Impossibile dimenticare Rigopiano, la più grave tragedia della montagna avvenuta in Italia

Il 18 gennaio 2017 una slavina di neve e detriti si distacca dalle pendici del Gran Sasso sino a raggiungere l'albergo. Il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti

Impossibile dimenticare Rigopiano, la più grave tragedia della montagna avvenuta in Italia

IMPOSSIBILE DIMENTICARE RIGOPIANO, LA PIU' GRAVE TRAGEDIA DELLA MONTAGNA AVVENUTA IN ITALIA. Tutto l'Abruzzo ricorda nella giornata di oggi, 18 gennaio 2018, le vittime della valanga di Rigopiano, la tragedia di un anno fa verificatasi presso l'omonima località situata nel comune di Farindola dove una slavina ha investito l'albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando ventinove vittime. Si tratta della tragedia più grave causata da valanga avvenuta in Italia dal 1916 e dal 1999 in Europa.  familiari delle vittime, raccolti nel silenzio, di fronte a cio' che resta del resort, hanno ricordato i propri cari e quei momenti terribili, deponendo fiori e raccogliendosi in preghiera. Una cerimonia intensa e ricca di commozione, alla quale ha partecipato anche uno dei superstiti Giampaolo Matrone, gli abitanti di Farindola e monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne: "Concedi il riposo eterno - ha detto il vescovo - ai fratelli e alle sorelle che hanno lasciato la vita terrena. Il sole che splende oggi si e' appannato nel cuore di tutti coloro che sono qui, per questo Signore ti chiediamo di ridarci ora questo sole e concedere la pace eterna a coloro che non sono piu' tra noi". Alle 11 una processione, con 29 fiaccole accese, arrivera' fino alla chiesa parrocchiale "San Nicola Vescovo" per assistere alla messa celebrata dall'arcivescovo. 

COSA ACCADDE. Dall'inizio di gennaio 2017 l'Italia era stata interessata da un'ondata di freddo che aveva provocato copiose nevicate, in particolare sull'Appennino centrale, dove gli accumuli avevano raggiunto anche il metro e mezzo, isolando numerosi centri abitati a causa dell'inagibilità della rete stradale e dell'interruzione nella fornitura di energia elettrica. Il giorno 17 e 18 il bollettino del servizio nazionale di previsione neve e valanghe emesso da Meteomont indicava per l'area della Maiella e del Gran Sasso un grado di pericolo 4 su una scala da 1 a 5, con questa condizione di manto nevoso "Strati di neve fresca asciutta a debole coesione su strati debolmente consolidati. Il manto nevoso è debolmente consolidato e per lo più instabile su tutti i pendii ripidi" per il giorno 18.

LE SCOSSE SISMICHE. La mattina del 18 gennaio, tre scosse sismiche con magnitudo maggiore di 5.0, attribuite a repliche del terremoto di Amatrice, interessano il centro Italia: alle ore 10:25 (ML 5.3), ore 11:14 (ML 5.4) e ore 11:25 (ML 5.3); nel frattempo la forte nevicata aveva bloccato l'unica via di comunicazione che collega l'albergo col fondovalle e, nonostante i solleciti e gli appelli che fanno leva sui due fattori ambientali, non viene trovata alcuna turbina spazzaneve per liberare la strada e che permetta così l'evacuazione della struttura. Nel pomeriggio, alle ore 14:33, avviene un nuovo movimento tellurico (ML 5.1); successivamente, tra le 16:43 (ML 2.9)e le 16:48 (ML 2.4) si verificano una serie di scosse sismiche consequenziali, di minore intensità rispetto alle altre, creando una valanga di neve e detriti di grandi proporzioni che si distacca dalle pendici sovrastanti il massiccio orientale del Gran Sasso tra il Vado di Siella (1.725 m) e il Monte Siella (2.027 m), incanalandosinella Grava di Valle Bruciata, un canalone coperto da un faggeto (che significa appunto "frana", "brecciaio), sino a raggiungere l'albergo Rigopiano, che pare essere sorto su un pianoro di detriti venuti giù a valle con altre valanghee che costituiva l'ampliamento di un ex rifugio di montagna precedentemente gestito dal CAI.

LA TELEFONATA DI QUINTINO MARCELLA. La valanga travolge la struttura alberghiera, sfondandone le pareti e spostandola di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria. Dopo la tragedia, il primo allarme con l'indicazione dell'avvenuta valanga viene dato alle ore 17:40: si tratta di una telefonata, fatta col cellulare di Giampiero Parete al proprio datore di lavoro, Quintino Marcella: "È caduto, è caduto l'albergo!"; quest'ultimo darà l'allarme superando una certa incredulità iniziale da parte dei responsabili dei soccorsi in zona. A causa di questa incredulità, la colonna dei soccorsi partirà solo tra le 19:30 e le 20:00 per quella che si rivelerà una difficile marcia di avvicinamento alla zona del disastro.

