L'analisi della crisi greca dal punto di vista della Finanza

Il nostro consulente Andrea Iacone sul cosiddetto Grexit: "Le correzioni restano un'opportunità per chi vuole comprare"

L'analisi della crisi greca dal punto di vista della Finanza

Eravamo ormai certi di un accordo tra la Grecia e i creditori nonostante delle evidenti incompatibilità ed evidenze inconciliabili, ma alla fine questo non c’è stato. Sarà tutto deciso domenica con un referendum con cui i greci decideranno se restare nell’area euro ed accettare il piano imposto dall’ Eurogruppo. Chiaramente non so come andrà il referendum e di conseguenza, che impatto avrà sui mercati, ma di una cosa sono certo, che il mondo non finirà lunedì. Ogni decisione verrà presa dopo il referendum, ma penso che questa telenovela, che dura ormai da qualche anno, non si risolverà con questo voto ma continuerà. E’ probabile che andremo incontro ad altre settimane di volatilità, che in base al voto di domenica, possono trasformarsi in ulteriori correzioni e per me occasioni d’acquisto. L’allargamento degli spread nei prossimi giorni dipenderà dalla forza di intervento della Bce, rimarrà limitato e successivamente si ridurrà, favorendo un rimbalzo del mercato equity. Oltre alla correzione sulle borse, abbiamo assistito ad una altrettanto profonda sui bond europei; credo che i prezzi fatti a maggio non saranno più visti. Ritengo che ormai qualsiasi decisione prenda la Grecia non ha nessuna implicazione per la stabilità dell’eurozona. Il rischio contagio è limitato e di breve termine. Economicamente e finanziariamente la Grecia non è sistemica, sia per la sua dimensione, economicamente pesa il 2% del PIL dell’eurozona, sia per la presenza di meccanismi di difesa dal contagio oggi attivi: QE e OMT (recentemente approvato anche dalla Corte Europea di Giustizia). Il costo più alto è a livello politico e sociale. Ormai più che finanziaria la questione è geopolitica. Usa da una parte, Putin e Cina dall’altra. Arriviamo al referendum ed alle implicazioni che potrebbe avere il voto. Rispettando l’ordine delle due opzioni come da scheda ( che di solito prevede prima la casella del “SI” , ma Tsipras forse avrà pensato anche a questo) , analizziamo cosa succederebbe in caso di vittoria del “NO”. In caso di vittoria del “NO” alle riforme ed implicitamente alla partecipazione all’eurozona, le banche greche continueranno a stare chiuse. Da un punto di vista pratico il governo greco non avrebbe fondi per pagare impiegati, pensioni o nazionalizzare le banche. Ci vorrà del tempo prima di stampare moneta o strumenti di debito (che dovranno essere ragionevolmente sicuri dalla contraffazione). L’ ELA (Emergency Liquidity Assistance) ossia il programma della Bce per fornire liquidità a banche solventi ma in emergenza, sarà tagliato. L’economia crollerebbe con conseguente disastro umanitario e sociale. Un eventuale esito tragico porterebbe l’Europa a farsi un esame di coscienza e a unire meglio i governi mettendo in pratica quelle riforme fin’ora ancora adottate. Questo è magari anche uno dei motivi per cui l’euro in questi giorni nonostante tutto non si è particolarmente deprezzato. Un altro motivo è che con i tassi cosi bassi in Europa, l’euro è diventata una moneta di finanziamento, quindi quando ci sono queste correzioni, ricoprendosi gli investitori vendono e ricomprano euro. Un voto invece a favore del “SI” permetterebbe alla Grecia di rimanere nell’eurozona, la Bce alzerà di nuovo i limiti dell’ELA (ad oggi una notizia che ho è che tutte le sere alle sei del pomeriggio la Bce chiamava la banca nazionale greca, per chiedere quanti soldi erano usciti; bene la Bce ha deciso, dopo l’interruzione delle trattative, di non accomodare più tale fuga dai depositi). Tsipras con un “SI” contro le sue indicazioni, dovrebbe indire nuove elezioni, che, sulla scorta del voto referendario, dovrebbero condurre ad una maggioranza filo-europea. Le nuove riforme che saranno presumibilmente approvate dal parlamento europeo, implicheranno un ulteriore finanziamento ponte per la Grecia, e un nuovo programma che prevedrebbe un taglio sul debito. La questione greca non sarà risolta definitivamente ma avremo un po’ di stabilità e forse per la prima volta possibilità di ripresa più sostenibile. Quali implicazioni provocherebbe sui mercati la crisi greca? In caso di vittoria del “NO” i rischi di contagio dovrebbero essere limitati e temporanei, non rappresentando un’uscita della Grecia una minaccia per la stabilità dell’eurozona. La scommessa più facile è predire un disastro quando si pensa ad un evento senza precedenti. C’è chi dice che l’uscita della Grecia dall’eurozona non è irreversibile ed in quel caso tutti volgerebbero lo sguardo agli altri paesi membri dell’unione, soprattutto periferici. Non credo che siamo davanti una crisi sistemica come nel 2008, con una crisi del sistema finanziario ed il fallimento della Lehman brothers. I siti e blog sono di nuovo pieni di catastrofisti. Potrò anche sbagliarmi ma non ho mai visto un mercato girarsi con “tanto rumore”. Sono anni che si parla della questione greca ma dopo correzioni il mercato ha ripreso la sua salita. Mi ricordo di quel detto “al lupo, al lupo…” ; credo che anche stavolta il lupo non arriverà, però sarà stato talmente grande lo spavento, che la prossima volta in molti non ci crederanno più e verranno mangiati.

Andrea Iacone

Analista finanziario

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giovedì 02 luglio 2015, 18:34

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