Goodbye Italia

Scelte di Vita - La storia di un ragazzo pescarese che ha deciso di andare a vivere nel paradiso delle sole Vergini

Goodbye Italia

UNA VITA “SICURA” - Iniziamo da ciò che ha determinato questa “scelta di vita”: Ho insegnato chitarra, fatto piano bar, suonato qui e là, ho avuto un negozio di dischi. Chiusa la bella ma poco remunerativa esperienza con la musica, ho lavorato una decina d’anni in una ditta che mi garantiva uno stipendio alla fine del mese: contributi, ferie e tutto il pacchetto che fa
parte di un “lavoro sicuro”. L’unica cosa: niente di creativo, niente di stimolante! Iniziavo il lunedì sperando che la settimana passasse in fretta ed arrivasse il weekend. Questo per quasi 10 anni, intanto avevo degli amici che si erano trasferiti all’estero: chi ad Amburgo, chi a Londra, chi a Tokyo. Proprio dopo essere andato a trovare questo mio caro amico in Giappone ho realizzato
che viveva in un mondo totalmente diverso dal nostro, a confronto, la gran parte delle abitudini, costumi e modi di fare della nostra Italia, mi apparivano così “provinciali”, così distanti.

CAMBIARE VITA: L’INGLESE - Cominciai ad accarezzare l’idea di poter cambiare vita ma dovevo anche mettere in conto che non avevo più vent’anni per partire così all’avventura. Comunque mi è sempre piaciuto credere che se desideri veramente qualcosa le opportunità si creano da sole e non avendo ancora un’idea di dove andare e cosa fare ma sopratutto “se”
fare questo passo, continuai a fare la mia solita vita nella remota attesa di un segno dal destino. Una cosa che desideravo da tempo era fare un corso professionale d’inglese dato che è la chiave per comunicare con chiunque, in qualsiasi parte del mondo, così, insieme ad una mia collega, mi iscrissi ad una scuola di lingue sperando di avere un insegnante americano e non inglese in quanto gli USA sono sempre stati la mia passione, per cultura, per il fatto di essere la più grande civiltà multietnica, per la musica, il cinema, i libri e i fumetti. Con mia grande gioia, non solo l’insegnante era statunitense ma era anche una ragazza afroamericana che fino a qualche mese prima aveva abitato a New York. Iniziammo le lezioni; un paio di volte alla settimana, poco tempo ci scambiammo le email e una sera cominciammo a chattare via internet iniziando a conoscerci meglio. Fu cosi che mi mostrò il posto dove era nata: St.Thomas, una delle 3 isole americane delle Virgin Islands nei Caraibi. Non conoscendole, dopo una rapida ricerca su internet vidi che il posto era meraviglioso, una di quelle isole dove fantastichi di ritirarti se vinci il
superenalotto. La prima cosa che mi venne in mente di chiederle fu: “Sei nata in un paradiso terrestre, hai studiato negli States, abitavi nella Grande Mela che per me è la cità più
eccitante del mondo, ma come ti è venuto in mente di venire a Pescara”?
. Lei mi rispose che aveva avuto come una visione, che avrebbe dovuto lasciare ogni cosa, venire in Italia e dove avrebbe trovato la felicità. Ad ogni lezione ci raccontavamo cosa avevamo fatto nel weekend precedente, un giorno disse: “Perche non usciamo insieme qualche venerdì visto che voi siete gli studenti più grandi”. Cosi iniziammo ad uscire poi, durante la settimana, chattavamo via internet o via sms ed in breve tempo ci innamorammo. Dopo 5 mesi andammo a vivere insieme e qui realizzammo che venivamo da due culture completamente differenti.  Concha
incominciò a frequentare la mia famiglia ed i miei amici, finchè arrivò il momento di andare a conoscere la sue origini.

