Due fratelli, stesso destino?

Massimo e Angelo Ciarelli sotto processo per omicidio volontario ma la difesa punta su strategie diverse

Due fratelli, stesso destino?

CIARELLI ACCUSATI DI OMICIDIO VOLONTARIO, LA VERITA' ENTRO SETTEMBRE? La verità giudiziaria per i fratelli rom Massimo (28) e Angelo Ciarelli (36) accusati di omicidio volontario per i delitti di Domenico Rigante, avvenuto lo scorso 1 maggio, e Tommaso Cagnetta, per i fatti del 2 luglio 2012, probabilmente potrebbe arrivare entro la fine dell'estate, al massimo a settembre. Nel caso di Massimo bisognerà prima attendere l'esito della Cassazione, che deciderà entro due mesi sull'istanza di spostamento del processo da Pescara per ragioni di sicurezza, mentre per la vicenda di Angelo il rito ordinario in Corte d'Assise a Chieti dovrebbe concludersi in poche udienze. La difesa in entrambe le circostanze è affidata all'avvocato pugliese Franco Metta, ma per l'omicidio del 24enne ultrà l'accusato, Massimo Ciarelli, ha chiesto anche l'assistenza del noto legale romano Carlo Taormina.

STESSA ACCUSA MA PROCESSI DIVERSI, FATTI DIVERSI, STRATEGI DIVERSE. E' vero che si tratta di due processi completamente diversi ma quello che appare evidente è la strategia della difesa, appunto affidata al medesimo legale. Per quanto riguarda la vicenda dell'omicidio del "Gemellone", l'ultrà 24 enne freddato con un colpo di pistola al fianco dentro la sua casa in via Polacchi, l'avvocato Franco Metta ha chiesto il rito abbreviato. Questo significa che, in caso di condanna, il principale imputato, Massimo Ciarelli, eviterà la pena massima prevista dal codice penale, l'ergastolo. Ciarelli potrebbe rischiare una pena massima di 30 anni e nella migliore delle ipotesi - sempre qualora venisse riconosciuto colpevole delle accuse a lui ascritte - prendere anche 18 anni se il reato venisse derubricato da omicidio volontario a preterintenzionale: cioè senza l'intenzione di uccidere. Nel caso del delitto al "Ferro di Cavallo", invece, la partita è ben più complessa. La procura ritiene di avere prove a sufficienza per dimostrate che Angelo Ciarelli era nel luogo del delitto, era armato ed ha sparato con l'intenzione di uccidere Tommaso Cagnetta, mentre la difesa punta sull'assoluzione perchè "estraneo ai fatti".  L'ultima parola, come sempre, spetterà ai giudici quelli di Chieti, nel caso di Angelo Ciarelli, e forse Gianluca Sarandrea, del Tribunale di Pescara, se la Cassazione respingerà l'istanza dell'avvocato Taormina che "non si sente sicuro" per le minacce subite lo scorso 16 aprile.

Marco Beef

giovedì 09 maggio 2013, 12:25

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