L'incredibile vicenda delle Province senza soldi. Ma non dovevano essere abolite?

Conferenza stampa dei quattro presidenti abruzzesi che denunciano la precaria situazione economica: "Non abbiamo fondi per il 2015"

L'incredibile vicenda delle Province senza soldi. Ma non dovevano essere abolite?

Le province, enti sulla cui utilità il paese si è spesso interrogato, tornano a far parlare per la precaria situazione economica e finanziaria in cui versano. "Siamo impossibilitati a partire dal 1° gennaio 2015 a portare avanti anche le funzioni essenziali attributite dalla legge Delrio". Questo è il messaggio chiaro dei quattro presidenti  Antonio Del Corvo (L'Aquila), Antonio Di Marco (Pescara), Domenico Di Sabatino (Teramo), Mario Pupillo (Chieti) e Antonio Di Marco padrone di casa nella sala giunta Figlia di Jorio. 

“La legge di stabilità penalizza soprattutto le Province – ha esordito Del Corvo - tagliando dal bilancio 2015 somme che incidono dal 52 al 69% delle risorse disponibili, che non consentiranno di portare avanti attività prioritarie ed essenziali per la comunità. Le province abruzzesi subiranno dei tagli nel bilancio che vanno dai 10 milioni di euro della provincia di Chieti ai 9,3 mln de l’Aquila, 5,4 mln di Teramo, i 5,7 mln di Pescara. Noi riteniamo che le regioni debbano incidere sulle scelte del Governo per evitare che questo accada, proponendo alcuni emendamenti che l’UPA stessa ha formulato e che vogliamo portare all’attenzione del Governo attraverso l’azione dei nostri parlamentari”. Tali emendamenti riguardano la sospensione per 5 anni del pagamento, da parte delle province, delle rate dei mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti; la proroga di 1 anno delle disposizioni sull’armonizzazione contabile e dunque del divieto di assunzione di personale a tempo determinato; l’estensione alla Province per le quali sia stato approvato un piano pluriennale di riequilibrio delle stesse misure favorevoli (esclusione dell’obbligo di contributo alla finanza pubblica per gli anni 2015-2017) stabilite a carico delle Province in dissesto; l’esclusione dal calcolo del saldo obiettivo del patto di stabilità dell’importo del contributo alla finanza pubblica richiesto dal disegno di legge per evitare di incorrere nelle sanzioni previste in caso di mancato rispetto del patto di stabilità.

“Già se passassero questi emendamenti avremmo una notevole boccata d’ossigeno - ha spiegato Mario Pupillo – altrimenti questa legge, che attualmente sfiora la farsa, ci porterà verso la tragedia”. “Quello che abbiamo il dovere di sottolineare – ha spiegato Antonio Di Marco – è che i Comuni avranno problemi enormi se il disegno di legge passasse così com’è. Il nostro pressing sui parlamentari e sul presidente della regione Luciano D’Alfonso è motivato dalla necessità di soddisfare le esigenze della comunità, anche perché non stiamo parlando di nuove deleghe ma solo di continuare a svolgere funzioni essenziali con le deleghe tradizionali. Fortunatamente il Presidente D’Alfonso ci ha già affidato un piccolo fondo per la viabilità, ma a lui chiediamo di fare pressione sul Governo nazionale”.

“La nostra mobilitazione – ha concluso Domenico Di Sabatino – non deve essere vista semplicemente una richiesta di soldi, ma è un allarme lanciato per dire che vogliamo avere la possibilità di accompagnare questa grande riforma istituzionale del Paese cercando di non far saltare la coesione sociale. Abbiamo ancora enormi potenzialità, visto il patrimonio di risorse umane e di esperienza delle Province, ma se non possiamo far quadrare i conti salta tutto il sistema, vanificando anche i vantaggi della riforma”.

Redazione Independent

mercoledì 19 novembre 2014, 14:41

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