Il mestiere di scrivere in Italia

Per Freedom House la nostra nazione è agli ultimi posti per libertà di stampa. Dalla Toscana un modello per combattere la crisi dell'editoria: via la carta, contributi all'on line

Il mestiere di scrivere in Italia

PER FREEDOM HOUSE L'ITALIA E' UN PAESE SEMI LIBERO. E' noto che il nostro paese è tra gli ultimi della comunità europea per quanto riguarda la libertà di stampa, tant'è che Freedom House l'inserisce tra le nazioni semi libere, il che è inconcepibile per un paese a democrazia avanzata. Infatti la nostra costituzione dispone che la stampa non può essere sottoposta a censure né ad autorizzazioni preventive. Ci sono però diversi modi legali per condizionare pesantemente chi fa giornalismo specie se d'inchiesta. In Italia ancora vige la norma che prevede il carcere per la diffamazione a mezzo stampa in barba all'art. 21 della Costituzione. E' recente il caso del direttore de Il Giornale Sallusti condannato al carcere per aver diffamato un magistrato e per fortuna graziato dal presidente Napolitano. Il disegno di legge sulla diffamazione all'esame del parlamento ne prevede la cancellazione anche per i giornali on line, però non assicura la piena libera espressione di pensiero perché sia FI che lo stesso Pd non vogliono rinunciare a condizionare l'editoria.

LA CRISI DELL'EDITORIA IN ABRUZZO: IL TEMPO CHIUDE LE REDAZIONI. Ma la crisi dell'editoria tradizionale su carta stampata ha ragioni profonde e dipende, oltre che dalla mancanza di libertà, anche dall'irrompere sul mercato di un nuovo operatore: l'editore on-line. Per capire qual'è lo stato del pluralismo nell'informazione e della libertà di stampa si può prendere l'esempio dell'Abruzzo i cui cittadini hanno sempre meno fonti a cui attingere le informazioni per la chiusura, a partire dal 13 ottobre 2014, delle redazioni abruzzesi del TEMPO, lo storico quotidiano che da 60 anni è presente sul nostro territorio. Anche per il Messaggero, l'altra testata storica abruzzese, si teme la chiusura della redazione aquilana. Benché ci sarebbe molto da ridire sull'indipendenza delle due testate della politica locale, spiace sempre constatare che gli spazi di libera informazione si riducono sempre più. Il 15 settembre, si è tenuta una riunione sull'argomento nella sede del consiglio regionale di Pescara a cui hanno partecipato il presidente del consiglio regionale Di Pancrazio, il presidente dell'ordine dei giornalisti abruzzesi Pallotta e il segretario del sindacato dei giornalisti abruzzesi Farias. Per il presidente della regione l'eliminazione delle redazioni del Tempo e di quella aquilana del Messaggero, sono un pericolo per il pluralismo dell'informazione. Di Pancrazio intende organizzare, tramite il governatore D'Alfonso, un incontro con il sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti, un personaggio molto ascoltato dallo stesso presidente del consiglio. Di Pancrazio ha annunciato che intende organizzare per la fine dell'anno una sorta di stati generali dell'informazione in Abruzzo.

IL PASSAGGIO DELL'INFORMAZIONE AL DIGITALE SECONDO IL MODELLO DELA REGIONE TOSCANA. Vista la crisi conclamata ed irreversibile in cui versa l'editoria tradizionale in Abruzzo, l'iniziativa dovrebbe mettere al centro della discussione il finanziamento dei giornali diffusi a mezzo Web, e che non ricevono alcun contributo dallo stato a differenza dei giornali di partito e quelli a struttura societaria cooperativa ( l'Avvenire, Europa, Il Foglio, Italia Oggi, Il Manifesto, Famiglia Cristiana ecc.). Tra mille difficoltà la stampa on line rende un prezioso servizio pubblico, mentre la maggior parte della stampa italiana, tranne lodevoli eccezioni come quella de Il Fatto Quotidiano, è condizionata da gruppi imprenditoriali e finanziari i cui interessi poco hanno a che fare con l'editoria libera. Per questo motivo consigliamo al presidente Di Pancrazio di considerare principalmente coloro i quali, diffondendo notizie via Web svincolati per lo più dai centri di potere. Per l'Abruzzo il punto di riferimento potrebbe essere la regione Toscana, che ha stanziato ben 350.000 € a favore delle piccole e medie imprese che operano nell'editoria on-line. Il bando relativo, di prossima pubblicazione, riguarderà sia le nuove iniziative che quelle le imprese editoriali già esistenti e finanzierà anche a fondo perduto i costi di ammodernamento come quelli relativi all'ardware, al software ecc. L'iniziativa potrebbe essere fatta propria dalla nostra regione in quanto, come ha affermato Cristina Scaletti assessore alla cultura, al turismo e commercio della regione Toscana i finanziamenti possono considerarsi "come primo passo per agevolare il passaggio dell'informazione al digitale, così da permettere agli editori on-line di assorbire le professionalità giornalistiche attualmente in crisi di occupazione".

Clemente Manzo

mercoledì 17 settembre 2014, 16:17

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