L'attentato di Parigi

I giorni tremendi che ha vissuto la Francia (ma anche tutto il mondo) vissuti da chi c'era: la via della libertà è l'unico rimedio contro il fanatismo e l'intelleranza

L'attentato di Parigi

Eh si! Oggi Parigi fa fatica a nascondere quello che sta succedendo.
Dopo l'attentato avvenuto nella redazione parigina della rivista satirica Charlie Hebdo,
tra l'altro non molto lontano da dove abito, la città ha conservato la sua vitalità;
difficilmente potevi accorgerti di qualcosa con eccezione se tu fossi capitato nel luogo dell'accaduto.
La gente, come tutti abbiamo visto, ha reagito scendendo in piazza indignata, e questo si è propagato per tutta la Francia ed oltre.

Oggi non è così.
Ed è molto strano vedere una città che solitamente straborda di vita, dove
tutti cercano con affanno di vivere un po' di quel romanticismo esclusivo che Parigi ha nel suo DNA, o forse aveva,
e cercano di consumarla prima che lei consumi te e ti lasci in una solitudine atroce,
è strano,appunto, vedere come questa città stia accusando il colpo.

E' impossibile per chiunque non ascoltare sirene in lontananza o ritrovarsi impossibilitato a raggiungere una destinazione
o, peggio ancora,sentirti dire che stanno chiudendo il perimetro dell'isolato dove tu ti trovi magari per un colloquio di lavoro.

Se considerassimo che tutto questo stia accadendo in una città con una densità di popolazione molto alta, cioè,
per essere più precisi, la città di Parigi conta 2.2milioni di abitanti nell'area che noi a Roma chiameremmo "dentro le mura";
cioè la Parigi che noi amiamo ,quella che noi veniamo a visitare o a viverci.
Un formicaio di desideri ed illusioni, tutti stipati in case minuscole,
pur di sentirsi parte di un qualcosa che questa città sa offrire. Fuori ci sono le Banlieu e un grande Kassowitz ce le ha raccontate 15 anni fa nel film capolavoro "L'Odio".

Come dice il mio amico Maxi che vive a Parigi da molto più di me,
quei milioni di persone che vivono nelle periferie guardano chi sta dentro come pesci in acquario esclusivo,
di un mondo che loro non potranno mai avere.
La prevalenza di loro e' figlia del colonialismo francese, arabi di seconda generazione
ben integrati sotto un profilo burocratico ma male sotto quello umano.
La prima cosa che percepisci è la loro rabbia verso i francesi o forse gli occidentali ,
per usare un termine più fondamentalista.
Quindi la depravazione fanatica di una religione che forse abbiamo sempre pensato facesse presa in società più arretrate rispetto ai diritti
e alla convivenza civile, può arrivare anche nel cuore di Parigi.
Credo che sia abbastanza ovvio, abbiamo sempre saputo cosa si annida negli strati più profondi
di una società evoluta,consumistica, moderna.

Non mi lancerò in analisi di nessun tipo,ho raccolto soltanto alcune impressioni personali
su un evento che verrà ricordato forse
come uno dei più importanti attacchi terroristici dopo l'11 Settembre.
La cosa importante, a mio avviso, è continuare a sentirci diversi e a comportarci diversamente
da tutti coloro che cercano di sopprimere la libertà con la violenza, essere come un modello alla depravazione
che il fanatismo provoca nell'essere umano,
evitando di cadere nel tragico errore però di costruire un nemico, dargli un etnia ed una religione ben definita.

A.M.

venerdì 09 gennaio 2015, 20:13

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