Il traffico illecito d'influenze

La tortuosa via del Ddl Anti-Corruzione: ce la farà ad approdare in Parlamento ed essere finalmente votato?

Il traffico illecito d'influenze

IL DDL ANTI-CORRUZIONE CE LA FARA'? Mario Monti è preoccupato per i ritardi nell'approvazione del decreto anti-corruzione. Forse, perché si sta rendendo conto di quello che accade in Italia in tema di corruzione: ruberie varie nelle regioni tra arresti eccellenti, gestione allegrissima dei rimborsi elettorali, tanti indagati e condannati nel parlamento ecc.. Il Premier, evidentemente diffidente, ha dichiarato «inerzia non scusabile sulla corruzione». Non meraviglia che Monti sia preoccupato perché è consapevole che le reazioni del Paese sarebbero incontrollabili, se il decreto non venisse approvato.

L'IMPORTANZA DELLA LEGGE. «La corruzione è una tassa sulle attività economiche del paese», rincara la Fornero. In questo contesto chi sembra in difficoltà è in Pdl che vorrebbe salvare capre e cavoli: cioè approvare si il decreto legge anticorruzione per paura delle ripercussioni elettorali, ma con le modifiche che ne vanificherebbero l'efficacia.
GLI EMENDAMENTI PDL IN COMMISSIONE. A tal proposito in commissione Giustizia  al Senato sono stati presentati dal Pdl alcuni emendamenti ad hoc: uno di essi, se approvato, modificherebbe il reato di concussione. «Se passasse sarebbero a rischio i processi in corso - hanno detto alcuni esponenti del centro sinistra - per una singolare coincidenza proprio Berlusconi è indagato di concussione nel cosidetto processo Ruby».
IL TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITO. Un altro emendamento riguarda il reato del traffico di influenze illecito che, secondo i magistrati, è la chiave di volta del provvedimento anticorruzione. Per accelerare l'approvazione del provedimento il governo ha recepito nel DL il contenuto del reato già previsto nel codice penale all'art 317 che prevede che sia punibile il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando delle sue qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a terzi, danaro o altra utilità. La pena prevista è la reclusione da 4 a 12 anni.  E' evidente come tale norma sia invisa ai lobbysti che temono di essere inquisiti per la loro attività. Naturalmente uno degli  emendamenti  proposti dal Pdl, se approvato svuoterà di contenuto la norma sul traffico illecito di influenze.
CHI VOTERA' IL DECRETO? Un altro scoglio, che trova forti resistenze (anche trasversali) in Parlamento, è rappresentato dalla volontà del Governo Monti di volere un Parlamento senza più condannati e liste pulite a tutti i livelli. Il Ministro della Giustizia Paola Severino vorrebbe inserire la norma sull'incandidabilità di tutti coloro che hanno avuto una condanna passata in giudicato per pene superiori a due anni, al più presto, in modo tale da essere operativa già dalle prossime elezioni della regione Lazio. Questa norma sarebbe applicabile anche ai Parlamentari europei oltre che ai candidati al Parlamento della Repubblica italiana. L'esperienza delle lungaggini relative all'approvazione della nuova legge elettorale, il cosidetto "porcellum", non fanno ben sperare circa la approvazione del DL tanto più che molti parlamentari hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia. Sono 100, secondo Il Fatto quotidiano, i condannati gli imputalti. gli indagati e i prescritti che siedono tra Montecitorio e Palazzo Madama. Toccherebbe a loro votare la legge anticorruzione. Qualche perplessità è d'obbligo.
Clemente Manzo
 

giovedì 04 ottobre 2012, 09:27

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