L'Abruzzo, i rischi ed i progetti delle multinazionali dell'energia

L'incidente al metanodotto di Pineto risvegliano paure antiche ed attuali. Nel mirino l'elettrodotto, la Snam ed il deposito Gpl nel porto di Ortona

L'Abruzzo, i rischi ed i progetti delle multinazionali dell'energia

L'esplosione del metanodotto a Pineto (TE), che da ore sta bruciando ed i vigili del fuoco ancora non riescono a domare, riaccende la sacrosanta polemica sugli insediamenti energetici che le multinazionali vorrebbero effettuare sul nostro povero Abruzzo, un territorio a rischio sismico ed idrogeologico.

Secondo le prime informazioni la causa dell'incidente sarebbe dipesa dal classico effetto domino: cioè un traliccio dell'alta tensione sarebbe smottato provocando l'esplosione del gasdotto. 

Intanto non sembra essere risolta la questione dell'elettrodotto Villanova-Gissi (55 piloni su 151 passeranno su un'area considerata a rischio idrogeologicopassa già ora sopra un gasdotto esistente che franò a sua volta nel 2005come pure desta preoccupazione l'impianto di stoccaggio gas di S. Martino sulla Marrucina (che dovrebbe gestire circa 157 milioni di mc di gag).

Per gli ambientalisti si tratta di "due grandi opere inutili che vogliono realizzare in aree a fortissimo rischio frana e sismico".

Come se non bastasse una delle priorità indicate da questa giunta è l'impianto GPL del porto di Ortona appena approvato senza considerare l'effetto cumulo con con lo stoccaggio di Pet-coke autorizzato.

Intanto va avanti anche un altro progettone energetico: il mega-gasdotto che la SNAM vuole far correre nell'aquilano da Sulmona a Foligno,praticamente sopra le faglie sismogenetiche più attive d'Europa.

"Serve - spiegano dal Forum dell'Acqua Pubblica - una moratoria immediata rispetto a queste mega-opere inutili per gli abruzzesi. Inoltre bisogna puntare a mettere in sicurezza e a gestire correttamente i rischi di quelle esistenti".

Infine una chiosa sull'autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico che il governo croato consentirà alle multinazionali del petrolio. Bisogna fermarle, nell'intresse di un'economia (non solo turistica) dell'intero bacino adriatico. Punto.
Marco Beef

venerdì 06 marzo 2015, 11:27

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