzzo è avvelenato e vuole giustizia.

Redazione Independent

lunedì 14 aprile 2014, 16:28

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