IL RITARDO NEI SOCCORSI. Al momento dell'impatto, si trovavano nell'area dell'hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell'abbondante nevicata. L'allarme è stato lanciato, a mezzo dei loro telefoni cellulari, da un impiegato e un ospite che si trovavano immediatamente fuori dall'albergo, il primo nel locale caldaia e il secondo presso la propria automobile, rimasti solo marginalmente coinvolti dalla slavina; tuttavia la macchina dei soccorsi si è attivata solo dopo le 19:30, in quanto le prime telefonate non furono considerate attendibili dalla prefettura di Pescara (sia per la confusione generata dal crollo di una stalla avvenuta a Farindola la mattina stessa, sia per le informazioni contrastanti fornite alla prefettura dal direttore dell'hotel che era all'oscuro dell'accaduto, sia verosimilmente per la situazione di emergenza in cui versava buona parte dell'Abruzzo orientale).

LA SCOPERTA DEL DISASTRO. Essendo interrotte le vie di comunicazione, ostacolata l'avanzata della turbina spazzaneve dalla presenza di tronchi e detriti mescolati a neve sulla strada, vista la nevicata incessante, e nell'impossibilità di utilizzare dlicotteri per il maltempo, i soccorritori della Guardia di Finanza e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS) decidono di staccarsi avanzando con gli sci dalla colonna dei mezzi di soccorso che proseguiva con la turbina spazzaneve, dirigendosi alla volta dell'hotel. Dopo più di due ore di avvicinamento, il gruppo riesce a raggiungere l'hotel verso le quattro del mattino, soccorrendo i due superstiti, un ospite ed un impiegato dell'albergo, che nel frattempo avevano trovato rifugio in un'autovettura. Iniziano quindi le ricerche, che portano al ritrovamento della prima salma. Solo verso mezzogiorno la colonna motorizzata dei mezzi dei soccorsi riesce a raggiungere l'hotel.

I SUPERSTITI E LA CORSA CONTRO IL TEMPO. Il 20 gennaio attorno alle 12:00 e dopo oltre 30 ore vengono trovati 6 sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaioe localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti che volle ritornare sul luogo per aiutare la ricerca dei sopravvissuti. In tutto vengono recuperate vive nove persone intrappolate nell'edificio, cinque adulti e quattro bambini; gli ultimi superstiti vengono estratti 58 ore dopo la caduta della valanga.

LE AUTOPSIE: ASFISSIA NON IPOTERMIA. Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, delle 40 persone che si trovavano nel rifugio, il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti. I risultati delle autopsie hanno mostrato che quasi tutte le vittime morirono per traumi a seguito dell'impatto della valanga e asfissia e non per ipotermia. Una delle vittime, in base all'analisi dei messaggi contenuti nel telefono cellulare, sarebbe tuttavia sopravvissuta per oltre 40 ore dopo la valanga. Le persone scampate alla valanga si trovavano fuori dall'albergo (2), le rimanenti estratte vive si trovavano tutte al piano terra dell'edificio: nella sala da biliardo (5 persone salvate il 20 gennaio) e nell'area del camino del bar (4 persone salvate la mattina del 21 gennaio), sono state ritrovate morte tutte quelle presenti in cucina (10), quelle nella zona hall bar (17) e 2 rinvenute nell'area del camino. Il numero delle vittime causate dal maltempo nell'area vide aggiungersi quello di sei persone, morte il 23 gennaio per la caduta di un elicottero di soccorso in montagna a Campo Felice, tra cui due dei soccorritori precedentemente impegnati a Rigopiano.

INCHIESTA GIUDIZIARIA. La magistratura, a mezzo della procura di Pescara, ha aperto un'inchiesta sull'accaduto per accertare eventuali responsabilità circa l'idoneità della struttura portante dell'albergo, il luogo della costruzione dell'edificio rispetto al rischio valanghe e il presunto ritardo dei soccorsi a partire dalle comunicazioni della tragedia. L'albergo, a seguito della ristrutturazione del 2007 con l'introduzione di un centro benessere, era stato al centro di una inchiesta per presunto reato di occupazione abusiva di suolo pubblico, ma gli indagati erano poi stati tutti assolti nel 2016 perché "il fatto non sussiste". Nel 1999 uno studio evidenziava che l'albergo sorgeva effettivamente in una zona a rischio, senza tuttavia che ciò abbia influito sui lavori di ristrutturazionee forse l'edificio stesso era stato costruito sui detriti di una precedente valanga del 1936. L'osservazione di alcune fotografie scattate negli anni 1945 e del 1954 con altre scattate negli anni 1975 e 1985 sembrano indicare, secondo alcuni osservatori, un rimboschimento di un'area precedentemente denudata del versante sinistro del canalone, confermando, secondo un geologo l'ipotesi una valanga avvenuta nel 1936 che avrebbe distrutto la copertura boschiva.

LA VIGNETTA DI CHARLIE HEBDO. Il giornale francese Charlie Hebdo pubblicò un articolo satirico sulla vicenda, suscitando forti polemiche in Italia. Il 22 gennaio 2017, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta annunciò l'intenzione di intraprendere atti legali contro la rivista, giudicando l'articolo come "ben oltre il cattivo gusto" ed offensivo in modo molto simile ad una precedente pubblicazione sul terremoto del centro Italia del 2016.

Redazione Independent

giovedì 18 gennaio 2018, 12:43

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