LA SCOPERTA DEL PARADISO - Arrivammo a St. Thomas di notte, dopo un viaggio di 12 ore di volo più uno stop di altre 3 ore a Miami e per la stanchezza ed il jet leg per il fuso orario, andammo direttamente a dormire. La mattina dopo al risveglio la sorpresa. Avevamo preso un residence sulla spiaggia e l’oceano si rivelò in tutta la sua bellezza. Amore a prima
vista, mi dissi: “Questo è il posto dove voglio vivere”. Nei giorni successive iniziai a scoprire l’isola:su tutta la costa ci sono residence, hotels, ristoranti, discoteche e luoghi turistici,
sulle colline abitano la maggior parte dei residenti. L’isola è grande come la nostra Pantelleria, è un insieme di culture e etnie differenti ed essendo un’isola americana convivono i grandi
franchising statunitensi con i piccoli negozi in costruzioni tradizionali caraibiche, il tacchino del tank giving insieme alle aragoste locali, Santa Claus con tanto di barba bianca che dona i regali in spiaggia. E’ un isola duty free, non si pagano le tasse paragonabili alla nostra iva, quindi è meta di shopping da parte di tutti i turisti che arrivano con le grandi navi da crociera, grandi come palazzi, ognuna ospita 3/4000 persone, gioielli, profumi e sigari sono gli articoli più acquistati. Puoi scegliere se andare a mangiare in un ristorante locale in terrazza, con un panorama che ti toglie il fiato, o mangiare del sushi giapponese sul molo, cibo messicano sulla marina o italiano in un ristorante di classe oppure  fancese, australiano, danese, cinese, jamaicano. tutto quello che
ti viene in mente o, se vuoi un qualcosa di più veloce, i classici fastfood come Mc Donald, Kentucky fried chicken, Hooters o Domino’s pizza. Non parliamo poi del Rum che è l’orgoglio della produzione locale in tutte le possibili varianti.

L’ASSENZA DI STRESS - La cosa che più mi colpì è l’assenza di quello stress di cui ero vittima in Italia, quel continuo correre, quell’affannarsi per arrivare non si sa dove. Ricordo la mattina sull’asse attrezzato, rimanevo morbosamente affascinato dalle espressioni degli automobilisti che, come me, si recavano al lavoro. Non una sola faccia rilassata, tutti con il viso tirato: quello che ti sorpassa a destra, il furbo sulla corsia d’emergenza, l’altro che salta tutta la fila per
infilarsi all’ultimo, chi suona il clacson e chi ti manda a quel paese. A St. Thomas e in tutte le isole Vergini, si cammina a 30/40 km/h, se arrivi da una strada secondaria e non hai la precedenza, si fermano e ti fanno passare. Quando è rosso tutti si fermano, quando qualcuno cammina sulle
strisce pedonali tutti si fermano, se il conducente della macchina avanti a te vede un amico per strada, si ferma, lo saluta, chiede come va e riparte, nessuno tenta di sorpassarlo, nessuno suona, nessuno impreca, tutti sorridono.  Il modo di portare la macchina di un popolo, la dice lunga in quanto a civiltà ed educazione. L’italiano medio pensa sempre di essere più furbo del’altro cercando la maniera di fregarlo. Sia ben chiaro che adoro l’Italia, sono orgoglioso di essere italiano e cerco sempre di evidenziare le nostre migliori qualità, ma gli italiani (Una buona metà per me) è quella che manda in malora la nostra nazione. Quando dico che sono italiano la maggior parte mi dice che adora l’arte italiana, che sogna di andare a vedere Roma o Venezia o Firenze, che amano la moda, il design, la cucina. Siamo visti come geni ma fannulloni, creativi ma inconcludenti. Divertenti ma inaffidabili. Io sono diplomato come Tecnico delle attività alberghiere, sono uno chef ed in passato ho lavorato in hotels ed avuto un ristorante. Ci
misi poco a realizzare che in un posto come questo gli chef, in special modo quelli italiani , sono
ricercatissimi, lavorano la metà che in Italia e sono pagati il doppio. Ripartimmo, a mio malincuore, dopo 2 settimane ma intanto si era insediato un tarlo nella mia mente, come sarebbe la nostra vita se vivessimo a St. Thomas e non a Pescara?

