Fine vita, una battaglia per la dignità

E’ in discussione al Senato la legge sul biotestamento, già approvata dalla Camera. Adesso sarà esaminata il 14 dicembre, e si prevede una battaglia su questo argomento purtroppo controverso

Fine vita, una battaglia per la dignità

FINE VITA, UNA BATTAGLIA PER LA DIGNITA'. E’ in discussione al Senato la legge sul biotestamento, già approvata dalla Camera. La legge sarà esaminata il 14 dicembre, e si prevede una battaglia. I partiti che tradizionalmente si sono sempre mostrati restii ad ampliare il campo dei diritti civili tutelabili dall’ordinamento, hanno infatti depositato un numero imbarazzante di emendamenti, con l’unico scopo di impedirne l’approvazione o di annacquarne il contenuto. Ma cosa prevede la legge, e come mai la politica ritiene questo argomento tanto controverso? Per rispondere bisogna tornare indietro a 9 anni fa, quando dopo anni di battaglie giudiziarie e ben 16 sentenze, si autorizzò la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione forzata di Eluana Englaro, giovane donna che aveva trascorso gli ultimi diciassette anni della sua vita in uno stato vegetativo permanente ed irreversibile. Era stata la stessa Eluana Englaro, prima dell’incidente che le cambiò la vita, a confidare ai genitori, ripetutamente, di non accettare che nei suoi confronti venissero praticate terapie aventi l’unico scopo di prolungare una vita che lei stessa non considerava degna di essere vissuta.

E’ imbarazzante ripercorrere la lotta consumata all’interno del Parlamento per impedire che la sentenze emesse dal terzo potere dello stato fossero applicate, ma senza dubbio, il dolore di quel padre esemplare, ingiustamente accusato di volersi togliere “un peso”, ha portato moltissimi italiani a riflettere su cosa fosse l’accanimento terapeutico, e sul ruolo della volontà del malato.

Il caso di questa bellissima ragazza scosse le coscienze ancor più rispetto a quanto era accaduto solo tre anni prima con il caso Welby.

Piergiorgio Welby era affetto da una distrofia muscolare progressiva che gli impedì prima di camminare poi di parlare e di muoversi, relegandolo immobile su un letto. Durante il suo calvario chiese innumerevoli volte che venisse interrotta la ventilazione artificiale che sosteneva le sue funzioni vitali. Le sue richieste furono accolte il 23 dicembre 2006, quando dopo essere stato sedato, il Dott. Mario Riccio, anestesista, gli staccò il respiratore. A causa della sua scelta, a Piergiorgio Welby venne negato il funerale religioso.

Nonostante si fosse avvertita la necessità di disciplinare la materia del fine vita, del testamento biologico ed anche dell’eutanasia, nulla è stato fatto, da allora, a livello legislativo. La recente vicenda di Fabiano Antoniani, Dj Fabo, tetraplegico e cieco a causa di un incidente del 2014, ma con piena lucidità mentale e senso del dolore, ha dato nuova linfa al dibattito su queste problematiche.

Attualmente, è pendente il processo per istigazione o aiuto al suicidio a Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni che aiutò il quarantenne milanese a prendere contatto ed a raggiungere la Associazione svizzera Dignitas, che ha consentito al ragazzo di poter mettere fine ad una vita da lui definita insopportabile.

La stessa Chiesa cattolica sta mutando la propria valutazione in merito all’accanimento terapeutico. Il mese scorso, Papa Francesco in un messaggio inviato al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha affermato che “gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

I tempi sono maturi, quindi, per dotare anche il nostro paese di una legge che affronti e disciplini questi argomenti. Il disegno di legge non si occupa di eutanasia, ma affronta questi temi individuando quale fulcro il “consenso informato”. Pertanto, prevede che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o continuato senza il consenso informato della persona interessata.

Quest’ultima ha infatti diritto ad essere informata in modo completo della diagnosi, della prognosi, nonché dei rischi e benefici e i rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari proposti, le possibili alternative e le conseguenze delleventuale rifiuto del trattamento.

I sanitari devono, inoltre, astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati.

Inoltre, la nutrizione ed idratazione artificiale vengono considerati “trattamenti sanitari”, rendendone così possibile la sospensione o il rifiuto.

Allo stesso tempo si stabilisce che sia garantita sempre la terapia del dolor anche in caso di rifiuto di un trattamento sanitario. Il testo all’esame del Senato prevede, inoltre, la possibilità di redigere, seguendo precise formalità, delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT), rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, in cui chiunque possa indicare le proprie preferenze in materia di trattamenti sanitari, individuando anche un proprio rappresentante incaricato di gestire i rapporti i con i medici e le strutture sanitarie.

Attendiamo pertanto l’esito del voto del Senato, sperando che i nostri parlamentari dimostrino di possedere la stessa pietas che, stamattina, ha fatto commuovere fino alle lacrime il pm incaricato dell’accusa nel processo a Marco Cappato.

Silvia Cipolloni

mercoledì 13 dicembre 2017, 17:34

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