Gli italiani, benzina per le industrie tedesche

L’emigrazione italiana è ancora oggi un fenomeno attualissimo

Gli italiani, benzina per le industrie tedesche

GLI ITALIANI, BENZINA PER LE INDUSTRIE TEDESCHE. E’ impossibile negare l’evidenza: l’emigrazione italiana è ancora oggi un fenomeno attualissimo. Sarebbero, infatti, circa quattro milioni gli italiani attualmente residenti all’estero e, più di due milioni di loro hanno meno di 35 anni. Più di un quarto dei due milioni totali farebbero parte di questa nuova e giovane emigrazione elitaria. Gli emigrati in questione sono giovani laureati, altamente qualificati ed in cerca di un lavoro che rispecchi le loro aspettative nei confronti di un futuro prossimo, il loro profilo professionale e, non di meno, una paga adeguata. A distanza di cinque anni dalla laurea, 52 laureati occupati all’estero su 100 ritengono impensabile e infattibile un eventuale ritorno in patria. Anche i dati Istat sostengono questa nuova tendenza dei giovani italiani istruiti e con profili altamente specializzati emigranti all’estero, certificando come l’Italia continui ad esportare giovani competenti e con formazioni specializzate. In base all’elaborazione dei dati del 2012, l’Istat è stato in grado di quantificare in 9000 unità il numero complessivo di giovani fuggiti all’estero solamente nel corso del 2012. Numeri che hanno preannunciato una crescita della fuga dei cervelli made in Italy degli ultimissimi anni. La massima concentrazione dei giovani laureati si registra principalmente in Europa: Regno Unito, Francia e soprattutto Germania. Secondo un recente rapporto dell’Ocse, la Germania ad oggi è il paese in Europa che ha accolto il maggior numero di nostri connazionali emigrati dall’Italia. In modo particolare Berlino, con le sue numerose start up, ha esercitato una fortissima attrattiva sui giovani italiani in cerca di nuove opportunità di lavoro e di concrete sicurezze in termini di professionalizzazione e di esperienze lavorative.  A Berlino le start up, che si occupano principalmente del settore digitale e informatico, sono aziende giovani, come GoEuro, applicazione che permette di paragonare i prezzi e le soluzioni di trasporto per viaggiare nella maniera più conveniente e pianificata in Europa. GoEuro nasce nel 2012, in seguito a un’idea di un giovane appena arrivato nella capitale dagli Stati Uniti, dove aveva appena terminato gli studi ad Harvard. Naren Shaam arriva a Berlino e, proprio qui, trova numerose difficoltà negli spostamenti principalmente a causa della diversità della lingua e della difficoltà comunicativa che si presentava continuamente. Nasce così GoEuro, cioè da un’idea brillante e dal colpo di genio di un giovane, che ebbe la fortuna di essere arrivato al posto giusto al momento giusto. Nel corso di due anni, ha ricevuto finanziamenti milionari da parte di svariati colossi del settore dei finanziamenti e prevede di espandere ulteriormente il proprio mercato nei prossimi mesi. Francesco Laddomada, invece, ha 25 anni e viene da Cagliari, ma vive a Berlino, dove è CTO e co-fondatore di Photocircle, una app che permette di comprare e vendere fotografie. Al momento dell’acquisto delle fotografie, l’acquirente contribuisce ad opere di carità. Parte degli introiti ricavati dalle vendite, vengono, infatti, devoluti ad organizzazioni umanitarie locali che hanno sede nei luoghi fotografati. Nonostante le difficoltà che non tardano a presentarsi e a persistere, Laddomada afferma che Berlino è una città che ti apre gli occhi. Non solo la capitale è in grado di aprire gli occhi, ma ha aperto le porte anche ad altri numerosi giovani come ad esempio Davide Pettenuzzo, padovano di 31 anni, trasferitosi a Berlino 4 anni fa per un internship. Dopo un anno e mezzo Pettenuzzo è diventato Country Manager per l’Italia presso la stessa agenzia. Oggi osserva come la sua vita sia cambiata nel giro di pochissimi anni. A Berlino, dunque, tutto cambia alla velocità della luce e le idee trovano un terreno assai fertile nel quale fiorire e crescere. Sin dal primo giorno le nuove aziende berlinesi danno un’opportunità, che in Italia, invece, tarda ad arrivare. Questo ritardo, però, non fa che spingere a fiorire altrove i nostri semi migliori per il futuro.

Redazione Independet

lunedì 20 ottobre 2014, 10:58

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