LA FAMIGLIA SI ALLARGA - Al ritorno riprendemmo la nostra vita di sempre ma iniziammo anche a pensare come sarebbe l’alternativa di cambiare tutto ed andare a vivere dall’altra parte del mondo. Devo dire che Concha adora l’Italia, più di me. Vede l’arte anche dove ce n’è veramente poca (Pescara), il cibo, il vino, l’olio d’oliva, tante cose che noi diamo per scontate per lei sono nuove e fantastiche. Il cambiare delle stagioni, la montagna, un caminetto, l’andare da
una città all’altra in poco tempo, il “calore” delle persone, sono tutte cose che l’affascinano.  Dopo averci pensato decidemmo che, piuttosto che avere rimpianti successivamente, dovevamo tentare. Non è facile lasciare il lavoro, la famiglia, gli amici, le abitudini e partire così, un pò inconsciamente però  ho sempre agito concentrandomi sull’obiettivo senza pensare troppo alle possibili conseguenze. Prenotammo i biglietti e ci concedemmo una settimana a Firenze dove Concha non era mai stata. Qui iniziò l’avventura: 6 giorni dopo che avevamo lasciato il lavoro,
scoprimmo che Concha era incinta. Ok, a 4/5 mesi si può viaggiare senza troppi problemi”, ci dissero. Dopo 2 settimane ebbe delle perdite, di corsa al’ospedale dove ci diedero la non proprio bella notizia; per non rischiare una rottura della sacca che contiene il feto, avrebbe dovuto passare la gravidanza a letto. Successivamente altre complicazioni la costrinsero ad essere ricoverata
all’ospedale. Qui un inferno: lei abituata agli ospedali americani si ritrovò in una stanza sporca, con altre 4 pazienti, qualche infermiera razzista, il problema della lingua, dottori che cambiavano ogni giorno ed ognuno con una teoria diversa. L’unica cosa positiva fu che la nostra ginecologa era ed è una dei dottori dell’ospedale e solo grazie a lei e a qualche intervento divino che Concha riuscì ad andare avanti con la gravidanza.

LA MERAVIGLIA DEALLA NATURA - Isabella Scarlett Josephine nacque prematura dopo appena 6 mesi e mezzo, pesava 1 Kg e 200 grammi, e passò i suoi primi due mesi in una incubatrice. Per problemi di carenza di personale potevamo vederla solo un ora e mezza al
giorno. Concha era distrutta, fisicamente, emotivamente, lasciare l’ospedale senza la sua bambina era una cosa innaturale, era come lasciare dentro una parte di sé. Grazie a tutto lo staff del reparto di neonatologia dell’Ospedale di Pescara, la nostra Bella arrivò a pesare poco più di di 2 kg e finalmente potè venire a casa, un grande traguardo ma per mesi ebbe bisogno di cure ed attenzioni particolari. Comunque giorno dopo giorno diventava più grande e più forte. I
dottori dissero che a 5 mesi avrebbe potuto affrontare il viaggio per andare nelle Isole Vergini, facendo un paio di soste. Così lo scorso dicembre, con la neve, lasciammo Pescara, senza quasi salutare nessuno, temendo che qualcos’altro potesse trattenerci ancora.

LA NUOVA VITA - Inizia così la nostra nuova vita, quello che abbiamo passato con la nostra bambina ci fa vedere le cose in una prospettiva nuova, ci fa capire meglio il valore di alcune cose e la futilità di altre. La nostra Isabella Scarlett è una guerriera nata, così piccola ed ha già iniziato a
lottare da appena nata per aggiudicarsi il suo spazio nella mondo.  Poco dopo il nostro arrivo ci siamo sposati, siamo entrati nello stile di vita dell’isola, più rilassato, meno finto. Mia moglie ha iniziato a lavorare presso un grande tour operator. Intanto, essendo sposato con una Americana, ho richiesto ed ottenuto la mia Green Card, anche se ci sono voluti 8 mesi. In questo periodo mi sono goduto la nostra Isabella che nel frattempo è cresciuta ed è diventata più grande della media dei bambini della sua età. Vivendo a ridosso della spiaggia, ogni giorno ci facciamo la nostra passaggiata sulla riva, godendoci la spiaggia e l’oceano, assaporando un senso di libertà
indescrivibile. Ora abbiamo già ottenuto la licenza come tour operator e agenzia, la nostra compagnia si chiama Italia-Caraibi tour ed inizieremo nel 2013, nel frattempo sto facendo lo chef organizzando catering a domicilio e presto inizierò a collaborare anche con un ristorante
italiano che aprirà nel nuovo anno. E’ interessante e sfizioso mixare la tradizione culinaria italiana con gli ingredienti ed i sapori locali. Preparo ravioli ripieni di aragosta, gnocchi al pomodoro fatti con patate dolci, le bistecche di angus con salsa al miele e all’aceto balsamico, le pappardelle al
ragu di polpa di granchio o la crostata con marmellata di guava. Due cose mi mancano dell’Italia: la prima sono la mia famiglia e gli amici e la seconda sono gli ARROSTICINI!!!! Ho provato a comprare la carne, a prepararli qui ma il sapore non e? lo stesso, è l’unica cosa che non riesco a riprodurre qui nei Caraibi.

Giorgio Mandolesi 

martedì 20 dicembre 2011, 20:05

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