Fuori di chat

La comunicazione è il collante sociale che costruisce ogni rapporto umano, senza questa siamo solo entità che si scontrano e si allontanano. Ma nella realtà è quello che leggi su www.fuoridichat.it

Fuori di chat

FUORI DI CHAT. L’attività che coinvolge maggiormente ogni individuo è la conversazione scritta: talvolta sintetizzata all’estremo, in altri casi dilazionata come una serie che stenta a rivelarsi, sbadatamente digitata senza troppa cura e frettolosamente inviata. La conversazione scritta è il modo con il quale si svolgono la maggior parte delle conversazioni umane: messaggi, chat, e-mail o commenti sui social network. L’obiettivo di un messaggio privato, così come un commento a un post, è trasmettere il pensiero, condurre un contenuto da una mente a una o più menti; per farlo abbiamo mezzi rapidissimi, cablaggi efficienti, fibre rapidissime, ma fin troppo spesso il contenuto del pensiero arriva corrotto, danneggiato, parziale o totalmente privo di sostanza e di forma. La semplificazione dei messaggi in cui la la lettera “K” non equivale al potassio come vorrebbe la tavola periodica, ma all’impropria e discutibile sostituzione di “C” o “Ch”. Le “X” e “+” svolgono una differente funzione di un notevole tipo di conversazioni che includeranno tantissimi “nn” ovvero nomen nescio (figli di padre ignoto). Parole appese a punti di sospensione abusivi piantati a forza nella conversazione senza alcuna logica, filari degli stessi puntini se ne trovano alla fine di ogni messaggio e vorrebbero essere, solo per volontà di chi scrive, una sorta di supplica affinché l’altro risponda. Supplenti involontari di virgole ingiustificatamente assenti. Per risparmiare tempo ci si ritrova anche domande senza punto interrogativo, dove sta al ricevente la decisione se considerare oppure no, il messaggio come quesito. Espressioni grammaticali in cui le “H”, gli accenti e gli apostrofi escono umiliate e sconfitte da una feroce ignoranza. Come cavatappi o pentole, le persone assumono nei messaggi ruolo e grammatica di oggetti, nessuna distinzione o differente valore: Mario, Giulia, Pietro e Paolo; sono strumenti per raggiungere uno scopo, semplici sostantivi differenziati dalla professione. Il progressivo impoverimento lessicale dei termini lascia ampi spazi in cui collocare tondeggiati simboli con l’itterizia; rappresentazioni universali di stati d’animo che per quantità dovrebbero anche determinare la qualità, come le stelle sulla guida Michelin. La responsabilità non è soltanto di media sempre più sbrigativi, di scarse proprietà di linguaggio, di social network che invocano celeri repliche; la colpa è anche di chi con altrettanta fretta legge e replica senza evidenziare o correggere l’errore. Ognuno di noi teme in qualche modo il giudizio altrui: si provi a pensare a come ci si possa sentire accorgendosi di aver indossato un paio di pantaloni con una visibile macchia scura sul sedere. Difficile notare una macchia, ma le persone che abbiamo incontrato: colleghi, parenti, sconosciuti o amici; possono decidere se far notare il pregiudizio che può far insorgere tale macchia, ma è solo in virtù della benevolenza di chi lo fa notare che sarà possibile non arrivare a sera per conoscere l’imbarazzante entità della figura marrone che ha pregiudicato la giornata. La finalita di “Fuori di chat” è raccogliere e rendere evidente le profonde lacune della comunicazione, e per farlo ha iniziato dalle chat dating, dove lo scopo primario è proprio cercare un soggetto con il quale relazionarsi, in cui la volontà di apparire al meglio dovrebbe essere di primaria importanza, seconda solamente alle più elementari norme di educazione. Quel che ne risulta è l’esatto opposto, in moltissimi casi, i risvolti sono esilaranti. La comunicazione è il collante sociale che costruisce ogni rapporto umano, senza questa siamo solo entità che si scontrano e si allontanano, isotopi instabili indipendentemente dalla massa.

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N.O.

martedì 06 novembre 2018, 22:57

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